mercoledì 24 ottobre 2018

Diaspora rumena torna a Bucarest per cacciare i corrotti

«Basta corruzione», migliaia di rumeni residenti all’estero, tornati dai familiari per le ferie estive, si sono riversati per le strade di Bucarest, contro la corruzione, il governo trema. «Voto anticipato».
-Quei 5 miliardi di dollari di rimesse dall’estero, e di fatica.

Corruzione, arroganza, impunità

La Diaspora rumena torna a Bucarest per cacciare i corrotti. Migliaia di lavoratori rumeni residenti all’estero, tornati dalle famiglie per le vacanze ferragostane, che scelgono la piazza della infuocata Bucarest per gridare la loro rabbia contro la corruzione. Molti di loro gridano ormai in italiano, o in francese, o in tedesco. Concentrati di indignazione in rappresentanza dei altri 3, forse 5 milioni di rumeni che vivono all’estero, costretti a vivere all’estero per far arrivare a chi rimane a casa, il resto dei 22 milioni di connazionali, i 5 miliardi di dollari delle loro fatiche. Corruzione del sistema politico che, dal regime di Ceausescu sembra ereditato l’arroganza del potere, e del possedere. E un po’ di polizia violenta, che in molti casi ha risposto con lancio di lacrimogeni, a slogan e canti contro il governo.

I miei soldi, la mia fatica

Sono arrivati da tutta Europa a migliaia. Si sono organizzati con punti di incontro stabiliti in diverse parti della città. Treni, aerei, ognuno in marcia verso il centro di Bucarest e Piata Universitatii. Anche intellettuali, attori, blogger, mobilitati da mesi e dall’estero con un tam tam via Facebook. Tutti per strada a chiedere firme con una petizione che chiede di allontanare dal governo chi ha carichi penali. La “diaspora”, gli stessi cittadini che avevano costretto il Partito Social Democratico, all’inizio del 2017, a fare marcia indietro su un provvedimento che avrebbe limitato l’azione della Direzione Nazionale Anti-Corruzione. Ieri la piazza era contro la prima ministra Viorica Dancila. Sul palazzo hanno proiettato la scritta: «Down Government». Ormai la diaspora per lavoro e fatica è poliglotta.

Incerta Viorica Dancila

Dancila è ancora in vacanza ma tutti gli inquilini di Palazzo Victoria hanno buoni motivi per temere. La diaspora e molti altri, chiedono infatti elezioni anticipate. Da un mese, contesa aperta fra i sostenitori del presidente della Repubblica, Klaus Iohannis, leader del piccolo partito nazionale liberale, e l’esecutivo guidato dalla prima donna romena premier, Viorica Dancila, promossa dal controverso capo del partito socialdemocratico Liviu Dragnea, la vera guida politica. I magistrati avevano incriminato Dragnea per diverse irregolarità, il capo dello Stato aveva addirittura chiesto alla premier di dimettersi, ma il governo ha resistito. Pure alle indagini e alle intimazioni dell’altra donna forte del Paese, Laura Kovesi, magistrato capo del Dipartimento anti-corruzione, licenziata, come chiesto da Dragnea.

L’eminenza grigia

Il licenziamento di Laura Kovesi, ex-capo della Dna e simbolo della lotta alla corruzione, la causa ultima, scatenante della rabbbia dei cittadini. Una decisione clamorosa e decisamente spregiudicata dopo un lungo scontro istituzionale con il Psd e coinvolgimento della Corte Costituzionale. Mentre un mese prima il numero uno del Psd Liviu Dragnea veniva condannato in via non definitiva a tre anni e mezzo di carcere con l’accusa di abuso d’ufficio per due false assunzioni nel distretto di Teleorman, nel sud del paese, feudo elettorale di Dragnea, da cui proviene anche la ‘premier supplente’, Viorica Dancila. Nello stesso periodo la camera bassa del parlamento approvava in tempi record una legge per depenalizzare l’abuso d’ufficio.

Romania in italiano

Tra i manifestanti molti quelli provenienti dall’Italia, tutti alla ricerca di ‘un futuro migliore’. “Qui non era possibile, e le persone che ci governano non sono qualificate e sono corrotte. Spero che alle prossime elezioni ci sia un forte cambiamento nel Paese”. C’è ovviamente più di una parte politica che cerca ora un suo vantaggio. Colpisce l’immagine di questo lavoratori che nei vediamo spesso nei nostri cantieri e nei ruolo di maggior fatica, rientrati in patria per le vacanze, ne bruciano una parte per riportare a casa, oltre che valuta, anche una voglia di democrazia più avanzata. Riprendiamo quindi un dato iniziale. Sono fra i 3 e i 5 milioni i romeni che lavorano all’estero, cifra fornita dalla Banca Mondiale, su appena 22 milioni di abitanti. Totale delle rimesse dello scorso anno che tornano in Romania, 5 miliardi di dollari di fatica. Corruzione in casa, basta.

 

EURONEWS

 

 

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