mercoledì 17 luglio 2019

‘Vostok’, esercitazioni militari russe, muscoli e navi davanti alla Siria

‘Vostok-2018’, la Russia mostra i muscoli, mai come prima.
-Tra l’11 e il 15 settembre mobilitati 300mila uomini, e mille mezzi dell’aviazione.
-La volta precedente fu ‘Zapad-1981’, ai tempi dell’occupazione dell’Afghanistan da parte dell’Armata Rossa.
-E nel Mediterraneo 26 navi davanti alla Siria

‘Vostok’, esercitazioni militari russe,
muscoli e navi davanti alla Siria

‘Vostok’, Est-2018, tra l’11 e il 15 settembre nella regione di Trans-Baikal, ai confini orientali della Federazione, vicino al confine russo con Cina e Mongolia. Formalmente, tradizionali esercitazioni militari, ma di tale portata da diventare clamorosa prova di forza. Esercizi militari che hanno nella memoria soli precedenti in quelli quelli dell’Armata Rossa durante la Guerra Fredda e giungono in un momento di evidente nervosismo nelle relazioni internazionali, in particolare con Washington e le forze Nato. Parteciperanno all’evento anche contingenti esteri, in particolare quello cinese, un Paese che condivide con Mosca minacce regionali e globali e una forte partita aperta con Trump.

Con la mobilitazione di circa 300mila uomini e l’utilizzo di oltre mille mezzi dell’aviazione, Vostok-2018 è stata annunciata come la più grande esercitazione di truppe negli ultimi 40 anni in tutta l’area dell’ex Unione Sovietica. Per avere una comparazione, nel 2014, l’ultimo anno in cui si sono svolte le medesime operazioni nella parte più orientale della Federazione, erano stati 100mila i soldati coinvolti e 120 gli aerei utilizzati. Anche la marina militare vedrà impiegato un imponente contingente. Si uniranno a Vostok-2018 la flotta del Pacifico e quella del Nord, quest’ultima solitamente impegnata nel pattugliamento e difesa dell’Artico russo e del Nord-Ovest dell’Atlantico.

Altre esercitazioni della marina sono state annunciate per giovedì nel Mediterraneo (dall’1 all’8 settembre), e coinvolgendo circa 26 vascelli della marina russa. La prima volta in cui marina e aviazione collaboreranno nell’area in una manovra militare di questa portata. La tempistica di ‘pura esercitazione’ non è scontata, vista la morsa che il presidente siriano Bashar Al Assad sta stringendo sulla provincia ribelle di Ildib e le contromosse della marina americana nelle ultime due settimane. Vostok-2018, oltre a dimostrare la complessità ed efficacia nel coordinamento simultaneo russo di un terzo delle proprie truppe a disposizione, ha una forte connotazione simbolica per Mosca.

Il dispiegamento di una massa così imponente, rileva Francesco Sassi sul Fatto Quotidiano, è anche funzionale alla immagine interna della Russia Paese circondato da nemici che ne minacciano la stabilità e la stessa sopravvivenza. Vostok-2018 quindi, anche da manifestazione di una rinnovata potenza militare in cui la Russia ha ritrovato fiducia, dopo l’esperienza devastante nella prima guerra cecena del 1994-1996. Esibizione anche di ciò l’esercito ha appreso in oltre 3 anni di coinvolgimento nel conflitto siriano. Esibizione pratica di cosa ha prodotto il recente processo di riforma che ha coinvolto le forze armate della Federazione dopo il conflitto in Georgia nel 2008.

Soltanto nel 2008, il budget annuale per la difesa di Mosca passò da 35,4 a 58,6 miliardi di dollari. Nel 2017 le spese militari si sono fermate a 66,3 miliardi di dollari, una cifra che pone la Russia al quarto posto nel mondo per investimenti, sensibilmente lontana da Stati Uniti e dietro Cina e Arabia Saudita. Il complesso militare-industriale russo ha un livello tecnologico d’avanguardia e rimane competitivo a livello globale, e costituisce anche una fonte importante di guadagni per lo stato, pensiamo agli S-400 venduti alla Turchia. Vostok-2018 vetrina, meno sanguinosa del conflitto siriano e più realistica della fiera degli armamenti di Kubinka conclusa il 26 agosto.

Esibizione di muscoli costosa la Vostok-2018, ma definita ‘essenziale’, dal portavoce del Cremlino Dimitri Peskov, nella situazione internazionale, descritta come “aggressiva e ostile”. «Deterrente e prova di forza nei confronti della Nato. L’infinito conflitto siriano, le tensioni che persistono nella penisola coreana e la guerra ibrida mai sopita in Ucraina fanno da cornice alle esercitazioni», sempre Francesco Sassi. Già citata la presenza di contingenti mongoli e cinesi. Circa 3.200 soldati e 30 fra elicotteri e aerei del battaglione d’etile cinese che verrà impegnato in territorio russo, con Pechino grande potenza che non ha una vera esperienza sul campo di battaglia da quattro decenni.

Contromossa verso la Siria, via mare. Il raggruppamento statunitense al largo delle coste della Siria è impressionante. La flotta è guidata dalla portaerei USS Harry Truman tornata nel Mediterraneo dopo la missione della scorsa primavera, con 90 aerei ed elicotteri. Lo squadrone comprende anche una dozzina di navi, tra cui l’incrociatore missilistico Normandy, i cacciatorpedinieri Arleigh Burke e Forrest Sherman, e i sottomarini classe Ohio e Virginia. Botta e risposta, sabato, nel Mediterraneo, esercitazioni congiunte di sette giorni tra la marina e l’aviazione russe. A Mosca dicono che le manovre non sono legate ai combattimenti in Siria, ma gli americani sostengono il contrario.

La scorsa settimana il ministro degli Esteri russo Lavrov aveva denunciato una provocazione con armi chimiche per dare occasione agli Stati Uniti di attaccare le forze governative siriane, ed ecco le ragioni della flotta schierata, scrive la rivista Task and Purpose. Nella pubblicazione, un esperto del centro Stratfor, noto come “l’ombra della CIA”, sostiene la potenza navale russa non può competere con gli Stati Uniti nel Mediterraneo. Sperando non vi sia mai una verifica nel fatti. Da Mosca, una presenza rafforzata «affinché nessuno pensi di fare qualche stupidaggine, come lanciare missili cruise contro le forze governative in Siria», ha detto ai media russi l’ex deputato Bagdasarov.

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