martedì 18 giugno 2019

Brasile, ‘senza Lula elezioni frode’, l’Onu e la Dottrina Monroe Usa

Onu: «Lula partecipi alle elezioni». Il pronunciamento del Comitato per i diritti umani vincolate per la legge brasiliana.
-Sondaggi, Lula già in testa, ma la destra farà di tutto per impedirne la candidatura.
-Sospetta visita del ministro alla difesa Usa in un tour tra vecchi golpe latino americani.

Sospetto golpe in toga

Brasile, ‘senza Lula elezioni frode’. Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni unite che ha sollecitato ufficialmente le autorità brasiliane ad ammettere la candidatura di Lula alla presidenza del Paese. Regole universali di presunta innocenza sino a sentenza definitiva. Ma il Brasile -colpo di mano o colpo di Stato e scelta di chi legge i fatti- aveva deciso per Lula la scorciatoia della sentenza d’appello. L’organismo Onu chiede adesso al governo di non impedire che l’ex presidente concorra alle elezioni «fino a quando tutti i ricorsi contro la sua condanna non siano esauriti», e di garantire, dalla prigione, l’esercizio dei suoi diritti politici, autorizzando «un accesso appropriato ai media e ai membri del suo partito».
Silenziatore governativo e stampa arruolata, ma altro grosso problema per chi dovrà decidere entro il 17 settembre sull’ammissibilità e meno della candidatura di Lula. Ma non solo. Da un sondaggio divulgato nei giorno scorsi dall’istituto Mda, a Lula andrebbe addirittura il 37,3% delle intenzioni di voto. Una percentuale che, superando quella di tutti gli altri candidati messi insieme, gli assicurerebbe la vittoria al primo turno, spiegano i tecnici.

Ministro ‘salvinista’

Punto di forza della destra, il ministro Luis Roberto Barroso, relatore del caso Lula al Tribunale Superiore Elettorale, chiamato a sciogliere il dilemma tra gli interessi di chi vuole l’esclusione di Lula e il rispetto della giurisdizione internazionale dall’altro. Un dilemma particolarmente spinoso, considerando che, in un articolo del 2010 sulla «dignità della persona nel diritto costituzionale contemporaneo», era lo stesso Barroso a definire i trattati internazionali sui diritti umani «indiscutibilmente vincolanti dal punto di vista giuridico». Nel 2009 il Brasile ha firmato un protocollo che riconosce la giurisdizione dell’organismo Onu e l’obbligatorietà delle sue decisioni. Così vorrebbe la legge, ma c’è sempre il possibile inganno.
Possibile, se non probabile, che la decisione dell’Onu venga comunque ignorata, è evidente che a quel punto la legittimità delle elezioni verrebbe messa in discussione a livello internazionale. Con ricadute di politica internazionale che già si fanno sentire. Non casuale, molto probabilmente la visita del ministro della difesa Usa, Mattis, un questa lunga e delicata vigilia elettorale.

Ancora Dottrina Monroe

Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, James Mattis, in un tour latinoamericano, memoria anche di pessime attenzioni Usa di un passato non troppo lontano. Brasile, Argentina, Cile e Colombia, a rafforzare una alleanza militare definita da Washington, ‘strategica’. Guardino di casa. Prima tappa per Mattis alla Escola Superior de Guerra, riferimento meno pericoloso alla seconda guerra mondiale e ai 25mila soldati brasiliani incorporati nella V Armata agli ordini del generale Clark. Per curare interessi un po’ più vicini, a giugno, Comando Sud Usa, manovra con i paesi dei Caraibi, in particolare la Guyana, Grenada e Trinidad e Tobago per la sua vicinanza al Venezuela. In agosto, esercizio di “assistenza umanitaria” tra El Salvador e Panama. E da subito, c’è chi ha parlato di ritorno della ‘Monroe Doctrine’.
La dottrina Monroe, elaborata da John Quincy Adams e pronunciata da James Monroe al Congresso il 2 dicembre 1823. L’idea della supremazia degli Stati Uniti nel continente americano. Da allora, quasi 200 anni dopo, nulla sembra cambiato, salvo i modi per imporre questa supremazia.

 

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