mercoledì 24 ottobre 2018

Kim in paciosa versione estiva, segnale o solo gran caldo?

Se il caldo fa cambiare aspetto anche a Kim. Via la tetra divisa maoista. Bianco estivo e simil Panama in testa.
-Altro indizio di cosiddetta ‘normalizzazione’? si chiede Michele Marsonet.
-Perché l’armamento nucleare coreano resta la sola vera assicurazione sulla vita per l’erede dei Kim. La polizza che mancava a Saddam e a Gheddafi.
-A non farci dimenticare che i problemi veri non sono affatto stati risolti.

L’erede della dinastia semidivina
dei Kim che scende sulla terra ?

Kim in paciosa versione estiva. Il gran caldo che non colpisce solo noi, ma pure l’Estremo Oriente inclusa la penisola coreana. Nulla di nuovo, con i vari Paesi che adottano misure d’emergenza volte a limitare i danni dovuti all’acqua che scarseggia e all’uso eccessivo dei condizionatori (quando ci sono).
In tale contesto sono state diffuse notizie e immagini relative alla Corea del Nord, dove le autorità invitano i cittadini a essere patriottici e a risparmiare l’acqua. Nel frattempo sono comparse alcune fotografie eccezionali di Kim Jong-un.
Eccezionali perché il giovane leader ha dismesso per una volta la divisa maoista – e un po’ tetra – di colore scuro e a collo alto presentandosi, sorridente, con una maglietta che più estiva non si può e un cappello tipo panama in testa.

Nulla di strano, vien fatto di dire, poiché tutti, in qualsiasi emisfero, tendono a spogliarsi il più possibile per lenire l’effetto di questa canicola soffocante. Nel caso in questione resa ancora più atroce dal clima molto umido.
Sembrerebbe, questa, un’altra tappa del percorso che Kim ha scelto per apparire, appunto, più normale e più simile alla gente comune. Allontanandosi così dall’aura semidivina che finora aveva accomunato lui, il padre Kim Jong-il e il nonno Kim Il-sung, tutti sempre ripresi con la divisa ufficiale scura per rimarcare la loro autorità.

Siamo dunque in presenza di un altro indizio che porta a considerare “normalizzata” la situazione coreana, con il regime di Pyongyang avviato in permanenza sulla strada del dialogo e attento a cogliere gli inviti alla moderazione e alla saggezza provenienti da Pechino?
L’ottimismo è sempre positivo, ma in questo caso è pure ragionevole nutrire qualche dubbio. Da poco si è appurato che, contrariamente alle (ingenue) aspettative americane, Pyongyang non ha intenzione di smantellare il proprio apparato nucleare, né di cessare la produzione di missili intercontinentali.

E’ difficile capire se Washington si attendesse davvero un simile passo, anche grazie al recente vertice Trump-Kim a Singapore e dei frequenti viaggi di funzionari di alto livello (incluso il Segretario di Stato Mike Pompeo) in entrambe le direzioni. E’ probabile che l’amministrazione Usa comprenda che un risultato così eclatante non si può ottenere per molti buoni motivi.
In primo luogo i cinesi hanno interesse in una Corea del Nord più dialogante, ma non al punto di rinunciare del tutto al suo deterrente atomico. Questo anche per tenere gli americani sulla corda e per non concedere al tycoon newyorkese una vittoria totale.

D’altro canto, se rinunciasse alla sua assicurazione sulla vita, come potrebbe il giovane Kim continuare a insistere sull’unicità del suo Paese, che tanto ha fruttato sul piano delle trattative internazionali? Come potrebbe un popolo abituato a venerarlo come una sorta di divinità accettarlo quale capo di Stato normale, per di più non eletto?
Dunque la sua comparsa in pubblico in panama e maglietta è, tutto sommato, un fatto marginale. Senza dubbio l’apertura di canali di comunicazione diretta ha migliorato la situazione, facendo tirare a tutti un sospiro di sollievo. Ma non deve farci dimenticare che i problemi veri non sono affatto stati risolti.

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