Privacy Policy Serbia-Kosovo: dalle bombe 1999 ancora questione aperta -
lunedì 20 Gennaio 2020

Serbia-Kosovo: dalle bombe 1999 ancora questione aperta

Quando l’Italia bombardò con la Nato la Jugoslavia per il Kosovo. Per la Serbia ancora interferenza da sanare.
-Accordo impossibile ma forse inevitabile tra Belgrado e Prishtina

Guerre umanitarie a convenienza

Serbia-Kosovo: dalle bombe 1999 ancora questione aperta. Nel 1999 ci avevano proposto le cosiddette di ‘guerre umanitarie’. Raddrizza torti senza arbitro riconosciuto e la Nato sceriffo auto nominato. Tre mesi di bombardamenti Nato a trazione Usa per creare lo Stato albanese di Kosovo. La Jugoslavia cancellata, la Serbia donatrice tutt’altro che volontaria di territori. Quasi 20 anni, nulla di formalmente risolto tra i mille problemi aperti da quel conflitto lacerante, ma forse qualcosa si muove.
Luca Susic è uno dei pochi che insiste ad occuparsi di Balcani (anche qualcuno di Remocontro lo ha fatto, ma nel passato). «Tra smentite e conferme, in questi giorni si rincorrono le voci di un possibile accordo tra Serbia e Kosovo per una ridefinizione delle frontiere tra i due Stati e sbloccare la paralisi seguita alla proclamazione unilaterale d’indipendenza da parte di Prishtina, nel 2008».

Segnali e contraddizioni

Notizie confuse e contraddittorie con una successione di piccoli/grandi fatti. Susic prova a metterli assieme, uno dopo l’altro come Pollicino. Primo, la parziale ammissione del Presidente kosovaro Thaci dell’esistenza di trattative col suo omologo serbo. Trattative segrete su temi bomba. Esempio, una “correzione” dei confini: uno scambio fra il nord a maggioranza serba, Kosovska Mitrovica e le terre oltre l’Ibar, e la Valle di Preševo (sud della Serbia) a maggioranza albanofona.
Li rivela in corrispondente dell’AP, e quasi scoppia un’altra guerra. In casa albanese, con altri leader sicuri di arrivare nel tempo all’incasso senza dover pagare pegno, da fedeli satelliti Usa. Obiettivi intermedi, un seggio all’ONU e l’accesso a UE e NATO. Esagerazioni ad incasso politico. «Un assist a Thaci arriva dalla Serbia che, per bocca del suo Ministro degli Esteri, ha dichiarato che “la situazione attuale è tale che abbiamo buone chance di risolvere con un compromesso la situazione del Kosovo e Metohija”».

Balcani post Bush e Obama

Secondo Dačić (il ministro, del Partito socialista che fu di Milosevic), l’amministrazione Trump sarebbe disponibile a rivedere il corso voluto da Clinton, Bush junior e Obama. Metti assieme il nuovo ruolo globale di Russia e Cina e il mutato atteggiamento di Francia e Germania (l’Italia non viene neanche citata), prometterebbe soluzioni meno “filo albanesi” rispetto agli anni scorsi.
Ma il presidente serbo Vučić? Sbirro buono, sbirro cattivo, il 7 agosto recita i dubbi: la scarsa collaborazione di Prishtina, la posizione di debolezza della Serbia rispetto alle Grandi Potenze, e un probabile ma difficile referendum che sancisca la perdita dell’ex provincia.
Anche se Vučić poi, si dichiara favorevole alla “delimitazione” (razgraničenje) con il Kosovo. Che vuol dire ‘delimitazione’, se non definizione di confini? Traduzione possibile, il riconoscimento dell’indipendenza in cambio della cessione del nord dell’ex-provincia in cambio di garanzie per le zone definitivamente sotto controllo albanese.

Nazionalismi contrapposti

‘Razgraničenje’ come tradimento per l’opposizione serba che si appella alla Costituzione secondo cui il Kosovo e Metohija sono parte integrante ed indivisibile della Serbia. Battaglia politica in corso e senza esclusione di colpi. Fake news alla serba, o balle e montature all’italiana comprese.
Verso la fine di luglio -sempre Luca Susic su Analisi Difesa- alcuni quotidiani serbi avevano scritto dell’OK di Vučić alla rinuncia di alcune zone della Serbia a maggioranza da albanese; degli americani a creare un esercito kosovaro, e di Prishtina con un piano per prendere il controllo di tutte le infrastrutture strategiche fondamentali alla sopravvivenza della comunità serba in Kosovo.
Una quasi guerra bis. Analoghe strumentalizzazioni sulla stampa kosovara, con provocazioni sulla annessione di altre parti del Sud della Serbia. Da Tirana poi, rispunta il fantasma della Grande Albania, con la eliminazione del confine tra Albania e Kosovo. Mentre la Nato promette una nuova base proprio in Albania.

Il seguito, la prossima puntata

Potrebbe piacerti anche