• 27 Febbraio 2020

‘Dazi del 25% su ogni auto dall’Ue’: Trump in crisi distrae l’attenzione

Alzate d’ingegno

‘Dazi del 25% su ogni auto dall’Ue’. Gli Stati Uniti sarebbero pronti ad applicare una tariffa del 25% su ogni auto importata dall’Unione europea, spara Donald Trump durante un comizio elettorale in West Virginia. Riferendosi al summit dello scorso mese con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, Trump ha affermato di avergli detto che la disputa commerciale tra Ue e Usa “è tutta sulle auto”. “Stiamo mettendo una tassa del 25% su ogni auto che arriva negli Stati Uniti dall’Unione europea”, sostiene di aver riferito già allora a Juncker.

Provocazioni a perdere

Non è chiaro comunque se e quando queste tariffe dovrebbero entrare in vigore. Anche perché martedì scorso, il segretario al Commercio Wilbour Ross, in un intervista a Wall Street Journal, aveva dichiarato che l’amministrazione difficilmente avrebbe imposto delle tasse sulle automobili nell’immediato futuro perché le raccomandazioni e uno studio del Dipartimento del Commercio non sono ancora pronti. Anzi, sconsigliavano. Tra le ragioni del ritardo, aveva aggiunto Ross, anche i negoziati in corso con l’Ue, nonché con il Messico e il Canada.

Attenzione export

Reazioni scomposte, oltre lo ‘stile’ di imprevedibilità del personaggio. Cosa c’è dietro? Due colpi duri in poche ore negli sviluppi dell’inchiesta sul Russiagate. L’ex capo della sua campagna elettorale è stato condannato per frode finanziarie, e il suo ex avvocato personale si è dichiarato colpevole di violazione delle leggi elettorali pagando una porno-star perché tacesse sulla relazione con Trump. La condanna in primo grado a Paul Manafort, che diresse l’organizzazione elettorale di Trump non coinvolge direttamente il presidente ma gli si avvicina troppo.

Amori a pagamento

Più pericolosa la vicenda Michael Cohen, per anni l’avvocato ‘factotum’ di Trump. Cohen di fronte alla corte federale di Manhattan ha ammesso il pagamento della porno-star Stormy Daniels. E quel pagamento fu compiuto “su richiesta dell’allora candidato”, smentendo e dando del bugiardo al presidente degli Stati Uniti che aveva  sostenuto di ‘pagamento a sua insaputa’. Per adesso né la condanna di Manafort né l’ammissione di colpevolezza di Cohen hanno rilevanza ai fini dell’impeachment. Manafort truffatore non coinvolge chi lo ha nominato.

Rischio sbruffonate

Per ora nessuna minaccia diretta di impeachment, salvo rischio di batosta elettorale tra qualche mese. Ciò che spaventa i legali del presidente -scrivono gli specialisti di cose americane- è la possibilità che sia Trump a infilarsi nei guai, o mentendo in una deposizione sotto giuramento, offrendo involontariamente a Mueller la prova di aver voluto intralciare il corso della giustizia. L’irruenza verbale di Trump, e la sua abitudine a mentire. «Visti i precedenti di Richerd Nixon e Bill Clinton -osserva Federico Rampini- più del reato, fu fatale il tentativo di nasconderlo».

Remocontro

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