sabato 20 luglio 2019

Libia, avvertimento all’Italia a colpi di mortaio

Un colpo di mortaio in direzione dell’ambasciata d’Italia a Tripoli che la sfiora e colpisce oltre.
-Avvertimento. In Libia, non sono solo i porti a non essere sicuri.
-Una settimana di scontri a Tripoli con almeno 39 morti e 119 feriti

Non solo porti a
non essere sicuri

Libia, avvertimento all’Italia. La direzione del tiro era quella dell’ ambasciata d’Italia, una delle poche ufficialmente riaperte. ‘Alzo’ sbagliato, forse volutamente, e la granata scavalca l’edificio e fa a fare danni qualche decina di metri oltre. Colpito un hotel con tre feriti, la versione ufficiale, anche se le poche foto arrivate da Tripoli danno l’idea che ad essere stata colpita sia stata proprio la nostra ambasciata. La stampa locale, sempre ispirata da qualcuno, insiste che eravamo proprio noi il bersaglio. Avvertimento tonante a più destinatari: non solo i porti libici a non essere sicuri, scemenza rimossa, ma la stessa Tripoli e ‘l’uomo di Roma’ che dovrebbe governarla sono a rischio. Di fatto, il premier del governo di Accordo Nazionale, Fayez al-Serraj non riesce più a controllare neanche i quartieri dove è insediato. Partita elettorale modello libico in pieno sviluppo.

La guerra negata

A Tripoli da una settimana sono in corso scontri pesanti, con 39 morti e 119 feriti. Commissione per la riconciliazione all’opera, rappresentanti di luoghi, milizie e kabile: Tarhuna, Misurata, Zawiya, Tripoli e Zintan, ad annunciare la terza tregua in attesa di prossima violazione. La Settima brigata di Tarhuna, milizia dipendente dal ministero della Difesa del governo di accordo nazionale che nei giorni scorsi ha dato il via agli scontri, ha annunciato che rispetterà l’accordo dopo una “mediazione delle tribù”. La Settima brigata, che inizialmente aveva respinto il cessate il fuoco, ha attaccato gruppi fedeli al premier Fayez al-Serraj accusandoli di essere corrotti. Ma il caos armato non si ferma. E quindi, oltre la cronaca, la domanda: cosa c’è dietro a scontro tanto pesanti, oltre alla favola di chi sarebbe più corrotto in un campionato a perdere?

‘Comunità internazionale’ chi?

I governi di Italia, Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna, condannano l’escalation di violenza ed è la sola cosa che fanno veramente assieme. I comunicati congiunti a fare finta, rispetto ad interessi e strategie spesso contrapposte. Geopolitica, affari, petrolio, migranti eccetera eccetera. Netta la contrapposizione tra Roma e Parigi, ma altre complessità ancora. Macron che ancora nei giorni scorsi ha ribadito l’accordo di Parigi su elezioni politiche e presidenziali a dicembre. Mettere l’Italia delle incertezze e/o assenze governative fuori gioco, con la sua conferenza di settembre a Sciacca, sponsor un inaffidabile Trump. «Guerra delle cabine di regia», la chiama Di Giovannangeli sull’UffintonPost. La Francia muoverà le sue pedine, anzitutto interne alla Libia, per depotenziare al massimo quell’evento. E già se ne possono vedere alcuni tonanti segnali, ovviamente indiretti.

Non solo Francia

Mediazioni politiche alimentate a petrolio, o a gas, chiariamo subito. In campo, oltre la Francia, l’Egitto del presidente al-Sisi recentemente corteggiato in casa, anche se in modo più sfumato, dalla Russia e dagli Emirati Arabi Uniti, che vuol dire, i Paesi che hanno puntato sulla vittoria dell’uomo forte della Cirenaiaca, il maresciallo Khalifa Haftar. Il cui parlamento, a Tobruk, ha dichiarato l’ambasciatore italiano Perrone persona non grata, per la sua insistenza sul rinvio delle elezioni sponsorizzate da Parigi. «Interferenza negli affari interni della Libia». Interferenze buone e quelle cattive, dipende dall’acquisto. Il portavoce di Haftar, Ahmed Mismari, ha addirittura chiesto aiuto alla Russia perché intervenga in Libia per rimuovere «dall’arena libica Turchia, Qatar, Sudan e in particolare l’Italia». E chi è contrario, diventa un bersaglio.

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