martedì 19 marzo 2019

Caspio, né mare né lago, l’accordo, l’Iran, sanzioni Usa e l’URSS

Né mare, né lago: il bacino chiuso d’acqua più grande al mondo avrà uno “status legale speciale”.
-Dopo vent’anni di colloqui, dalla fine dell’URSS, Russia, Turkmenistan, Azerbaijan, Kazakhstan e Iran, accordo sulle acque contese.
-Non solo caviale, ma la titolarità delle sue riserve di idrocarburi

Essere o non essere un mare

Caspio, né mare né lago. Sui nostri vecchi Atlanti era,’ Mar Caspio’, un enorme bacino d’acqua, un enorme lago, giù, verso il centrasia. Lorto, i paesi rivieraschi del Caspio senza aggettivi, Turkmenistan, Azerbaijan, Russia, Iran e Kazakhstan, hanno deciso che non sia né mare, né lago. Caspio a basta, con regola speciali a farlo condividere. A farlo navigare e a sfruttarne le risorse, quelle evidenti degli storioni e del loro prezioso caviale, quelle nascoste sotto terra, che sono gas e petrolio.
I leader dei cinque Paesi rivieraschi hanno siglato una Convenzione nella città portuale kazaka di Aktau. Secondo il Cremlino, l’erede di fatto della sovietica URSS, l’accordo preserva la maggior parte del Mar Caspio come area condivisa, ma divide i fondali marini e le risorse sottomarine tra i cinque paesi. “Farà la storia”, ha commentato il presidente russo Vladimir Putin, auspicando maggiore cooperazione militare tra tutti i Paesi del mar Caspio. URSS senza sovietici.

Tra mare e lago sono soldi

Mare o lago fa la differenza. In ballo, la titolarità di giacimenti con 50 miliardi di barili di petrolio e di 300mila miliardi di metri cubi di gas naturale. La differenza mare-lago? Caspio-mare, le sue acque verrebbero suddivise secondo il “principio della linea mediana” dalle coste. Caspio-lago, i Paesi rivieraschi ne avrebbero una “fetta” uguale. In questo caso a farne le spese il Kazakhstan a beneficio dell’Iran. Caspio soggetto senza aggettivi qualificativi, né mare né lago, ma risorsa condivisa da sfruttare sulla base di un nuovo accordo.
Salvo rotture di scatole da parte degli Stati Uniti. Teheran e Mosca ottengono dai vicini il divieto per basi militari di paesi terzi, ma alla Repubblica Islamica va la fetta più piccola del mare. L’Iran non è riuscito a imporre la propria proposta di suddividere il Caspio in cinque parti uguali e dovranno accontentarsi di sfruttare gli idrocarburi nella zona di confine con l’Azerbaigian, ma al momento nessuna compagnia petrolifera pare disposta a investire a causa delle sanzioni statunitensi.

 

Iran e Turchia i due ‘cattivi’

L’Iran nemico Usa dichiarato, ha deciso Donald Trump in conto Israele e Arabia saudita, e quindi, pochi vantaggi a breve dal Caspio. Ne guadagnerà invece, e da subito, la Turchia, altro recente ‘cattivo’ nel mondo letto da Washington. La Turchia, pur non affacciandosi sul Caspio, grazie alle sue relazioni con l’Azerbaigian e gli oleodotti che collegano i due paesi, condividerà da subito dei vantaggi economici che trarrà Baku. Ma l’incertezza creata dalle ‘sanzioni Trump’ rischia di impedire la costruzione di nuove infrastrutture per il trasporto degli idrocarburi dall’Asia Centrale verso l’Europa passando dall’Iran.
Ed ecco un ‘legittimo sospetto’ segnalato da Farian Sabahi su Il Manifesto. Pensare che l’accordo sullo statuto del Caspio -arrivato dopo 25 anni di stanca trattativa proprio oggi- possa essere la risposta di Russia e Iran alle continue pressioni degli Stati uniti, che fanno delle sanzioni contro Mosca e Teheran il pilastro della loro politica estera.

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