mercoledì 14 novembre 2018

Brasile, Lula candidato fa paura alle destre anche dalla prigione

Il detenuto Luiz Inácio Lula da Silva è il candidato ufficiale del Partido dos Trabalhadores alla presidenza del Paese.
-La sua candidatura, subito impugnata dalla pm Raquel Dodge, ma la destra che la applaude, comunque teme.

Partido dos Trabalhadores

Brasile e Lula e il Partito dei lavoratori. In onore di Genova ferita, ricordo che lavoro, in genovese si dice, ‘travaggiu’, quello che la città strangolata rischia di perdere. Decine di migliaia di trabalhadores brasiliani alla registrazione del candidato alla presidenza. Forse non era mai accaduto prima e in nessun altro Paese al mondo. Iscrizione formale della candidatura di Lula al Tribunale Supremo elettorale alle 17.21 del 15 agosto, ferragosto per noi latini. «Atto di sovranità popolare. Atto di obbedienza alla volontà del popolo e alla Costituzione federale», secondo i vertici del Pt, che candida la deputata del Partido comunista do Brasil Manuela D’Avila, alla vicepresidenza.

Lula, il nemico da battere a qualsiasi costo, da parte dei poteri forti brasiliani che già pregustavano una facile vittoria elettorale. E quindi, scontro senza esclusione di colpi, e a tutta velocità. Mossa della candidatura comunque, nonostante il carcere, e la replica immediata via magistratura in conto terzi. Lo stesso 15 agosto, la sua candidatura è stata impugnata dalla procuratrice generale della Repubblica Raquel Dodge, da sempre in prima fila nell’azione giudiziaria contro l’ex presidente. Una rapidità su cui Glesi Hoffmann -segretario Pt- ha ironizzato: «Se per fermare Lula avesse dovuto correre i 100 metri, Raquel Dodge avrebbe frantumato il record di Usain Bolt».

Peggio: l’incarico di analizzare il caso della candidatura di Lula è stato assegnato al ministro Luis Roberto Barroso, noto come sostenitore entusiasta della legge Ficha Limpa, che proibisce ai condannati in secondo grado di presentarsi alle elezioni -niente sentenza definitiva- ma è anche considerato dal Pt il giudice più vicino alla Rede Globo, la potentissima catena televisiva che sostiene la destra. Subito contestare l’assegnazione, chiedendo che ad occuparsi del caso sia qualche altro ministro meno schierato. Precedenti richieste di impugnazione contro Lula da parte Kim Kataguiri, leader del gruppo di estrema destra Movimento Brasil libre, e dall’attore Alexandre Frota, del Partido social liberal.

Lula cosa chiede? «Chiede anche per se i diritti riconosciuti da anni dai tribunali a centinaia di altri candidati». E cioè il diritto di ottenere la sospensione dell’ineleggibilità finché non siano esauriti tutti i ricorsi, e di poter godere nel frattempo di tutte le prerogative garantite agli altri candidati presidenziali, compresi i dibattiti televisivi. Difficile, e Lula ai suoi, «Ciascuno di voi sarà le mie gambe e la mia voce. Rilanceremo la speranza, la sovranità e l’allegria di questo nostro grande Paese». Se anche Lula non potesse candidarsi, le destre hanno di che preoccuparsi. Secondo il sociologo Marcos Coimbra dell’istituto di sondaggi Vox populi, la sa vice al posto di Lula arriverebbe certamente al ballottaggio.

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