Privacy Policy Ucciso leader separatista a Donetsk -Rischia di riesplodere il Donbass -
lunedì 27 Gennaio 2020

Ucciso leader separatista a Donetsk -Rischia di riesplodere il Donbass

Bomba in un bar del centro, muore Aleksandr Zakharchenko, presidente dell’autoproclamata repubblica di Donetsk.
-La Russia accusa Kiev: “Attentato terroristico”.
-Nel conflitto in corso dal 2014, hanno perso la vita 130mila persone

130 mila morti
non bastano?

Ucciso il leader separatista a Donetsk. La martoriata regione del Donbass, quattro anni di guerra e 130 mila vittime dopo, non riesce a conoscere pace. Ieri pomeriggio intorno alle 17.00 nel centrale Café Separ di Donetsk è stato ferito a morte, dopo il lancio di un ordigno esplosivo, il presidente dell’autoproclamata «Repubblica Popolare del Donbass» Alexander Zacharchenko. Nell’esplosione è rimasto ferito anche il ministro delle Finanze della repubblica separatista Alexander Timofeev e alcuni passanti. Zakharchenko era il leader dei separatisti filorussi a Donetsk, che con Lugansk è una delle due autoproclamate repubbliche separatiste.

Malorossia, piccola Russia

La «repubblica ribelle» venne costituita dopo l’insurrezione delle regioni orientali dell’Ucraina nel 2014 contro la «rivoluzione» di Piazza Maidan che portò al potere Petr Poroshenko e alla destituzione del presidente filo-russo in carica Viktor Janukovic. Da allora, malgrado la firma degli accordi di pace di Minsk, in Bielorussia, la guerra tra l’esercito ucraino e le milizie delle repubbliche di Donetsk e Lugansk è proseguita con intensità alterna, di fatto sino ad oggi, aggiungendo altre centinaia di vittime alle decine di migliaia della fase più cruenta del conflitto. Zacharcenko, 42 anni, con un passato nell’esercito, aveva partecipato da subito in prima fila alla rivolta contro Kiev e venne eletto presidente della repubblica di Donetsk nel novembre del 2014. Tra le sue proposte, creare la Malorossia, “Piccola Russia”, di cui avrebbe fatto parte tutta l’Ucraina con capitale Donetsk. Presa di distanza del Cremlino e fine di ‘Malorossia’.

Accuse incrociate

Le forze di polizia, secondo le prime notizie che giungono da Donetsk, avrebbero arrestato gli attentatori. «Diverse persone sono state arrestate. Si tratta di sabotatori ucraini e persone a loro collegate, sospettati di essere coinvolti nell’attentato» ha dichiarato il capo dell’antiterrorismo di Donetsk. Un’accusa rigettata al mittente da parte ucraina, secondo la quale ci sarebbero anche altri morti. Secondo il capo della polizia ucraina Igor Guskov. i servizi segreti di Kiev sono giunti alla conclusione che «la morte di Zacharchenko può essere la conseguenza di conflitti interni tra questi criminali». Oppure, peggio: «Tuttavia non escludiamo -ha continuato Guskov- che si tratti di un’azione dei servizi segreti russi per eliminare una figura piuttosto odiosa, che secondo le nostre informazioni, era ormai entrato in contrasto con i piani del Cremlino». Accuse ribaltata da parte di Mosca, con colpevoli rovesciati e qualche credibilità in più.

Mosca denuncia

La situazione nella regione potrebbe degenerare, è il timore internazionale diffuso. Il Presidente del ‘consiglio nazionale della Repubblica di Donetsk’, accusa l’Ucraina e promette vendetta. «Si tratta di un’altra aggressione ucraina. Donetsk vendicherà questo crimine» Accuse contro Kiev anche da Mosca. «Ci sono tutte le ragioni per credere che dietro a questo omicidio ci sia il regime di Kiev, il quale ha ripetutamente usato metodi simili per eliminare dissidenti avversari», ha dichiarato Maria Zacharova, portavoce del ministero degli esteri russo, che ha chiesto alla comunità internazionale un’indagine imparziale. Secondo la diplomatica «invece di adempiere agli accordi di Minsk e trovare i modi per risolvere il conflitto interno, il partito di guerra di Kiev impone uno scenario di terrore, esacerbando la già complicata situazione nella regione». «Non avendo adempiuto alla promessa di pace, i governanti ucraini hanno deciso di ricorrere a un sanguinoso massacro», ha concluso la Zacharova.

Repubblica Popolare di Donetsk,
già un successore al leader ucciso

Dmitry Trapeznikov

Dmitry Trapeznikov, alla guida dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, la DNR, dopo l’uccisione di Alexander Zakharchenko. E subito, ad evitare equivoci e tentazioni in campo avversario, ha ribadito l’immutabilità del percorso per l’integrazione della DNR con la Russia, segnala al mondo un comunicato da Donetsk e rilanciato dall’agenzia russa ‘Sputink’. «Resta immutata la nostra politica estera: l’integrazione con la Federazione Russa per la riunificazione con la grande Russia. Questo corso è stato sostenuto dagli amici e alleati della Repubblica con messaggi di solidarietà e cordoglio per l’attacco terroristico delle forze di sicurezza ucraine», la dichiarazione di Trapeznikov.

Presunti colpevoli dell’azione terroristica arrestati, mandanti i servizi segreti ucraini, lo ‘Služba Bezpeky Ukrayiny’, che ovviamente negano.  Segnali allarmanti anche sul fronte militare, denuncia il portavoce del comando delle milizie DNR Eduard Basurin. «La giunta ucraina si è immaginata di nuovo come potenza militare ed ha iniziato i preparativi per l’offensiva». Le forze di sicurezza ucraine, mascherandosi dietro le esercitazioni militari ‘Storm-2018’, hanno dislocato forze in direzione di Mariupol. In particolare Kiev starebbe riposizionando l’artiglieria nei  verso Rozovka, e ad Urzuf sono arrivate la 56° fanteria motorizzata e la 406° brigata di artiglieria. Offensiva probabile il 14 settembre.

 

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