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lunedì 18 20 Novembre19

Sahel nella morsa della siccità – Sette milioni in pericolo di vita

Sahel nella morsa della siccità. Quasi sette milioni di persone in Africa si trovano, in questo momento, in fortissimo rischio di vita a causa della ciclica siccità che colpisce il continente. Il centro di questa crisi è il Sahel. Una fascia di territorio immensa che divide geograficamente l’Africa sub sahariana dal nord.

Sahel, carestia per sette milioni di persone

Sahel nella morsa della siccità. Quasi sette milioni di persone in Africa si trovano, in questo momento, in fortissimo rischio di vita a causa della ciclica siccità che colpisce il continente. Il centro di questa crisi è il Sahel. Una fascia di territorio immensa che divide geograficamente l’Africa sub sahariana dal nord.

Il bordo del deserto

Il Sahel  infatti significa letteralmente, in arabo, “bordo del deserto”.Si estende tra il deserto del Sahara a nord e la savana del Sudan a sud, e tra l’oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Gli stati che compongono la fascia sono Gambia, Senegal, il sud della Mauritania, il centro del Mali, Burkina Faso, parte dell’Algeria e del Niger. Inoltre ne fanno parte il nord della Nigeria e del Camerun, la parte centrale del Ciad, Sudan, e l’Eritrea.

Milioni di persone, culture e lingue differenti tutte unite dalla ricerca affannosa di una possibilità di vita. E’ qui che si sviluppa e crea l’immigrazione che poi attraversa il deserto e arriva nelle coste del nord Africa per poi tentare la traversata del mediterraneo sino in Europa.

Allarme Onu

Alla fine di luglio le agenzie dell’Onu,  esponenti delle Chiese locali e dalla rete internazionale della Caritas per la regione del Sahel hanno lanciato un nuovo allarme carestia. E’ stato calcolato che la grave malnutrizione minaccia tra l’altro la vita di 1,6 milioni di bambini. Si tratterebbe della peggiore crisi osservata nella regione dal 2012 con consistenti rischi di un peggioramento nei prossimi mesi in mancanza di interventi significativi e immediati che consentano alle popolazioni di coltivare i loro campi.

Il mondo ha fame

Il Comitato Inter-Statale di lotta contro la siccità nel Sahel (CILSS), creato dopo la grande crisi del 1972 che spazzò via l’intero patrimonio zootecnico , ha confermato l’allarme. Ad esempio solo in Niger 2,67 milioni di persone si trovano in stato di insicurezza alimentare, il 14,5% dell’intera  popolazione. Un dato che comunque si inserisce nelle stime globali che vedono il pianeta terra colpito da una crescente penuria di cibo che nel 2017 ha interessato circa 124 milioni di persone.

L’ingiustizia climatica

Alla base della carestia vi sono soprattutto i cambiamenti climatici. L’innalzamento delle temperature stanno praticamente desertificando l’intera area. In questa maniera si assiste alla continua ricerca di pascoli e all’ulteriore impoverimento delle già scarse risorse. Non solo le rare piogge dunque ma anche uno sviluppo economico ininfluente. Un paradosso che viene definito “ingiustizia climatica”. Gli abitanti del Sahel infatti non contribuiscono a devastare il clima ma ne ricevono i danni peggiori.

Tra estremisti islamici e intervento occidentale

A tutto ciò  si aggiunge la fortissima instabilità politica e i diversi conflitti armati che affliggono il Sahel. Due i principali focolai di guerra che hanno già costretto allo sfollamento milioni di persone. La presenza di cellule quediste a partire dall’inizio degli anni 2000 e la rivolta salafita presente in Mauritania, Mali, Niger e Algeria meridionale. E’ poi ancora attiva la guerra in Mali a seguito del colpo di stato del 2012 e dell’offensiva del Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad a prevalenza tuareg. Una situazione che ha determinato l’invio di una forza multinazionale a guida  francese tutt’ora impantanata in inconcludenti colloqui di pace.

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