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mercoledì 20 20 Novembre19

Vigilia per Idlib pensando all’Iran

Usa e Russia sono sempre più in rotta di collisione sul ruolo che dovrà avere l’Iran nel dopoguerra.
-Per la Siria, Mosca accusa Trump e Netanyahu di avere studiato un attacco missilistico che sarebbe giustificato dalla scoperta di (false) bombe chimiche.

Battaglia di Idlib non solo Siria

Vigilia per Idlib pensando all’Iran
Siria, gli scenari si complicano e rischiano di fare da detonatore a crisi più rovinose. In questi ultimi giorni, la stampa internazionale ha dato grande spazio al prossimo attacco che Bashar al-Assad e i suoi alleati dovrebbero far partire, molto presto, contro Idlib. L’ultima roccaforte degli estremisti islamici, una specie di fritto misto in cui si mischiano i rimasugli dell’Isis con i superstiti delle milizie fondamentaliste di matrice qaidista. La resa dei conti, però, potrebbe rivelarsi una catastrofe double-face: da un lato il prevedibile bagno di sangue sul campo di battaglia (in pratica la stessa città diventerà un mattatoio a cielo aperto, dove si combatterà casa per casa), dall’altro la prevedibile emergenza umanitaria, che coinvolgerà migliaia di civili pronti a scappare verso la Turchia. Con conseguenze facilmente prevedibili.

Russia-Iran-Turchia

Questo il quadro tattico. Ma se allarghiamo il grandangolo e offriamo una veduta strategica, la vera contrapposizione a tutto campo vede da un lato Russia, Iran, e Turchia (oltre naturalmente alla Siria) e dall’altro lato il binomio Israele-Stati Uniti. Insomma, la partita è molto più grande di quello che sembra, e l’hot-spot di Idlib potrebbe essere solo la scusa per dare fuoco alle polveri in tutta la Siria. Le manovre diplomatiche dietro le quinte sono già cominciate con accuse e contraccuse. Il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, appena due giorni fa ha detto che “Usa e alleati si preparano a lanciare uno strike missilistico contro la Siria”. E siccome i russi non stanno mai a guardare, proprio sabato è cominciata, nel Mediterraneo, una grande manovra navale “di avvertimento” che vede coinvolti ben 25 tra navi e sottomarini nucleari della flotta di Mosca e una trentina di caccia bombardieri a lungo raggio.

La mezzaluna sciita

Che qualcosa bolla in pentola è assodato e che gli obiettivi principali possano essere le unità iraniane e di Hezbollah di stanza in Siria è altrettanto matematico. Il Cremlino è stato prodigo di particolari. La portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha detto ai giornalisti che la coalizione Usa dispone di numerose forze pronte ad attaccare il blocco sciita, tra cui ben 380 missili da crociera che potrebbero essere lanciati anche dai cacciatorpediniere dislocati al largo della costa siriana. Le autorità di Mosca hanno detto che francesi e inglesi sostengono gli americani e sarebbero già state messe in stato di allerta diverse basi in Giordania, Kuwait e Creta. I russi, però, in questa fase non hanno menzionato Israele. Tra le altre cose, Sergej Lavrov, ha accusato Trump di avere organizzato un “falso attacco chimico”, caso che dovrebbe scoppiare proprio durante la battaglia di Idlib.

Falso attacco chimico

Secondo Mosca si tratterebbe solo di una scusa, da sfruttare per giustificare un attacco missilistico, che non rimarrebbe certo senza risposta. In questa fase, in cui i toni stanno diventando incandescenti, si è fatto sentire pure Netanyahu, il quale ha affermato che Israele non consentirà mai agli iraniani di creare grandi basi militari in Siria, a ridosso dei confini dello Stato ebraico. Molti analisti ritengono che sia stata una risposta al vertice promosso dagli ayatollah con Assad a Damasco, in cui è stata siglata una nuova intesa militare. Dietro le quinte, comunque, si può assistere a un sempre più pericoloso braccio di ferro tra Mosca e Washington sul futuro della Siria e, soprattutto, sul ruolo regionale che dovrà avere Teheran. A cominciare dal patto sul nucleare. La verità è che dopo la visita in Israele del National Security Adviser della Casa Bianca, John Bolton, la situazione è diventata più confusa.

Putin presto a Teheran

Non si sa quali siano le garanzie che Trump ha offerto a Netanyahu, ma è certo che Vladimir Putin si è schierato apertamente con gli ayatollah e sottobanco continua a sostenere l’agguerrita presenza sciita in Siria. Che i protagonisti di questo rovinoso scontro diplomatico cammino ormai sui carboni ardenti, è testimoniato dal grido d’allarme lanciato dai servizi segreti di Gerusalemme al loro primo ministro. Attenzione, gli hanno detto Mossad e Shin-Bet, perché nella prossima visita del 7 settembre a Teheran Putin potrebbe fare qualche annuncio che suonerebbe come un ultimatum. Intanto, proprio secondo gli 007 israeliani, il Cremlino avrebbe garantito agli ayatollah “un’adeguata copertura aerea per le loro installazioni in Siria”. Un altro “rumor” riguarda l’eventuale contrattacco siro-iraniano ad un possibile strike di Israele sostenuto dalla coalizione. Pare che il comandante delle brigate sciite Al Qods, generale Qassam Soleimani, abbia ricevuto l’incarico dagli alti comandi iraniani di scatenare immediatamente una rappresaglia contro le forze americane stanziate a est dell’Eufrate e, addirittura, contro gli stessi israeliani schierati su Golan. In ogni caso, si tratterebbe di una rovinosa escalation dalle conseguenze imprevedibili.

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