giovedì 23 maggio 2019

Salvini indagato e martire, e adesso i profughi possono andare

Dieci giorni di braccio di ferro tutto politico in cui quei 177 disgraziati soccorsi in mare erano solo l’occasione, e alla fine il Viminale deve dare l’ok allo sbarco dalla Diciotti.
-20 di loro accolti in Albania, altri 20 in Irlanda. Degli altri se ne faranno carico quasi completamente le diocesi italiane.
-Il vicepremier attacca il pm di Agrigento.
-L’inchiesta al Tribunale dei ministri

Diciotti, occasione utile

Salvini indagato e martire. Dieci giorni di braccio di ferro tutto politico in cui, quei 177 disgraziati soccorsi in mare, sono stati l’occasione per una prova di forza con l’Unione Europea e di scontro politico interno, muscoli esibiti a Bruxelles (poco impressionata), alle opposizioni e nella stessa maggioranza. Ma alla fine il Viminale deve dare l’ok allo sbarco dei migranti dalla Diciotti.
La svolta dopo gli interrogatori dei funzionari del Viminale a Palazzo di giustizia di Roma. Dopo avere ascoltato Gerarda Pantalone e il suo vice, Bruno Corda, ai vertici del dipartimento delle Libertà civili, il capo della Procura di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha trasmesso il fascicolo al tribunale dei ministri di Palermo.
Nell’inchiesta, che era stata aperta contro ignoti, spuntano quindi i primi nomi. Sono quelli del vicepremier e del suo capo di gabinetto al ministero. Sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio, sono le ipotesi di reato contestate al capo del Viminale e al suo più stretto collaboratore.

Ombrello ministeriale

È lo stesso Patronaggio ieri sera a spiegare gli sviluppi dell’indagine nel tentativo di disinnescare eventuali, e sicure, polemiche: «La procedura, prevista e imposta dalla legge costituzionale, permetterà, con tutte le garanzie e le immunità previste, di sottoporre a un giudice collegiale specializzato..».
Ministro più che tutelato e politicamente euforico: il martirio del combattente sul fronte della minacciata ‘invasione barbara’. Politichetta di casa e atti giudiziari. Sarebbe partito da Salvini l’ordine di vietare lo sbarco dei profughi attraverso il suo Capo di gabinetto.
Il Prefetto avrebbe poi gestito nei fatti la decisione ministeriale che ha costretto il comandante della Diciotti, Massimo Korthmeir, prima, da Lampedusa a far rotta verso Catania (scelta mai chiarita), poi a impedire ai migranti di lasciare la nave.

Magistrati buoni e cattivi

«È una vergogna essere indagati per difendere gli italiani, serve la riforma della giustizia. Faccio affidamento ai tanti magistrati per bene». Il procuratore di Agrigento tra i cattivi, ma intanto fine della commedia che stava diventando tragedia. Questo mentre sui social rimbalza il tweet con cui Di Maio chiedeva, nel 2016, le dimissioni di Alfano indagato.
Matteo Salvini in diretta facebook da Pinzolo (questa la nuova comunicazione ministeriale), dà l’annuncio. «Gli immigrati a bordo della Diciotti sbarcheranno nelle prossime ore. Abbiamo interlocuzioni con due o tre paesi, la gran parte saranno ospitati dalla Chiesa italiana, dai vescovi che hanno aperto le porte, i cuori e il portafoglio».
In tarda serata cominciano le operazioni di sbarco, prima tappa Messina. 124 i profughi ancora a bordo che da 10 giorni dormivano sul ponte della motovedetta. Eritrei, bengalesi, siriani, delle Isole Comore, un egiziano e un somalo: ‘richiedenti asili’, tra loro probabili profughi con diritto d’asilo, e migranti.

Il ministro ungherese

Matteo Salvini martedì prossimo incontrerà il premier di Budapest Viktor Orbán. Vicinanza politica stretta, qualche problema invece sulla ricollocazione dei migranti, che l’Ungheria proprio non vuole. Peggio della Diciotti, un prete arrestato perché portava cibo a quei disperati. «Incontro politico e non istituzionale», corrono a precisare i 5S in forte imbarazzo.
Peccato che nello stesso giorno il presidente del Consiglio Giuseppe Conte incontrerà a Roma il premier ceco Andrej Babic, ‘piazzista di sistemi di controllo di confini e migranti’, lo definisce Francesco Di Tommaso su il Manifesto. L’imbarazzo dei 5Stelle: “Atto dovuto”.
Ma Luigi Gallo, presidente della commissione Cultura della Camera, definisce la linea di Salvini indegna: “Non è degna sotto al profilo umano di un Paese civile e di uno Stato di diritto come il nostro”. E la senatrice Paola Nugnes: “Non c’è nessuna emergenza migranti, le ipotesi di chiusura dei porti, di respingimenti o eventuali revisioni, addirittura dei trattati di Ginevra, non sono nel contratto di governo”.

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