domenica 26 maggio 2019

Orban Salvini amici ideologici, ma quali interessi condividono?

Il Premier ungherese leader dei sovranisti europei e del gruppo di Visegrad, a Milano su invito della Lega.
-Isolata in Europa, la destra xenofoba punta a creare un fronte anti-Ue: obiettivo ridurre il peso di Bruxelles.
-Vicinanza sovranista ma interessi nazionali contrapporti.

Csárdá ungherese

Orban Salvini amici ideologici. Il premier ungherese alleato dell’attuale governo italiano per ridurre il peso di Bruxelles (quanto basta ma non troppo) e soprattutto per blindare le frontiere Ue, ma senza abbandonare il protettivo tetto del Partito popolare europeo, perché Viktor Orban è sovranista, ma non stupido. A destra ma non troppo, e sempre con una via di fuga. Perché il premier ungherese non sembra affatto intenzionato a dire addio al Ppe, famiglia politica alla quale il suo Fidesz è affiliato, con qualche e ben motivato imbarazzo in casa ‘popolar-democristiana’. Gli interessi di Orban sono chiari (quelli di Salvini molto meno): «se a qualcuno venisse in mente di cacciarci (dal Ppe), il dialogo con Salvini è la prova che c’è già chi è disposto ad accoglierci a braccia aperte». Un esplicito ricatto. La minaccia di una coalizione di movimenti sovranisti per andare allo scontro con «i vecchi partiti dell’establishment», popolari, conservatori e ‘moderati’, almeno sino a ieri.

Salvini randello

‘Amico’ Salvini sul fronte anti immigrazione, forse, ma poi andiamoci calmi (dicono a Budapest). Tanto per cominciare, sugli immigrati, che li ha, se li tiene, con Orban e destre assortite che bloccato la necessaria rivisitazione del trattato di Lisbona sulla ricollocazione dei migranti. Un ‘problemino’ di coerenza per Salvini che è parte di un governo che strepita sulla ‘frontiere europea’ per i nostri sbarchi. Ma torniamo a Orban, discusso ospite di Milano e alla partita doppia, Ppe, Lega. Non sarà Orban a dire addio al Partito Popolare europeo, è la valutazione diffusa, con Salvini a doverne prendere atto. L’affiliazione alla famiglia politica di cui fanno parte, tra gli altri, Forza Italia, la Cdu di Merkel o il Ppe spagnolo, e che guida le tre principali istituzioni Ue, è paracadute per l’Ungheria. Commissione europea molto più morbida con Budapest che con Varsavia, governo conservatore, non Ppe.

Maldipancia popolari

Compromesso sì, ma sino a un certo punto. A luglio la Commissione ha deferito Budapest alla Corte di Giustizia per non aver rispettato la normativa sull’asilo e sui rimpatri, e procedura di infrazione per le norme che puniscono chi aiuta i richiedenti asilo. Segnale duro, ma non rottura. Anche perché non è chiaro se sia possibile cacciare un intero partito. Ovviamente dall’altra parte, controminaccia molto aleatoria, in caso di espulsione, di aderire ad una ‘Lega delle Leghe’ buttata lì da Salvini. Oggi a Milano, anche se non si tratta di un ‘vertice istituzionale’, insistono imbarazzati gli alleati di governo 5S, si parlerà di un fronte comune anti-migranti (con tante contraddizioni già citate), ma non oltre. Cooperazione Roma Visegrad (con l’alleato austriaco Kurz) non per governare l’immigrazione, ma a bloccarla definitivamente. L’Europa dei muri.

Paradosso finale

L’interesse dell’Italia è spingere per una redistribuzione dei profughi. Il Trattato di Dublino stabilisce che i richiedenti asilo debbano rimanere, in attesa di ottenerlo, nei Paesi di primo arrivo, e questo grava in modo sproporzionato sui Paesi mediterranei. L’Ungheria ha però messo in chiaro che i profughi che arrivano in Italia, Grecia e Spagna non li vuole. Come si fa a vederla come un alleato? Altro paradosso, nell’idea stessa di Europa. Da Budapest a Roma, i populisti vogliono affossare il progetto di un’Europa senza frontiere. Torniamo ad un’Europa delle nazioni, dicono semplificando rozzamente tante complessità, dove ognuno torni a farsi gli affari suoi e a perseguire i suoi interessi nazionali. Quesito finale per Orban o per Salvini, ognuno scelga l’interlocutore: a farsi solo gli interessi nazionali propri, come la mettiamo quando un nostro vicino di casa, esempio l’Ungheria (o l’Italia), ha interessi radicalmente diversi dai nostri?

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