martedì 19 marzo 2019

Cina, ora servono più figli: la svolta demografica del Partito comunista

Cina in movimento. In Cina si sta imboccando una nuova strada che permetterà una procreazione sostanzialmente libera. Finisce l’era del figlio unico. La preoccupazione delle autorità è quella di avere un paese vecchio e con maggiori spese per l’assistenza. Ma gli stili di vita e le aspettative dei cittadini cambiano e non combaciano più con le direttive del Partito comunista.

Cina per la procreazione libera

Cina in movimento. Cambio di rotta, La popolazione cinese, secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, ha raggiunto ormai il miliardo e 414 milioni. Gli abitanti del gigante asiatico sono da sempre sinonimo di sovra popolazione ma qualcosa sta cambiando e anche in fretta. In Cina infatti si sta imboccando una nuova strada che permetterà una procreazione sostanzialmente libera. Per prepararsi a questo si sta anche parlando di una modifica del Codice civile.

Calo demografico

Nel 1979 fu varata la legge che permetteva un solo figlio a famiglia. Ciò doveva servire a contrastare una natalità dai ritmi altissimi che avrebbe presto condotto il paese alla catastrofe. Questo secondo le stime del Partito comunista al potere. Il risultato però ha avuto un esito singolare ed è collegato al mutato quadro economico e di sviluppo della Cina. E’ in corso un dibattito se la regola del figlio unico abbia raggiunto gli obiettivi ma a parlare sono i dati:  in quasi 40 anni mancano all’appello 400 milioni di cinesi.

Proposte top secret

Nonostante nel 2015 la politica del figlio unico sia stata sostanzialmente abolita, nel 2017 le nascite sono scese ancora del 3,5 per cento, con 17,2 milioni di nuovi nati. Per la Cina si tratta di un crollo demografico. Una situazione che si sta affrontando nel Parlamento (Assemblea Nazionale) anche se ufficialmente la questione non è stata resa nota. Si sa solo che i risultati dei lavori dovrebbero coincidere con l’incontro plenario del Parlamento nel marzo 2020.
Per allora le proposte il governo dovrebbe dare il via a quella che già viene definita fertilità indipendente. Si tratta comunque solo di indiscrezioni anche perché la materia è delicatissima. Si parla infatti di incentivi alle famiglie e di una riduzione della pressione fiscali proprio per invogliare a fare più figli.

Un paese vecchio

Ma qual è la ragione vera che preoccupa così tanto le autorità cinesi. Secondo uno studio del Consiglio di Stato si stima che nel 2030 i cinesi ultrasessantenni saranno il doppio del 2010. Una società invecchiata che rischia di compromettere i programmi di crescita, le spese per pensioni ed assistenza medica infatti sarebbero un costo enorme. Inoltre mancherebbe la manodopera per le aziende non solo locali ma anche straniere.

Crescita. Obiettivo 2049

L’obiettivo del Partito comunista è quello di raggiungere il primato mondiale della crescita. L’anno cruciale in questo senso dovrebbe essere il 2049. Scenari da romanzo di fantascienza ma non troppo. Non si spiegherebbero altrimenti i grandissimi investimenti cinesi nel mondo soprattutto del settore delle infrastrutture. Servono braccia, servono capitali e merci da produrre. Lo stesso incentivo dato alla robotica per sostituire il lavoro dell’uomo potrebbe non bastare nel prossimo futuro.

Una società che cambia

A mettere il bastone fra le ruote a sogni tanto ambiziosi potrebbe essere paradossalmente il nuovo benessere che attraversa la Cina e che comporta modificazioni profonde negli stili di vita dei cittadini. Il problema alimentare che attanagliava il paese fino agli anni ’80 sembra essere stato definitivamente risolto. Le donne cinesi non hanno più al centro della loro vita la famiglia e procreano sempre più tardi. Inoltre le aziende caserma “sconsigliano” la gravidanza attraverso veri e propri ricatti sul lavoro.

Meno diritti per i più poveri

La politica del figlio unico ha poi provocato sconvolgimenti sociali nei ceti più bassi. Limitando il diritto di avere liberamente dei figli, chi non poteva pagare ha semplicemente rinunciato ad averne ed è difficile ora cambiare tendenza nonostante l’ordine del Partito. I piani quinquennali poi non sono infallibili, non piegano la realtà ai desideri dell’ideologia. Basti pensare a Macao ed Hong Kong dove non c’è mai stato l’obbligo di un solo figlio ma che nonostante tutto hanno tassi di natalità molto bassi.

Riuscirà la Cina a coniugare assieme sviluppo e crescita demografica? La sfida è iniziata.

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