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venerdì 20 Settembre 2019

Merkel-Putin, amore ritrovato lungo il North Stream

Putin da Merkel: “Il gasdotto Nord Stream 2 rafforzerà l’Europa”
-L’incontro, e il riavvicinamento, tra i due leader a Berlino.
-Continua il dialogo su Ucraina e Siria, per cui il presidente russo chiede all’Europa uno sforzo per la ricostruzione
-I segreti del North Stream 2

Putin in Germania dopo il gelo

Merkel-Putin, amore ritrovato lungo il North Stream. Putin, pragmatico assoluto, e Angela Merkel, stessa pasta stessa scuola, fatti per intendersi. Dritti al sodo anche quando devono litigare, come è avvenuto negli ultimi anni per colpa di Ucraina e Crimea. Ora, per colpa (o merito) della strano personaggio finito alla Casa Bianca (con o senza aiutino russo), ai due conviene rappacificarsi. E tornare a fare affari.
La ‘pace’ di Meseberg, poco lontano da Berlino. Prima della cena (antipasto politico), la cancelliera ha accennato alla possibilità di una missione internazionale di peacekeeping in Ucraina.
Putin, arrivati ai brindisi, prova a ridare respiro agli impantanati accordi di Minsk, rassicurando Kiev che l’apertura del gasdotto Nord Stream 2, che collega direttamente Russia e Germania, non escluderà l’Ucraina.
“Affare solo economico”, vende il presidente russo, anche ai sua amico americano che non gradisce. Ricordando al resto dell’Europa anche meno amico che negli ultimi cinquant’anni la Russia ha “assicurato un approvvigionamento stabile di gas naturale all’Europa, e alla sua sicurezza energetica.

North Stream 2

Poi, politico globale, Putin ha fatto appello all’Europa per un sostegno economico alla ricostruzione della Siria. L’Europa non può permettersi una nuova crisi di profughi, ci ha ricordato. Replica forse non programmata all’ultima invenzione del riportone in giallo. “Gli Stati Uniti hanno messo fine al ridicolo pagamento annuale di 230 milioni di dollari per lo sviluppo della Siria”, annuncia Trump. “L’Arabia Saudita e altri ricchi Paesi del Medio Oriente cominceranno a fare i pagamenti invece degli Usa”. Delicato come sempre il rude immobiliarista.
E quindi, in Europa, più o meno amici, meglio arrangiarci tra di noi -si dicono indirettamente Merkel-Putin. A settembre i due parteciperanno a un vertice ad Ankara con il presidente turco Erdogan e quello francese Macron. L’isolamento Usa a colpi di ‘America First’, impone audacia.
Il presidente russo, che non è un amicone facile, è arrivato a Berlino dopo una visita privata in Austria, dove ha partecipato al matrimonio di Karin Kneissl, ministro degli Esteri di Vienna, voluta dalla destra populista della Fpoe. Più o meno con la stessa valenza politica di Vladimir all’ipotetico matrimonio Salvini Isoardi.

Lobby Gazprom russo-teutonica

Con North Stream 2 le forniture di gas russo all’Europa potrebbero raddoppiare, ma attenti a voi, avvertono osservatori forse non del tutto disinteressati. Mosca vuole tagliare fuori Kiev, resta l’accusa di Washington, ma con la volpe sotto l’ascella del suo di ‘shale gas’ estratto con costose procedure che però vuole iniziare a vendere. Nemico in casa, il Deutsches Institutfür Wirtschaftsforschung, il Diw, che boccia l’intera operazione North Stream 2 . Progetto datato, sempre maggiore peso l’importazione di gas liquefatto, quindi, costruzione del Nord Stream 2 ‘poco profittevole’. Perché? Danilo Elia Sabato, su EastWest.
1200 chilometri sul fondale del Mar Baltico, accanto a quelli già esistenti, costo stimato è di 14 miliardi di euro. Capacità finale 55 miliardi di metri cubi all’anno, 20 miliardi di metri cubi oltre l’intero fabbisogno di gas tedesco. Il gas in eccesso sarà rivenduto all’Austria, alla Repubblica Ceca e alla Polonia. Unico azionista del Nord Stream 2, il gigante statale russo Gazprom. Troppo gas ( e troppo potere) in mano altrui, è la valutazione più politica che tecnica.

Geopolitica del gas

Una volta tanto l’Italia se la cava meglio di altri. Oggi compriamo gas, dalla Russia, dall’Algeria, dalla Libia, dall’Olanda e dal Qatar. E quando il Tap sarà completato, anche il Caspio farà la sua parte, facendo schizzare l’export verso l’Europa a 38 miliardi di metri cubi all’anno nel 2035 -stima sempre di Diw- dagli attuali sei. Ed arriviamo a Trump. Con un mercato del gas sempre più liquido, in tutti i sensi, e globale, e con un boom della produzione americana di shale gas, gli Stati Uniti vogliono fare la loro parte in Europa.
«La Germania non può chiederci di proteggerla dalla Russia mentre firma con Mosca contratti miliardari per un gasdotto. Dovreste comprare il nostro gas liquefatto», ha detto ad Angela Merkel durante la sua visita europea. Ma l’anello debole della strategia Usa è proprio l’Ucraina (e Putin infatti tratta con la cancelliera). Se Kiev non abbasserà le tariffe e modernizzerà gli impianti, dal 1 gennaio 2020, quando gli accordi sul transito saranno scaduti, resteranno ben pochi motivi per preferire l’Ucraina al Baltico. Due, tre miliardi di dollari all’anno, il 3% del Pil per la disastrata economia ucraina.

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