• 19 Febbraio 2020

Tripoli caos, stato di emergenza, milizie ribelli chi e perché

EVACUATA L’AMBASCIATA D’ITALIA A TRIPOLI
NAVI VERSO MALTA, SOLO PRESENZA SIMBOLO

‘Presenza più flessibile’, per questioni di sicurezza. Cinque armati, carabinieri e servizi segreti a presidiare, ma dall’ambasciata d’Italia s Tripoli vanno via diplomatici e tecnici, operazione compiuta utilizzando navi militari italiane in partenza probabilmente per Malta. 47 morti e 129 feriti in 8 giorni l’ultimo bilancio della Missione dell’Onu in Libia.

Dichiarato lo stato d’emergenza a Tripoli e nelle periferie della capitale per i violenti scontri tra milizie, i peggiori dal 2014, Difficile al momento persino capire chi combatte chi. Sotto attacco il governo guidato da Fayez al Sarraj e sostenuto dall’Italia.

La rivolta di Tarhuna

Tripoli caos, stato di emergenza. Protagonista dell’assalto alla capitale che da lunedì scorso è costato la vita a oltre 40 persone e centinaia di feriti, la Settima Brigata, milizia della cittadina di Tarhuna, 60 chilometri a sud della capitale, comandata dal colonnello Abdel Rahim Al-Kani. Da ieri la ‘brigata Tarhuna’ punta sul centro della città. Primo, l’assalto al quartiere di Abu Salim a Tripoli, tristemente celebre per il carcere dove il defunto rais Muammar Gheddafi fece strage di oppositori nel 1996, quasi 1.300 prigionieri furono massacrati a colpi di granate.

Regime corrotto

«La Brigata continuerà a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sarà ripristinata», ha tuonato il leader Abdel Rahim Al Kani. «Noi non vogliamo la distruzione, ma stiamo avanzando in nome dei cittadini che non riescono a trovare cibo e aspettano giorni in coda per avere lo stipendio, mentre i leader delle milizie si godono il denaro libico», ha incalzato Kani. La Brigata ha assunto il controllo di diversi quartieri, nei quali “i residenti erano costretti a pagare un tributo” alle milizie fedeli al governo Sarraj.

Legalità a comando

Nella serata di domenica i portavoce militari dei Tarhuna hanno annunciato la conquista di centri strategici lungo l’asse verso l’aeroporto, chiuso da due giorni dopo il lancio di alcuni razzi e colpi di mortaio verso lo scalo. Proprio in quest’area vi sarebbero stati “feroci combattimenti”. I miliziani di Kani affermano di aver conquistato l’accademia di polizia e una sede del ministero dell’Interno verso l’aeroporto. I detenuti del vicino carcere di Ain Zara liberi e in fuga. Resta aperta l’ambasciata italiana sfiorata sabato da un razzo che ha centrato un hotel vicino.

Le regioni vere

Per il governo di Fayez al Sarraj, l’obiettivo vero dei rivoltosi (corruzione dilagante su tutti i fronti), «è quello di interrompere il processo di transizione politica». Senza fare direttamente nomi, l’indice accusatore punta verso la Cirenaica, al generale Kalifas Haftar a cui non basta più comandare un esercito, ma vuole guidare tutto il Paese. Alleanze e interessi petroliferi contrapposti, con l’Italia sotto attacco. Al punto che Grazia Longo, su La Stampa, azzarda di una ‘task force’ italiana, Difesa, Esteri e l’Aise, i servizi segreti esteri con i loro operativi sul campo.

Il generale scomparso

Carabinieri e militari-spia certamente a difesa dell’ambasciata, e milizie assortite che inviano rinforzi verso la capitale. Con chi e contro chi? Con Al-Serraj le Brigate rivoluzionarie di Tripoli, guidate da Haithem al-Tajouri, la Forza speciale di Dissuasione (Rada), la Brigata Abu Selim, la Brigata Nawassi, tutte finanziate dall’Unione europea. Più defilata la Brigata 301 di Misurata, la formazione più potente in città. Sabato il generale Mohammed Al-Haddad, capo delle forze armate governative dopo aver incontrato i capi delle milizie locali è scomparso.

 

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