lunedì 20 agosto 2018

Lira turca a picco, e contro il dollaro Erdogan chiama in campo Allah

Il crollo della lira che giovedì ha toccato un nuovo minimo storico e in avvio di giornata ha perso fino al 13,5% sul dollaro.
-Erdogan denuncia un complotto internazionale contro il governo, ai danni di Ankara.
-«Se loro hanno i dollari, noi abbiamo la nostra gente, il nostro diritto e il nostro Allah».

Il superpresidente Erdogan
e i poteri forti della Turchia

Lira turca a picco, e contro il dollaro Erdogan chiama in campo Allah. «Se loro hanno i dollari, noi abbiamo il nostro popolo, il nostro Dio, non abbiate paura». Voleva rassicurare, ma l’invocazione di Allah per salvare la lira turca, getta nel panico il mercato. La valuta turca, già ai minimi storici, è crollata in apertura fino a perdere in pochi minuti il 12% sul dollaro, a quota 6,3. Un vero e proprio tonfo. La moneta ha cercato di recuperare terreno ma nel pomeriggio ha ripreso a precipitare toccando un minimo di 6,65 (-16% solo oggi, -40% da inizio 2018). Situazione simile contro l’euro, che a sua volta scivola ai minimi da oltre un anno sul dollaro proprio a causa della tempesta turca.
Piazza Affari va in rosso del 3% ed è la peggiore d’Europa.

Le sanzioni di Trump
la lira turca e il rublo

Mentre Erdogan invoca Allah, anche nel mondo qualcuno oggi prega. In Italia, ad esempio, Unicredit, la banca che più ha investito negli anni in Turchia. Il sistema bancario italiano è esposto per 16,9 miliardi di dollari verso la Turchia, che gli specialisti dicono sia una quantità gestibile. Peggio -spiega il Sole 24 ore- la Spagna (il Paese nettamente più esposto con 84 miliardi di dollari), la Francia (37), la Gran Bretagna (18,8) e gli Stati Uniti (17,7), e la Germania (17,5). In totale, l’esposizione delle banche internazionali verso la Turchia è pari a 264,8 miliardi di dollari, e quindi oggi erano in molti a invocare l’aiuto di Allah.
In Turchia UniCredit è presente con Yapi Kredi, quarta banca privata con 788 sportelli e 53 miliardi di asset. L’istituto italiano detiene il 40,9% della banca, la stessa quota in possesso della famiglia turca Koc.

Fragilità della Turchia
nel troppo Erdogan

Cosa sta accadendo contro il potere di Erdogan, dopo il fallito colpo di Stato di due anni fa? Debito estero complessivo al 53% del Pil turco, il ferreo controllo del presidente Erdogan sulla banca centrale e sui tassi di interesse, e tensioni diplomatiche con gli Stati Uniti, formalmente alla detenzione di un pastore evangelico americano (ma sopratutto problemi Nato e Russia) , con i i due governi a litigare con sanzioni contrapposte contro alcuni ministri. Vicenda che si arricchisce di un nuovo capitolo, visto che Trump decide di raddoppiare i dazi su acciaio e alluminio turchi rispettivamente al 50 e al 20%: «Le nostre relazioni non sono buone in questo momento!», twitta The Donald facendo avvitare la spirale discendente della lira turca e la Borsa di Istanbul. E il maligno trionfo: «la lira turca, scivola rapidamente contro il nostro dollaro molto forte! ».

Patriottismo economico
yeni lira facile per tutti

A Trump, grossolano come sempre, Erdogan replica invocando la mobilitazione patriottica contro il presunto complotto delle lobby occidentali.  «Chiunque abbia dollari o oro sotto il materasso, li cambi in lire. Questa è una battaglia nazionale. È questa la risposta del nostro popolo a chi ha dichiarato una guerra economica contro di noi». Qualcosa di simile all’oro alla Patria di memoria italiana. Erdogan, rilievo facile, ha evitato di parlare di misure di politica monetaria, scegliendo tematiche più etiche.
Erdogan nemico dichiarato dell’aumento dei tassi di interesse. Per lui le banche devono essere una fonte di credito a basso costo a famiglie e imprese per favorire la crescita economica (sempre Sole24ore). Un modello che ha portato il Pil turco a vantare tassi di crescita «alla cinese», intervallati però da periodiche e pesanti recessioni finanziarie.

Il doppio Erdogan
tra Asia ed Europa

Il doppio Erdogan. Doppi poteri, presidente e capo del governo. Vuole gli F-35 americani ma ha ordinato anche i missili S-400 di Putin e commissionato alla Russia la più grande centrale atomica sulle sponde del Mediterraneo, oltre a puntare al Turkish Stream, il gasdotto che i russi volevano realizzare con Eni e Saipem, fatto saltare da Bruxelles e da Washington dopo la crisi Ucraina e l’annessione della Crimea. Con l’Europa Erdogan ha la forza di tre milioni di profughi siriani a cui fa da guardiano. Con gli Stati Uniti, salvo l’alleanza Nato, la Turchia ha meno argomenti da contrapporre. Ed ecco che con Trump, anche un membro storico della Nato dagli anni Cinquanta, paga anche sui mercati la sua ribellione agli Usa. In realtà tra Washington e Ankara, dal fallito colpo di stato contro Erdogan, è in corso una sorta di guerra degli ostaggi. Gli Usa ospitano l’imam Fethullah Gülen, l’arcinemico. Estradizione sempre negata e sospetti di qualche ‘aiutino’ agli incapaci golpisti.

TV2000

 

 

 

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