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venerdì 6 Dicembre 2019

Baghdad-Bassora quasi guerra civile tra sciiti

Non solo Idlib e la Siria: proprio non c’è pace in Medio Oriente. Scoppiati violenti scontri fratricidi a Baghdad e a Bassora
-La grave crisi economica attribuita dalla popolazione alla crescente influenza degli ayatollah sul governo centrale.
-Anche in Libano si profila una frattura Hezbollah-Iran.

Bassora in fiamme

Baghdad-Bassora quasi guerra civile tra sciiti. Rivolta a Bassora, la più importante città nel Sud dell’Iraq, due milioni di abitanti, 90 per cento sciiti. Ieri sera i dimostranti hanno dato l’assalto ai palazzi governativi, alla casa del governatore, alla tv di Stato Al-Iraqiya, e alle sede dei principali partiti, di governo e di opposizione. Bassora è il principale porto per l’importazione di beni di consumo, ma lo scalo è ora bloccato. Il porto petrolifero, da dove passa l’85 per cento dell’export di greggio iracheno, è per ora ancora in funzione. La rivolta cominciata a luglio è riesplosa ora più forte di prima all’inizio di settembre contro le pessime condizioni di vita. La città è al centro dei più importanti giacimenti petroliferi ma non riceve servizi adeguati. La disoccupazione è più alta che nel resto del Paese. I dimostranti chiedono che una parte degli introiti petroliferi siano lasciati alla provincia di Bassora, come già è previsto nel Kurdistan autonomo.

Tattica o strategia

Abbiamo più volte sottolineato come nella diplomazia contemporanea spesso vengano confuse tattica e strategia. E quello che sta succedendo in questo momento nel Medio Oriente lo dimostra. Basta muovere le tessere del mosaico, pensando di aggiustare un conflitto regionale, che subito si muovono tutte le altre, facendo ballare (e sballare) qualsiasi scenario o previsione. É l’evoluzione logica di relazioni internazionali che non riescono a governare le crisi e che, anzi, finiscono col saldarle tra di loro, dando vita a quelle che possono essere definite “macro-aree di crisi”.
Il programmato attacco nel nord-ovest della Siria contro Idlib, per chiudere la partita con le ultime forze ribelli rimaste, sta provocando una serie di sommovimenti che toccano anche teatri diversi, come l’Irak e il Libano. La notizia più sensazionale, infatti, in queste ore arriva da Bassora, nel sud dell’Irak, dove le milizie sciite locali si sono rivoltate contro i loro (ex) patrons iraniani. L’insurrezione avrebbe contagiato anche la capitale, Baghdad, con scambi di colpi di mortaio e conseguente coprifuoco. Situazione confusa, quindi, per usare un eufemismo.

Effetto domino, Usa, Iran, Iraq

O, per essere più chiari, l’ennesimo giro di valzer, che rende quasi impossibile delineare scenari realistici nel Medio Oriente. Fonti (superaffidabili) del Mossad e dello Shin-Bet (i servizi segreti d’Israele) parlano di scenari apocalittici nel sud dell’Irak, nello Shatt-al-Arab, dove Tigri ed Eufreate si ricongiungono. Il Paese sarebbe sull’orlo di una guerra civile fra sciiti, con l’aeroporto internazionale di Bassora bombardato dai razzi e il terminal petrolifero di Umm Qasr caduto nelle mani dei rivoltosi.
Alle origini di quella che appare una vera e propria sollevazione popolare c’è la difficile situazione economica irakena e il drammatico calo della qualità della vita. Di cui molti civili cominciano ad accusare gli iraniani, che influenzerebbero negativamente e con arroganza le scelte del governo di Baghdad. Famoso l’episodio di questa estate, quando le milizie degli ayatollah tagliarono l’elettricità a Bassora, perchè gli irakeni non pagavano le bollette. La conseguente mancanza di aria condizionata e acqua, con una canicola di quasi 50 gradi, ammazzò un bel po’ di persone e mandò su tutte le furie il resto dei cittadini.

Iraniani ed Hezbollah

A corroborare il quadro negativo per Teheran c’è un’altra novella. Tra il proconsole degli ayatollah in Siria (il generale Qassam Soleimani) e il leader di Hezbollah (sceicco Nasrallah) non corre più buon sangue. Pare che oltre 5 mila miliziani sciiti libanesi siano stati ritirati dal teatro siriano, per tornarsene alle basi di partenza nella Bekaa, a un tiro di schioppo dal fiume Litani e dal Golan. La mossa ha allarmato lo Stato maggiore israeliano. Per ovvi motivi. E per gli stessi motivi è già partito da Gerusalemme un avviso ai naviganti (sciiti): non pensiate di sfruttare il rischieramento per farvi venire idee strane contro di noi. Siamo pronti a rispondere. Last but not least c’è la patata bollente di Idlib.
Venerdì scorso a Teheran si sono incontrati Russia, Iran e Turchia per stabilire il da farsi, mentre dall’altro lato Stati Uniti e Israele si consultavano, preoccupati della piega che stanno prendendo gli avvenimenti. Si tratta di questo: l’assalto finale alla roccaforte ribelle consentirà di chiudere la guerra civile siriana con un marchio che sembra sempre più di natura russo-sciita. E gli altri? Gli Stati Uniti dopo avere speso un sacco e una sporta di dollari nella regione e avere sparso sangue a iosa non ci stanno a veder trionfare Putin, che conquistando Idlib metterebbe il suo marchio finale sulla crisi.

Israele sempre in mezzo

Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, il summit di Teheran si è risolto con un nulla di fatto. Erdogan ha cercato di frenare, per non esporre il suo Paese al prevedibile esodo di massa dei profughi siriani che saranno generati dall’ultima battaglia. Si ipotizza infatti l’arrivo in Turchia di una massa tra 800 mila e un milione di migranti in fuga dalla guerra. Numeri che non potrebbero, nell’immediato futuro, non avere pesanti ripercussioni anche sul Mediterraneo. Ma gli ayatollah e il Cremlino sentono odore di vittoria. E non demordono, tanto che i pesanti bombardamenti russi sono già cominciati.
Dall’altro lato e sottobanco, Israele e Usa lanciano minacciosi avvertimenti. A cui si è aggiunta pure la Francia, Paese sempre in cerca di petrolio a buon prezzo e che applica costantemente la massima dei pokeristi: “Piatto ricco, mi ci ficco”. Messa così, la situazione appare più chiara, e il meglio che ti pare ha la rogna. La fine della guerra si avvicina ed è cominciata, altrettanto sanguinosa, la rissa per spartirsi i pani e i pesci. Occhio, però, Perché a tendere troppo la corda, si finisce per romperla. E i tiratori potrebbero ritrovarsi con le terga per terra.

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