Privacy Policy Un ponte cinese unirà Dubrovnik alla Croazia -
mercoledì 22 Gennaio 2020

Un ponte cinese unirà Dubrovnik alla Croazia

Al via i lavori per il ponte di Sabbioncello, che permetterà alla Croazia di aggirare l’istmo bosniaco che spezza la contiguità del Paese lungo l’Adriatico.
-Finanziato dalla Ue, ma lavori affidati a un’azienda cinese. Malumori a Sarajevo.
-Antichi nazionalismi balcanici.

La via della seta balcanica

Un ponte cinese unirà Dubrovnik alla Croazia. Dopo anni di annunci, in Croazia sono iniziati i lavori per la costruzione del ponte di Sabbioncello (Pelješac), dal nome dalla penisola parallela al litorale, nella parte meridionale della costa dalmata verso Dubrovnik. Il ponte permetterà alla Croazia di aggirare Neum, lo sbocco al mare della Bosnia Erzegovina, un istmo che spezza la continuità territoriale della Croazia, eredità storica di antichi accordi dalla scomparsa Jugoslavia. Da lì occorre passare per recarsi alla monumentalità di Dubrovnik, l’antica Ragusa, e la sua riviera, di fatto una enclave territoriale croata ai confini con il Montenegro a sud.

Dubrovnik – Ragusa

«Il transito obbligato per le dogane bosniache causa a volte grossi imbuti di traffico -annota Matteo Tacconi su EastWest- con ricadute negative sui tempi del commercio e sul turismo». Oltre il problema politico-psicologico per l’isolamento che Dubrovnik, grande meta turistica dell’Adriatico orientale. Del ponte, i cui lavori sono iniziati il 30 luglio scorso, si iniziò a parlare già nella seconda metà degli anni novanta ma per lungo tempo il progetto è rimasto sulla carta. Da sempre strumento di consenso elettorale, gestito sopratutto dall’Unione democratica croata, l’ Hdz, il partito della destra nazionalista che fu di Franjo Tudjman, tra i padri della frantumazione jugoslava.

Sabbioncello

Nel 2007, l’apertura di un cantiere a Sabbioncello, alle spalle di Brijesta, un villaggio di pescatori, fallito per sopraggiunta crisi economica. Ora sono ripartiti e sembra si faccia davvero sul serio. Il ponte, due chilometri e mezzo sul mare, costo 400 milioni di euro, sarà pronto nel 2022, verrà finanziato all’85% da Bruxelles, che lo reputa un’infrastruttura importante per la Croazia e l’intera Unione Europea. L’altra novità rispetto al nazionalismo senza soldi del passato, i lavori affidati al colosso cinese China Road and Bridge Corporation. L’ennesimo affare chiuso dalle aziende della Cina nei Balcani, ricorda sempre Matteo Tacconi.

Cina balcanica

10,5 miliardi di Euro cinesi, dice il Financial Times, investiti in cinque Paesi balcanici: Albania, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Montenegro e Serbia. L’affare di Sabbioncello, e l’attenzione di Pechino per i porti di Zara e Fiume. L’asse marittimo della Nuova via della Seta attaverso la Croazia. Bruxelles, sempre il Financial Times, sembrerebbe preoccupata da tutto questo attivismo economico e commerciale di Pechino nei Balcani, con la contraddizione di soldi Ue alla China Road and Bridge Corporation. Anche se l’Europa rimane di gran lunga il primo investitore e partner commerciale dell’area.

Nazionalismi balcanici

L’inizio dei lavori del ponte di Sabbioncello non è stato preso bene in Bosnia Erzegovina, dove pesano ancora retaggi della guerra, con Zagabria di Tudjman che cercò di spartirsi la Bosnia Erzegovina con la Serbia di Milosevic. Oltre alle fratture interne bosniache tra popolazione di origini serbe, croate o di religione musulmana, mai superate. Per i nazionalisti ‘bosniacchi’, l’entità musulmana, la Croazia starebbe minacciando la sovranità e l’integrità territoriale del Paese, ostacolando il traffico marittimo verso Neum. Smentite e rassicurazione croate, segnate dall’eterno sospetto che i croati dell’Herzegovina continuino a guardare più a Zagabria che a Sarajevo.

Potrebbe piacerti anche