‘Watson’, sbirro informatico. Nelle mappe di Transparency International la situazione corruttiva peggiore si registra nei continenti più poveri: in Africa, in Asia, in America Latina. Meno c’è da rubare e più la tentazione diventa forte. Ecco quindi per l’Europa la differenza fra Nord e Sud, con i Paesi mediterranei, Italia in testa, che non fanno una gran figura, annota Giampaolo Cagalanu su Repubblica. Ma anche la Germania, che in queste tabelle compare fra le nazioni più virtuose, ha qualche problema. In particolare la sua capitale cosmopolita. Secondo un’inchiesta della Berliner Zeitung a Berlino i casi di corruzione sono molti più del previsto.
Un giudice a Berlino, invocava il mugnaio di Bertold Brecht. Quello di oggi si chiama Rüdiger Reiff, procuratore generale, capo dell’Ufficio centrale per la lotta alla corruzione. Che è molto arrabbiato per le carenze del sistema di controlli, che ha permesso casi eclatanti. Le due donne che hanno truffato 500mila euro a colpi di ricette false. O la mazzetta di 143 mila euro del responsabile dell’ufficio per la salute che chiudeva due occhi sulle porcate di un’azienda che costruiva ostelli per rifugiati. O patenti di guida vendute da esaminatori compiacenti, o ‘spese terapeutiche’ di un quarto di milione di un poliziotto che amava i safari in Sudafrica. Fantasia quasi italiana.
Lo scorso anno il centro anticorruzione tedesco ha aperto indagini preliminari su 114 casi (in Italia?), ma solo in dodici casi le prove sono state sufficienti per l’incriminazione. 14 condannati, sei in prigione senza condizionale. Ben poca cosa rispetto all’estensione del fenomeno, denuncia la magistratura locale. Pochi ed inefficaci controlli, denuncia Rüdiger Reiff. Secondo l’Associazione anti-corruzione di Berlino (una cosa da copiare), gli investigatori, stretti fa carenze di personale e normative inadeguate, avrebbero perso fiducia nel loro lavoro. E anche in Germania, «Per i corrotti il rischio di essere scoperti è di fatto inesistente».
«Ora però Reiff ha un nuovo collaboratore, su cui conta per scovare i casi di corruzione», racconta Cadalanu. Nome ‘Watson’, probabilmente dal dottor John H. Watson, personaggio creato da Arthur Conan Doyle come co-protagonista delle avventure del celebre detective Sherlock Holmes. ‘Watson’ Software è un programma informatico che analizza grandi quantità di dati e rileva ogni incongruenza che potrebbe nascondere irregolarità. Ad esempio, pagamenti sopra la media, versamenti in orari insoliti, eccetera, sulla base di algoritmi che si perfezionano da soli. Sempre più ‘Grande Fratello’, forse un po’ meno ladri, ma un po’ meno liberi.
Watson prima in Italia. L’annuncio del progetto era stato dato il 31 marzo 2016 dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi in visita alla sede Ibm di Boston. Il 15 febbraio 2017 il Fatto quotidiano rivela che il governo si era impegnato a fornire i dati sanitari di tutti gli italiani, a partire da quelli che vivono in Lombardia. Prove generali di Grande Fratello della sanità. Programmazione sanitaria da parte della Regione, e per la Ibm Watson, incrementare il valore di mercato della tecnologia impiegata. Tra i protagonisti dell’operazione il presidente della Regione Roberto Maroni. Garante della privacy chiamato in causa, risposta non nota. Stessa Watson di Berlino?