mercoledì 19 settembre 2018

Libia, tra inciampi e sfida francese, laggiù qualcuno non ci ama

Haftar contro l’Italia: boicotterà la Conferenza di Roma.
-L’attualità ad esaltazione elettorale leghista sui migranti, ma lo scontro che conta è sul petrolio.
-Haftar, Francia e Russia con interessi contrapposti all’Italia.

Le promesse Usa sulla Libia

Libia, tra inciampi e sfida francese, ma non solo. ‘Khalifa Haftar ha messo nel mirino l’Italia’, scrive Umberto De Giovannangeli sull’Huffinton Post, forse esagerando. ‘Libia, ora Haftar sfida l’Italia. Ma c’è lo zampino dei francesi’, titola netto Il Giornale. ‘Stop di Haftar all’ambasciatore italiano per scongiurare il rinvio delle elezioni’, spiega il Sole24ore. Certo il maresciallo ha maggiori frequentazioni e vicinanze politiche con francesi e russi, là, nella sua Cirenaica, dove controlla praticante tutti i principali pozzi petroliferi del Paese e gli oleodotti strategici. Certo, la politica italiana, piccola e mediocre, a caccia di striminziti titolo su striminziti giornali, preferisce andare a Tripoli da Serraj che non comanda su nulla, per discutere di migranti, che adesso è l’imperativo categorico nazionale. Da Haftar, contiamo sul fatto che ci vadano, e spesso, almeno i professionisti dell’Aise, i nostri servizi segreti che si occupano di cose un po’ più strategiche dei soli migranti a trazione elettorale leghista, tipo le fonti energetiche essenziali tra gas e petrolio.

Haftar anti italiano

Dalla Cirenaica, veniamo a sapere che il generale, anzi, il Maresciallo, un passato accanto a Gheddafi, e un decennio di esilio americano su cui sarebbe utile sapere molto di più, sta mettendo in campo una strategia anti italiana in più fasi (sempre De Giovannangeli). Uno, l’ambasciatore d’Italia a Tripoli non è più gradito. Due, per i protettori di Serraj non vi sono porti sicuri in Libia. Tre, tribù e milizie in Cirenaica e il governo di Tobruk, boicotteranno la Conferenza di Roma dell’autunno, con buona pace per le promesse fatte da Trump al felice Conte. Perché a Bengasi si parla di cose serie. «Se Roma continuerà a voler sostenere politicamente e militarmente (motovedette), e a promettere finanziamenti, via Europa, al Governo della “nullità di Tripoli” (così Haftar liquida Serraj), allora l’Eni dovrà lasciare spazio (e giacimenti) alla francese Total», scrive l’HuffPost.

Italia, troppo Serraj

Attualità del contendere, le elezioni in Libia entro fine anno che Parigi vede con favore e Roma no. In questo scenario, anche “l’affaire Aquarius”, la nave carica di migranti soccorsi ferma tra Malta e Lampedusa in attesa di istruzioni per un porto sicuro. Roma che chiama in causa Malta, Libia, Germania, Francia, Gran Bretagna. E tutti a dire, ‘non è affar nostro’. Ma questa è piccola attualità. Salvini a Tripoli con doni di motovedette, e una apertura di credito totale a Serraj e ai suoi uomini. Per Haftar, una implicita dichiarazione di ostilità a pochi mesi dalle elezioni presidenziali e legislative del 10 dicembre concordate con Serraj nel vertice di Parigi. Da quella Conferenza uscì fuori che le istituzioni libiche non saranno più divise tra Tripoli e Tobruk, ma verranno unificate, proprio in vista delle elezioni decise per il prossimo 10 dicembre.

Provincialismi

Grossolanità politico diplomatica italiana. Tripoli e soltanto Tripoli di Salvini, Moavero Milanesi, Trenta. Mentre la Francia, ministro degli esteri Le Drian, ha sì incontrato Serraj, ma il francese è andato oltre, trattando con Haftar e con il parlamento di Tobruk, cosa che l’Italia, in tutte e tre le visite non ha fatto. E il Libia, cultura tribale nobile ed antica (le kabile), sono sensibili e permalosi. Messaggio dal comando dell’Esercito nazionale libico, una milizia di circa 40mila uomini. «Come voi sapete – ha detto un portavoce delle milizie libiche – nei nostri campi ci sono 52.031 potenziali richiedenti asilo da Siria, Sudan, Palestina ed Eritrea. Se partono, dovreste prenderveli tutti. Meglio, quindi, che non partano». Più che un consiglio, una minaccia, riporta l’Huffington.

Italia-Francia non di calcio

Serraj-Roma da un lato, Haftar-Parigi dall’altro. Partita rischiosa. La Francia che preme sul voto da organizzare entro dicembre e che buona parte della Comunità internazionale, Italia compresa, ritiene prematuro nei tempi prospettati da Parigi. Ma “la Francia appoggia gli sforzi di tutti coloro che vogliono arrivare ad elezioni nei tempi concordati a Parigi”, ha martella Le Drian alla sua terza trasferta in Libia. E paga in contanti. Un milione di dollari per l’organizzazione degli scrutini. «Ma l’emissario francese è andato oltre, trattando con Haftar e con il parlamento di Tobruk, cosa che l’Italia, in tutte e tre le visite non ha fatto», critica De Giovannangeli. Come sintetizza la France presse, sulla nuova missione libica di Le Drian, «la Francia scommette sulle elezioni entro l’anno e gioca in assolo la sua partita, rischiando di infastidire altri Paesi implicati in Libia, l’Italia in testa».

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