venerdì 16 novembre 2018

Bambole per il sesso, un bordello dove perdere se stessi

L’apertura a Torino della casa d’appuntamento con bambole per fare sesso.
Una gran pena davanti all’immagine di donnine in silicone in attesa di clienti. E due domande: cos’è, cosa diventa, l’idea di donna… e cos’è un uomo, che idea ha di sé…
La reificazione della donna, fra orrore e consumismo.
E quale immagine di sé può restituire lo sguardo immoto di questi simulacri di donna? Solo il precipizio del vuoto nel quale si perde se stessi.

Bambole da bordello

Bambole per il sesso
Come trovare le parole per una notizia che stordisce e inquieta… leggendo dell’apertura questa settimana a Torino di una casa d’appuntamenti con sex doll… bambole del sesso…
Provando a superare l’afasia…
Siete già andati a sbirciare, forse… belle, morbide, acconciate nelle pose dell’invito… Ho letto che fra quei simulacri di donne c’è anche una bambola-donna incinta, una bambola-bambina, persino, una dalle fattezze d’uomo… Ho letto che ci sono già prenotazioni per quattro mesi, e non solo uomini…
Facendo lo sforzo di continuare a guardare, nelle immagini e nei video pubblicitari, quelle donnine in silicone immobili nell’attesa su divani e letti, in attesa di tutto quello che potete immaginare, e l’oltre che si fa fatica anche solo a pensare… ho provato una gran pena. Intanto, sì, per loro, quelle bambole di donne, per la violenza del penoso uso cui sono destinate… E poi, per tutto quello che significa, una gran pena per tutti noi. Donne e uomini…
Provando a fare ordine fra le tante domande… che, a pensarci bene, davanti a questa storia, si riassumono in due sole: cos’è, cosa diventa, l’idea di donna… e cos’è un uomo, che idea ha di sé…

L’idea di donna
L’ultimo passo si è dunque compiuto, nel cammino che mai si è fermato di quell’idea della riduzione della donna a cosa in mani d’altri. Se adesso ha anche un suo “tempio”, dove la donna diventa così oggetto che più oggetto non si può. Con la benedizione dei “sacerdoti” di quella sorta di zona franca del sesso che è la casa di bambole più trista che riesca immaginare…
Bambole. E’ possibile anche acquistarne, leggo, a un prezzo che arriva fino ai duemila euro.
A guardarle bene, sembrano l’evoluzione definitiva di quella Barbie che Patrizia Carrano aveva definito non più bambola, ma “marionetta”, “una nuova figura della commedia dell’arte dei consumi”. E, ora, quali consumi…
A margine, tanto per sgombrare il campo da ipocrisie… C’è chi ha detto che “frequentare” sex doll è un modo per sfogare istinti, anche i peggiori, che altrimenti si sfogherebbero su vittime in carne e ossa e sangue… Ma se l’idea di donna è quella di “cosa” su cui sfogare istinti, questo è solo un modo, credo, per riconoscerla lecita, autorizzarla, alimentarla infine, quest’idea di donna reificata…
Ancora. C’è chi ha detto che “un vero bacino di utenza e di utilità sociale è chi soffre di malattie, i disabili, chi non può avere rapporti sessuali”. Avvilente ipocrisia… in altri paesi, che non confondono la prostituzione con l’assistenza sessuale per disabili, si sa che questa è tutt’altra cosa, passa per il rispetto delle persone, non dimentica l’umanità delle relazioni e la sensibilità di ognuno, ed è regolamentata per legge… cosa di cui (apriti cielo) in Italia neanche si riesce a parlare…
Torniamo all’idea di donna…
“Gli uomini hanno paura che le donne ridano di loro” (citazione attribuita alla scrittrice Margaret Atwood, ricordata in un articolo di Internazionale, proprio questa settimana). Tremenda offesa, la risata, che può scatenare nell’uomo risposte violente. E “le donne hanno paura che gli uomini le uccidano”.
Meglio, sì, meglio quel simulacro di donna che calza così bene con i propri desideri, così silenziosa, così sottomessa, che mai riderà dell’uomo che ha davanti… Ma un simulacro è cosa ambigua e pericolosa. Vien da pensare alle bambole usate nei riti di magia nera. Da colpire a morte pensando alla morte d’altri. E chi credete che l’uomo violenti e uccida attraverso quel corpo immoto?

Cos’è un uomo
L’altra domanda. Cos’è un uomo che ha bisogno di una bambola-donna, oggetto da pensare di “amare”, o violentare, o comunque usare…
Un amico, al quale ponevo la domanda, mi ha risposto: “E’ una persona che ha perso definitivamente il rapporto con la realtà”.
Probabilmente… ma non solo, penso. E’ l’ancor più grave perdita del rapporto con se stessi, che attraverso l’altro passa. E’ la perdita del senso dell’umano.
La bambola “nel suo essere creatura immota, fredda, senza vita, nel suo guardare sempre avanti con uno sguardo che è insieme cieco e veggente, è una creatura vitalissima”, tornando a quello che ha scritto Patrizia Carrano. “Una creatura realizzata con la materia di cui sono fatti i sogni”.
Sogno terribile quello di cui sono fatte queste bambole da bordello…
E cos’è, cosa sente di essere una persona che bussa a quella casa?
Noi siamo quello che vediamo negli occhi di chi ci guarda, siamo l’immagine di noi che ci restituisce lo sguardo dell’altro…
E quale immagine di sé può restituire lo sguardo immoto di questi simulacri? Solo il precipizio del vuoto nel quale si perde se stessi.
Con un dubbio. Ma non siamo anche noi (noi del “secondo sesso”) ad assecondare complici quest’idea malata (e di consumo), con l’esasperata ricerca dell’eterna giovinezza dei tratti… con i risultati che vediamo tutt’intorno, quando non raccapriccianti, sempre più simili, diciamo la verità, a questi volti immoti di silicone…

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