mercoledì 24 ottobre 2018

Gaza-Israele: razzi, bombardamenti, trattative segrete e guerra esibita

Gaza ieri, dalla Striscia 180 razzi. Israele risponde con i raid, muoiono una donna incinta e figlia di un anno e mezzo. La nuova escalation mentre Egitto e Onu mediano per una tregua

Se non è guerra, cosa?

Gaza-Israele, trattative segrete e guerra esibita
Una mamma palestinese di 23 anni incinta e la sua bambina di un anno e mezzo uccise a Gaza nei bombardamenti dell’esercito israeliano, in risposta ai 180 lanci di razzi dalla Striscia. Le sirene di allarme antimissili sono suonate 125 volte nel sud di Israele. Undici i feriti. Le ultime violenze seguono l’uccisione a Gaza di due esponenti di Hamas in un attacco delle forze armate israeliane contro una postazione del movimento islamista, nella zona settentrionale dell’enclave palestinese. L’escalation in un momento in cui appariva possibile una tregua tra Hamas e Israele, con la mediazione dell’Egitto e il sostegno delle Nazioni Unite.

La distruzione del Messhal 

Dalla parte palestinese. La giovane donna e sua figlia di 18 mesi uccise da un missile israeliano, orrori di guerra. Ma il segnale politico più forte e più preoccupante, la distruzione a colpi di bomba, del “Messhal Building” e del suo centro culturale, trasformato in un cumulo di macerie. Per Michele Giorgio, agenzia Nena News, un segnale delle intenzioni del governo ‎Netanyahu e dei comandi militari israeliani di andare all’escalation, annunciata da oltre 150 raid ‎aerei tra mercoledì notte e ieri. Se non addirittura a quell’offensiva più vasta di quella ‎devastante del 2014 di cui si parla ormai da settimane. Nonostante gli appelli alla calma lanciati ‎dall’Onu e le preoccupazioni espresse da più parti, ieri in campo non c’era certo la diplomazia.

Tra tregua e guerra aperta

Secondo alcuni analisti il governo israeliano sarebbe poco incline ad avviare una ‎nuova campagna militare per rispondere ai lanci di aquiloni e palloni incendiari da Gaza. I razzi di ‎Hamas, se si arriva alla guerra, sarebbero molti più pericolosi dei palloni. Ma sui vertici della ‎politica pesanole forti pressioni di una parte degli israeliani ‎che vivono intorno a Gaza. «Occorre ‎riportare la calma nella zona e solo un’operazione militare riuscirà ad ottenere questo ‎risultato», dice il sindaco di Sderot, Alon Davidi. Per la guerra anche l’ex generale Uzi Dayan. ‎«Spero in ‎un’operazione a Gaza, perché la nostra deterrenza è stata ‎erosa. Il cessate il fuoco non basta, Hamas continuerà a operare sotto la soglia di una nostra ‎risposta. Ed è ora di mettere fine a tutto ciò» riporta il Manifesto.

Catastrofe dietro l’angolo

‎Un bagno di sangue dietro l’angolo, con motivi lontani, ben oltre le notizie di ‎bombardamenti e lanci di razzi e scambi di accuse. «Due milioni di palestinesi vivono ‎senza libertà sotto un rigido blocco israeliano cominciato dopo la cattura del soldato Ghilad ‎Shalit nel 2006 e che si è intensificato l’anno dopo quando Hamas ha preso il potere a Gaza. ‎Dodici lunghi anni in cui questo fazzoletto di meno di 400 kmq di territorio palestinese ha ‎subito tre grandi offensive militari israeliane e ha visto il progressivo peggioramento delle ‎condizioni di vita della popolazione e dei servizi essenziali, come la sanità», ripere Michele Giorgio. Due ‎giorni fa l’Onu, ha rivolto un ‎appello a Israele affinché faccia entrare il carburante, fondamentale per il funzionamento dei ‎generatori degli ospedali e di altri servizi essenziali per la popolazione. ‎

 

TRA GAZA E ISRAELE

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