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lunedì 16 Dicembre 2019

Total si ritira dall’Iran: Macron cede a Trump (in cambio di cosa?)

Il gruppo francese Total ha deciso di rinunciare allo sfruttamento di un grande giacimento di gas in Iran, dopo le sanzioni americane. In barba alle sollecitazioni contrarie dell’Unione europea.
Macron cede alle pressioni di Trump, in cambio di cosa?

Segreto inconfessabile

La Total si ritira dall’Iran. Emmanuel Macron, sponda europea di qualità del rude e poco amato americano, paga pegno. Formalmente solo una questione di petrolio, che è da sempre questione politica di Stato. Il gruppo francese Total, che dipende dalla Stato quanto l’Eni in Italia, ha deciso di ritirarsi da un progetto per lo sviluppo di un grande giacimento di gas in Iran, cedendo alla minacce americane su sanzioni ai ‘cattivi’ iraniani e a chi li aiutasse ad estrarre gas e petrolio. Esattamente il contrario di quato chiedeva di fare l’Unione europea. Macron, obbediente Total, col sospetto (timore italiano) di qualche compensazione altrove, ad esempio in Libia.

L’Iran cerca soci

Lo ha reso noto il ministro del Petrolio iraniano. E Teheran chiede all’Europa di fare di più per salvare le iniziative economiche che tengono in piedi l’accordo nucleare da cui sono usciti gli Usa di Trump. Lo ha reso noto il ministro del Petrolio iraniano, Bijan Zanganeh, citato dalla televisione di Stato. Si trattava dell’unico grande progetto in campo energetico di un’azienda europea dopo l’accordo del 2015 sul programma atomico della Repubblica Islamica. Sono in corso contatti per trovare un’altra compagnia che prenda il posto di quella francese nel consorzio per la realizzazione del progetto, del gigantesco giacimento di gas naturale di South Pars, nel Golfo.

4 miliardi di dollari

Il contratto, del valore di circa quattro miliardi di dollari, era stato assegnato nel luglio del 2017 ad un consorzio di cui facevano parte appunto la Total, con il 50,1%, la cinese Cnpc con il 30% e l’iraniana Petropars con il 19,9%. La decisione francese di ritirarsi dall’impresa era stata comunicata al governo iraniano circa un mese dopo che il presidente americano Donald Trump aveva annunciato l’uscita degli Usa dall’accordo sul nucleare con la conseguente reimposizione di sanzioni, anche sul settore energetico. “Chiunque faccia affari con l’Iran non farà affari con gli Stati Uniti”, ha affermato recentemente lo stesso Trump. Alla Casa Bianca la chiamano diplomazia, nei vocabolari del mondo di scrive ricatto.

Europa, batti un colpo

L’Iran adesso chiede agli altri Paesi europei, fuori Parigi, di “fare sforzi più seri e solleciti” per iniziative economiche che permettano di salvare l’accordo sul nucleare. Ghasemi ha anche risposto alla cancelliera tedesca Angela Merkel, che, pur ribadendo la volontà di preservare l’intesa sul nucleare, ha espresso preoccupazione per il programma missilistico di Teheran. Il programma nucleare e quello missilistico, ha affermato il portavoce, sono due questioni separate e il secondo “non è negoziabile”. Insomma, il ditritto iraniano alla difesa, con qualche ragione rispetto alle tensioni nella regione, dalla Siria, all’Iraq, alla guerra nello Yemen. L’Iran bersaglio non soltanto Usa, ma ‘nemico assoluto’ per Israele e guida Netanyahu, e per i petromonarchi sauditi e sunniti.

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