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domenica 17 20 Novembre19

Russia-Iran-Turchia in castigo Usa, decidono il futuro della Siria

Putin, Rohani ed Erdogan a ‎definire i limiti dell’imminente operazione militare siriana per ‎la riconquista della regione di Idlib ‎e a garantire che gli interessi turchi saranno ‎salvaguardati.
-Ma si discuterà anche su come aggirare le sanzioni economiche Usa che colpiscono i tre paesi

‎‎Conferenza di ‎Teheran
un bis con la storia

Russia-Iran-Turchia in castigo Usa, i capi politici dei tre paesi fondamentali per ‎la crisi siriana, oggi a Teheran per decidere l’assetto futuro della Siria. Una sorta di nuova ‎‎”conferenza di ‎Teheran” dal lontano 1943, o “nuova Yalta”, come  l’ha chiamata qualcuno forzando un po’ la storia. ‎Più ‎realisticamente, vertice tripartito tra ‎Vladimir ‎Putin, Hassan Rohani e Recep Tayyip Erdogan per ‎definire i limiti ‎e l’ampiezza dell’imminente operazione delle forze ‎armate siriane per ‎la riconquista della regione di Idlib, nelle mani dei ‎qaedisti di al Nusra, ‎e jihadisti sciolti, e garantire assieme gli interessi turchi su i cui confini preme l’impaurita popolazione della regione siriana tra Aleppo a la biblica Antiochia.

Teheran 1943

Civili scudi umani

Terzo incontro in ‎un ‎anno tra i tre leader. Obiettivo immediato ‎dei ‎colloqui, salvaguardare i civili siriani, oltre ‎tre ‎milioni ad Idlib, che rischiano di pagare il prezzo più alto ‎mentre ‎l’esercito siriano e le formazioni sue alleate combatteranno i ‎miliziani ‎di al Qaeda e jihadisti (almeno 10mila secondo alcune fonti) e di altri ‎gruppi ‎armati che da anni controllano la regione, l’ultima di una ‎certa ‎importanza su cui Damasco non ha ancora ristabilito la sua ‎autorità. Michele Giorgio, su il Manifesto, accenna a corridoi protetti che i civili potranno ‎percorrere per raggiungere aree sicure. Nei mesi scorsi durante l’assedio della ‎regione di ‎Ghouta est i miliziani per giorni non permisero ai civili di ‎abbandonare ‎i centri abitati bersaglio dei governativi ‎e tentarono di ‎approfittare del passaggio sicuro allestito con l’intervento dei ‎russi. ‎

Russia Turchia

‎Mosca vuole un accordo ma non arretra sul sostegno ad Assad per liberare Idlib. «La ‎Russia ha ucciso, uccide e continuerà a uccidere i ‎terroristi in ‎Siria», ‎ha detto la portavoce del ministero ‎degli esteri Maria ‎Zakharova, a dare risposta alle pressioni sgarbate di Trump.‎ «Perché la ‎questione ‎riguarda anche la nostra sicurezza», ed è sentenza definitiva. La ‎Turchia, critica sugli ultimi attacchi aerei russi-siriani su ‎Idlib, auspica l’ovvio impossibile del ‎distinguere «i terroristi ‎dai civili». Erdogan, alle prese con una grave ‎crisi economica, vuole evitare un nuovo afflusso di ‎rifugiati siriani ‎verso il ‎suo confine. ‎«Quanti (siriani) verranno in ‎Turchia? Forse due ‎milioni? ‎Forse di più. Dove andranno i terroristi in ‎fuga? Potrebbero ‎‎venire in Turchia o tornare nei loro paesi», aveva ‎avvertito due giorni ‎fa il ministro degli esteri turco ‎Cavusoglu. Domande retoriche senza risposte.

 

Interessi in campo

La ‎Turchia punta a convincere russi e iraniani a limitare l’attacco ai soli miliziani ‎qaedisti/jihadisti, e a ‎non coinvolgere altre formazioni armate ribelli di fatto ‎agli ordini di ‎Erdogan, il cosiddetto ‘Esercito siriano libero’, che ‎Ankara ha ‎usato contro i curdi. I ‘miei amici’ che restano ‘tuoi nemici’. Ma Idlib e la Siria non sono ‎l’unico ‎tema al centro del vertice. I colloqui, analizza Michele Giorgio si concentreranno anche/‎soprattutto sulla cooperazione economica regionale e sui modi/trucchi ‎per ‎mantenere il flusso commerciale nonostante le sanzioni Usa che toccano in maniera diversa tutti e tre i Paesi. ‎‎«Erdogan, ‎Rohani e Putin, un piano contro le sanzioni ‎imposte ‎dagli Stati Uniti», ha ‎anticipato ieri al giornale turco Sabah. Teheran punta all’aumento ‎dell’interscambio ‎commerciale con la Turchia da 10 a 30 miliardi di ‎dollari. E a definire una politica monetaria comune -esempio ‎l’abbandono ‎del dollaro nelle transazioni commerciali-, in risposta alla ‎svalutazione delle valute dei tre paesi a causa delle politiche ‎di ‎Washington.‎

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