martedì 19 marzo 2019

Italia-Ue rischio ricatto energetico, retroscena svelati da Marco Florian

A proposito di Libia e Russia vicine. Italia e Unione Europea dipendono dall’import di idrocarburi per la produzione dell’energia per usi industriali e privati.
-Un chiaro rischio economico e strategico, al quale le risorse del Mediterraneo Orientale sono una risposta efficace.
-Marco Florian, analista internazionale della materia, da oggi nuova firma di Remocontro.

Da oggi una nuova firma di Remocontro
Marco Florian, come si racconta nella stringata biografia su queste pagine.
«Fiero cittadino d’Europa, venti anni di cooperazione economica internazionale, al servizio di aziende ed istituzioni italiane, europee, americane, cinesi e russe. Stretto collaboratore del Primo Ministro d’Irlanda e Presidente del Consiglio europeo Bertie Ahern. Disilluso e prestato alla geopolitica. Preoccupato per il futuro dell’Unione Europea».
Uno che sa, uno a cui chiederemo aiuto sovente. Benvenuto Marco.

Italia-Ue tanto petrolio attorno
ma a rischio ricatto energetico

Italia-Ue a rischio ricatto energetico. Trivellazioni condotte da compagnie di diversi paesi fra cui le nostre ENI, Saipem ed Edison, hanno svelato che il Mediterraneo Orientale ha risorse di idrocarburi addirittura superiori alle stime iniziali dell’United States Geological Survey, l’USGS del governo Usa. Prima delle esplorazioni in corso dal 2010, ci dicevano che le risorse sarebbero state sufficienti alle necessità energetiche italiane ed europee per i prossimi 35 anni. Stime oggi riviste fortemente al rialzo.
Solo negli ultimi dodici mesi, sono stati scoperti mega giacimenti da ENI in Egitto, e da Total a Sud di Creta. In particolare il bacino di Shorouk in Egitto ha dimostrato di possedere risorse ampiamente superiori alle aspettative. Dopo la scoperta dell’ormai famoso giacimento Zohr da parte di ENI, la stessa azienda italiana ha annunciato a fine Luglio 2018 la scoperta del giacimento di Nour, il maggiore di tutto il mediterraneo, di capacità addirittura tripla rispetto al già ricchissimo Zohr.
Il trend è stato confermato dalla francese Total e dalla greca Energa le cui attività hanno dimostrato l’esistenza di risorse superiori alle stime sia in Israele, sia a sud di Creta. In questo quadro, ENI è l’azienda leader nel Mediterraneo Orientale, grazie alle concessioni in Egitto, Israele e Libano.

Il gas nel mix energetico italiano

Economie ed industrie di Italia ed Europa legate all’utilizzo di gas, benché la domanda sia prevista in calo dopo il 2040 a causa dell’incremento delle risorse rinnovabili. Nonostante questo, il ruolo del gas naturale avrà sempre primario anche dopo il 2040, con una quota del totale non inferiore al 35%. Oggi il gas naturale viene usato in Italia per generare il 39% dell’energia elettrica ed il 65% dell’energia termica. Il gas naturale utilizzato in Italia è importato per circa il 90%, attraverso pipelines o via nave con GNL, gas naturale liquefatto.
La dipendenza italiana dall’import di gas costituisce un fattore di debolezza per l’economia e la sicurezza. Aumenti della produzione di energia da fonti rinnovabili e maggiore efficienza produttiva non potranno comunque eliminare la necessità di importare una quota consistente di gas. Col problema che la maggior parte di tale gas proviene da paesi extra europei (Russia, Nord Africa, Caucaso), fattore che aumenta il rischio di approvvigionamento italiano ed europeo.
Altro problema, la creazione di possibili posizioni monopolistiche, ad ‘alto rischio energetico’. Per garantire una diminuzione di tali rischi, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e l’utilizzo massimo delle più sicure fonti del Mediterraneo Orientale.

Gas russo, monopolio di fatto

La Russia è il maggior fornitore di gas naturale della UE, nel 2017 il 43% del totale, con un incremento dell’1% rispetto al 2016. Dato riferito al solo gas di origine russa, +12% per Mosca. E il 2018 sarà anno record per l’import di gas russo. Nuove infrastrutture, come la seconda stazione di liquefazione di Yamal 2, il raddoppio del NorthStream ed il Turkstream, faranno di Mosca un potenziale monopolista di materia di approvvigionamento di gas, fattore di rischio geopolitico ed economico.
L’alternativa rappresentata delle risorse nel Mediterraneo Orientale gioca un ruolo fondamentale nel salvaguardare l’indipendenza strategica europea. Lo sfruttamento delle risorse energetiche del Mediterraneo Orientale richiede però ingenti investimenti e tempi non brevi, con il concorso dell’Unione Europea. La UE, attraverso l’Europarlamento ha del resto individuato il Mediterraneo Orientale come area di intervento prioritario, essendo ricca di risorse ed assai meno rischiosa e di più facile controllo rispetto ad altre fonti meno prossime.
Il cosiddetto “corridoio mediterraneo” rappresentato da diversi progetti. Fra questi le pipeline Eastmed, IGI, IGB e ITGI che una volta completate collegheranno i giacimenti di Israele, Egitto, Libano, Grecia e Cipro all’Italia ed all’Europa, permettendo quindi la distribuzione di tali risorse verso i paesi dell’Unione.

Pipelines e rigassificatori

Non solo pipelines, oleodotti. Altri interventi che la UE supporta, stazioni di rifornimento di navi di linea e portacontainers con il più ecologico e conveniente gas liquido al posto del classico diesel, misure utili anche al rilancio dei sofferenti porti italiani. Altri investimenti per la costruzione o ampliamento di stazioni di rigassificazione in Italia, Grecia e Cipro per l’integrazione delle reti e dei mercati europei. Infine i rigassificatori che trasformano il gas naturale liquefatto in gassoso per essere immesso nelle reti di trasporto e distribuzione.
Gli investimenti che la UE ed i paesi rivieraschi stanno sviluppando richiedono cifre nell’ordine di decine di miliardi di € e tempi relativamente lunghi per l’ammortamento, ma necessari per una minor dipendenza dal gas russo e dal gas proveniente dal sempre instabile Nord Africa. Affinché questi investimenti possano essere realizzati esiste una condizione di base: la sicurezza e stabilità del Mediterraneo orientale, gravemente minacciate dagli eventi in Siria e Turchia (Cipro).
Tra i fattori di instabilità del Mediterraneo Orientale, l’atteggiamento del governo di Ankara, ostile allo sfruttamento delle risorse cipriote. Conseguenza, i recenti ammonimenti degli Ambasciatori di Israele ed Egitto, con addirittura una aperta minaccia di uso della forza se la Turchia dovesse continuare a compromettere il clima generale nell’area.

 

Italia non solo Eni

UNCLOS, la Convenzione delle Nazioni Unite sulla Legge del Mare. La Unclos definisce i criteri per la formazione delle Zone Economiche Esclusive (ZEE) di ogni paese rivierasco. Mentre la UNCLOS è riconosciuta ed adottata da tutti i paesi della UE e dai paesi del Bacino Mediterraneo coinvolti, ovvero Israele, Egitto, Libano e Siria, Ankara si oppone. Da qui, ed esempio, il blocco della nave SAIPEM 12000 che doveva eseguire lavori di esplorazione nel mare di Cipro per conto di ENI.
L’Italia che grazie ad ENI è il primo attore energetico nel Mediterraneo Orientale non solo in Libia, oltre che primario partner commerciale ed industriale di tutti i paesi coinvolti, dovrebbe spingere per una soluzione delle questioni aperte, ad esempio con accordi di mutua sicurezza, che esistono già fra Grecia, Egitto e Cipro da un lato e fra Grecia, Cipro ed Israele dell’altro.
Roma potrebbe sia rispondere agli inviti ricevuti (informazione apparsa sulla stampa egiziana), sia proponendo soluzioni nuove di propria iniziativa. Di sicuro il governo italiano non potrà esimersi dal farsi promotore di ogni azione utile a riservare la stabilità in un’area di eccezionale importanza strategica per l’Italia e tutta l’Unione Europea.

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