domenica 21 ottobre 2018

Ancora ‘Françafrique’

‘Françafrique’, con la Francia di Macron accusata di perpetuare disegni egemonici sul suo impero coloniale dopo lo sciagurato intervento del 2011 in Libia
-Giovanni Punzo dal 14 giugno 1830 a Sidi Feruch in Algeria

Charles de Gaulle

Ancora ‘Françafrique’, dagli anni ’50, col generale a tentare di frenare la discesa della Francia da potenza mondiale a periferia nel nuovo ordine post-bellico. Fu l’arma atomica e il neocolonialismo economico per l’Africa. Da allora, omicidi politici, colpi di Stato, sostegno a dittature militari e conflitti inter-etnici, pur di ‘Françafrique’. Obiettivo, contenimento delle spinte anticoloniali di liberazione nazionale .
40 interventi militari diretti a difendere regimi filo-francesi, democratici o dittatoriali, e aiuti ai ribelli a rovesciare regimi ostili. Storie truci a colpire ai mostri sacri del fronte nazionalista africano Thomas Sankara e Patrice Lumumba. Insieme all’intervento in Libia del 2011, la guerra del Biafra rappresenta uno dei capitoli più cupi della storia della Françafrique.
La caduta di Gheddafi ha prodotto non soltanto la ri-tribalizzazione della Libia, ma anche il ridimensionamento della posizione geopolitica dell’Italia nel Mediterraneo e in Nord Africa.

Prima fu l’Algeria

di Giovanni Punzo
Il 14 giugno 1830 a Sidi Feruch (oggi chiamato dagli algerini Sidi Fredj) sbarcò un contingente francese forte di quarantamila uomini trasportati da più di trecento navi. Il governo di Parigi, retto all’epoca da Jules de Polignac in nome di re Carlo X, ultimo dei Borboni di Francia, aveva deciso di farla finita una volta per tutte con i pirati barbareschi che trovavano rifugio sulle coste algerine. Dall’altra parte però il bey di Algeri Husayn III, che governava la città in nome del sultano ottomano, aveva invece un motivo preciso per proteggerli specialmente quando razziavano navi francesi: reclamava il pagamento di una fornitura di derrate alimentari all’esercito di Napoleone Bonaparte all’epoca dell’impresa d’Egitto e per questo insoluto dal 1799. Quando nel corso delle laboriose trattative per il saldo del debito Husayn, spazientito dai cavilli argomentati, scagliò il suo ventaglio verso l’ambasciatore francese, fu il casus belli. Del resto lo stesso Carlo X, che poco dopo sarebbe stato cacciato dal trono a furor di popolo nel corso della ‘rivoluzione di luglio’, sperava anche di risollevare la propria popolarità con una vittoria militare, ma le cose andarono diversamente.

Trent’anni di rivolte in Algeria

Caduto Carlo X e salito al trono al suo posto Luigi Filippo d’Orleans, la guerra continuò comunque anche quando la rivoluzione del 1848 lo rovesciò a sua volta e continuò sotto la repubblica e il Secondo Impero. Solo nel 1858 l’Algeria si poté definire ‘pacificata’, ma da quel lontano 1830 erano trascorsi quasi trent’anni e nel 1871, approfittando del fatto che la Francia era stata sconfitta dalla Prussia, scoppiò l’ultima grande rivolta in Algeria. Nel frattempo l’influenza francese si estese, sia come protettorati sia come colonie amministrate in prima persona su tutto il continente africano: dal xviii secolo la Francia si era già insediata infatti sulla costa del Senegal sulla sponda atlantica e nelle Isole della Reunion vicino al Madagascar sul lato dell’oceano Indiano, ma alla fine dell’Ottocento i possedimenti coloniali francesi comprendevano l’attuale Gabon, la repubblica del Congo, la repubblica Centroafricana e il Ciad riuniti sotto l’espressione di Africa Equatoriale francese. Costa d’Avorio, Benin, Guinea, Burkina Faso, Mauritania, Niger, Senegal e Mali componevano invece la cosiddetta Africa Occidentale francese i risultato fu che un po’ meno di un terzo del continente africano era controllato direttamente da Parigi.

1899: Fashoda guerra mancata

L’avversario principale per la Francia in Africa era così diventato ancora una volta l’impero britannico, col quale la convivenza non era sempre tranquilla, né di buon vicinato: le frequenti tensioni sul continente europeo si ripercuotevano in Africa e piccoli incidenti coloniali ne provocavano a loro volta altri in Europa. A scaldare gli animi bastavano anche pochi uomini in posti sperduti, come avvenne nel 1899 nel Sudan meridionale a conclusione di una lunga marcia intrapresa dal maggiore Marchand che, partito dal Senegal, ovvero dal bacino del fiume Congo, era giunto dopo ventiquattro mesi di cammino all’alto corso del Nilo in Sudan nel villaggio di Fashoda, oggi Kodok. A guastare la festa – si fa per dire … – arrivò pochi giorni dopo a difendere l’impero britannico lord H. Kitchener in persona che si trovava già in Sudan dopo aver sconfitto il Mahadi e posto fine alla lunga rivolta cominciata a Kartum con la morte del generale Gordon. La tensione in Europa salì alle stelle perché dietro la rivendicazione di un villaggio si temeva una disputa più seria sul possesso delle sorgenti del Nilo, cosa che avrebbe messo in seria difficoltà la posizione britannica in Egitto. La diplomazia saggiamente trovò alla fine una soluzione negoziata, ma una vera e propria alleanza franco-inglese attese sette anni per compiersi.

Marchand eroe nazional ‘coloniale’

Dopo i colloqui con gli inglesi a Fashoda, Marchand riprese il suo cammino verso la Somalia francese, dando così alla missione il significato di una grande esplorazione transcontinentale, cioè dalla costa atlantica a quella dell’oceano Indiano, ma soprattutto abbassando i toni: se fosse tornato in Senegal sui suoi passi si sarebbe potuto parlare infatti di sconfitta francese davanti agli inglesi, mentre in questo modo alla Francia restava comunque il primato di una grande impresa ‘geografica’. Intanto nella madre patria i dibattiti sulle colonie e sulla necessità di nuove risorse militari arrivarono al calor bianco: l’«eroe francese» per antonomasia era diventato l’ufficiale coloniale che si muoveva tra il deserto del Sahara e l’Equatore. La Prima Guerra mondiale vide decine di migliaia di africani arruolati nell’esercito cadere per la Francia: non ricevettero grandi riconoscimenti, ma – celebrato dalla letteratura e dal cinema – rimase comunque il mito del ‘coloniale’, l’eroe francese. Poco importò se poi Charles Mangin, uno dei partecipanti alla spedizione Marchand, fu soprannominato da generale “le boucher” (“il macellaio”) dai suoi soldati durante la Grande Guerra, perché sullo schermo il ‘mal d’Africa’ francese ebbe protagonisti come Jean Gabin e Gerard Depardieu.

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