Privacy Policy Birmania, giornalisti in galera, stragi Rohingya e Nobel tradito -
sabato 18 Gennaio 2020

Birmania, giornalisti in galera, stragi Rohingya e Nobel tradito

Birmania, indagavano sulle stragi dei Rohingya: condannati a 7 anni due reporter della Reuters.
-I due reporter che documentato gli eccidi dei musulmani Rohingya nell’Arakan prima del recente rapporto delle Nazioni Unite dove si conferma la vastità delle violenze.

Quando è mestiere nobile
diventa anche pericoloso

Birmania, giornalisti in galera, stragi Rohingya e Nobel tradito. Wa Lone, 32 anni, e Kyaw Soe Oo, 28enne, cittadini del Myanmar, lavoravano a un’inchiesta sulle uccisioni da parte dell’esercito di dieci musulmani Rohingya in un villaggio del Rakhine nel settembre scorso. Ennesima strage destinata a rimanere senza colpevoli. Poi un invito a cena dalla polizia che ha consegnato loro il materiale riservato, e il successivo arresto mentre lasciavano il ristorante con quei ‘segreti’. Tra la documentazione, le immagini del massacro di 10 uomini Rohingya nel villaggio di Inn Din. La sentenza dopo un processo che ha segnato ancora di più l’immagine del Premio Nobel Aung San Suu Kyi. Una sentenza che fa male alla libertà di stampa, fa male alla democrazia, fa male a Myanmar.

Accusa Onu di genocidio

La scorsa settimana l’Onu avevano reso pubblico un rapporto che accusa i militari del Myanmar, l’antica Birmania, di genocidio compiuto nello stato di Rakhine, dal quale 700mila appartenenti alla minoranza Rohingya sono stati costretti a fuggire a causa delle persecuzioni iniziate lo scorso anno. Sul caso dei due giornalisti condannati, i due colleghi stavano indagando su un massacro della minoranza musulmana nel villaggio di Inn Dinn. Alcuni giorni dopo il loro arresto -indice del caos del prepotere militare in quel Paese- l’esercito ha ammesso che i soldati e gli abitanti dei villaggi buddisti hanno ucciso i prigionieri Rohingya a sangue freddo il 2 settembre 2017, e sette soldati sono stati condannati a dieci anni di carcere per il massacro.

Nobel mal riposto

Dunque un rapporto delle Nazioni unite per la prima volta usa la parola “genocidio” in riferimento al massacro della minoranza musulmana. Il report chiede che il capo delle forze militari e cinque alti ufficiali vengano incriminati dalla giustizia internazionale per genocidio e crimini contro l’umanità. Ad agosto del 2017 l’esecito birmano ha cominciato una violenta campagna di repressione che ha portato i Rohingya all’esodo di massa. Nel corso di un anno, 700mila persone sono state costrette a fuggire nel vicino Bangladesh, accolte per la maggior parte nei campi profughi di Cox’s Bazar, città nel Golfo del Bengala. La leader birmana e Premio Nobel per la pace nel 1991, da tempo nella bufera per i suoi silenzi, e imbarazzi a Stoccolma.

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