mercoledì 19 settembre 2018

Germania, neonazisti scatenati nella caccia allo straniero

Merkel condanna la caccia allo straniero ma salva il ministro degli Interni.
-Dopo lo sconvolgente raid nazista a Chemnitz, la cancelliera preferisce la difesa d’ufficio del primo responsabile della sicurezza federale.
-I Verdi chiedono le dimissioni del ministro dell’Interno.

Neonazisti, caccia allo straniero

Germania, neonazisti scatenati nella caccia allo straniero
Dichiarazioni a raffica e sempre in allarme sui profughi, ma è solo il collega tedesco di Salvini, anche lui ministro dell’Interno, anche lui con l’esternazione social permanente, ma questa volta tace. Tace «ostinatamente», rimarca qualcuno, in spregio alla spiegazioni che gli vengono chieste da più parti politiche su una delle vicende più oscure accadute in Germania negli ultimi anni.
Ottocento neonazisti liberi di mettere a ferro e fuoco l’ex Karl-Marx-Stadt per 48 ore all’urlo di «stranieri raus» e «il popolo siamo noi», forti dell’appoggio dei fascio-populisti di Alternative für Deutschland, e con la manforte del movimento islamofobo Pegida assieme ai Kaotic Chemnitz, l’ala estremista degli ultras della locale squadra di calcio.
Con la polizia o non presente o non in grado di impedire. Tra i testimoni delle 48 ore a Chemnitz, parla di “fallimento dello stato di diritto” o di “tentata guerra civile”. Qualcuno evoca persino i pogrom dei nazisti contro gli ebrei.

Le 48 ore di Chemnitz

I fatti. Domenica, dopo che un 35enne tedesco era stato accoltellato a morte nel corso di una rissa che ha coinvolto «10 persone di diversa nazionalità», specifica adesso la polizia, nei circoli degli hooligan parte un tam tam rimbalzato su siti estremisti come “Kaotic Chemnitz”, ma anche l’Afd locale aveva chiesto di scendere in strada “perché lo Stato non riesce più a proteggere i suoi cittadini”.
Circa 800 holligan ed estremisti di destra avevano sfilato per il centro di Chemnitz, in serata, scandendo slogan xenofobi e aggredendo migranti e passanti. Lunedì mattina la condanna dell’episodio dal portavoce di Angela Merkel, tanto per dire, contro i violenti del fare, che rincarano la dose.
Nel pomeriggio la destra si è nuovamente data appuntamento sotto la statua di Marx e ha provocato ore di scontri con i contro-manifestanti, con lanci di bottiglie, petardi e slogan xenofobi, con i manifestanti che facevano il saluto nazista davanti alle telecamere accese di tutto il mondo e la polizia che cercava di tenere il corteo bruno separato dagli antifascisti che manifestavano contro.

Timida Merkel

Dopo la sconvolgente caccia allo straniero dei nazisti a Chemnitz, la cancelliera Angela Merkel -nel silenzio del suo ministro straparlante Seehofer- prova a spegnere l’eco della violenza che ha travolto la città sassone. «In Germania non c’è posto per l’odio nelle strade». Purtroppo, il posto c’è stato, mentre ora scattano le coperture, diluire per nascondere.
Il governo della Sassonia con il governatore Michael Kretschmer, della stessa Cdu di Seehofer, che banalizza incolpando «un gruppo di casinisti», guardandosi bene dal chiamarli nazisti.
Con stampa e telegiornali che per fortuna ritrasmettono foto e video di braccia tese e slogan, a riportare indietro le lancette della Sassonia al 1933. Ancora Merkel per il finale politico da Berlino su la polizia: «Ha fatto ciò che ha potuto, mentre Seehofer ha assicurato rinforzi in caso di bisogno». Ma ‘il bisogno’ non è stato mai deciso. Difesa debolissima si fronte all’attacco xenofobo ormai sfrontato.

 

 

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