lunedì 20 agosto 2018

Sanzioni Usa all’Iran, prova di forza e di prepotenza

Dalla mezzanotte americana tornano le limitazioni alle transazioni economiche e all’importazione di alcuni beni, che erano state abolite dopo l’accordo sul nucleare del 2015 con l’Iran.
-Trump vuole stroncare l’economia di Teheran: per cibo e medicine l’opzione sarà il mercato nero.
-Contemporaneamente rilancia sulla trattativa. Da Teheran, riassunto storico delle interferenze Usa da Mossadeq. Anche l’Ue contro il tycoon

‘Diplomazia’ modello Corea

Sanzioni Usa all’Iran, prova di forza e di prepotenza. Oltranzismo da mercanti modello Corea/Kim (con molti dubbi sul risultato finale): il massimo della minaccia, in alternativa al massimo dello sconto se mi dai ragione pubblicamente. Mercante Trump (il suo vero mestiere), fa scattare una prima ondata di sanzioni contro l’Iran, ripristinando alcune misure che erano state eliminate con l’accordo sul nucleare firmato da Barack Obama nel 2015. Ma la vera minaccia, per il 5 novembre, con la stangata sui settori strategici per l’economia iraniana, da quello petrolifero a quello bancario.
Mercante in fiera, il presidente americano, fa il duro contro il parere di mezzo mondo, e assieme fa un’apertura al dialogo, dicendosi ancora una volta pronto ad incontrare il leader iraniano in qualunque momento. “I negoziati non vanno d’accordo con le sanzioni”, la risposta quasi troppo educata di Hassan Rohani, che parla di “guerra psicologica”, e cui risponde con un ripasso storico sui decenni di interferenze Usa in Iran, a partire da colpo di Stato contro il premier Mossadeq nel 1953.

Alleato arrangiati. L’Ue ha più volte ribadito che l’accordo nucleare con Teheran è ritenuto fondamentale per la sicurezza dell’Europa. Gli ispettori internazionali incaricati di verificare i termini dell’accordo hanno stabilito che l’Iran sta rispettando i propri obblighi. Prepotenza Usa che approfondisce la frattura creatasi tra Washington e Bruxelles sul fronte della politica estera. Con scenari imprevedibili da qui a poco, non solo contro gli Ayatollah. Trump ha più volte minacciato di colpire con sanzioni anche i Paesi che continuano a fare affari con Teheran, alleati o non alleati che siano.
Destinatario che risponde attraverso l’alto rappresentante per la politica estera della Ue e i ministri degli esteri di Germania, Francia e Regno Unito, gli altri Paesi firmatari dell’accordo sul nucleare del 2015 insieme a Usa, Russia e Cina. Bruxelles annuncia misure per proteggere gli interessi delle aziende europee. Sanzioni all’Iran, partita doppia come per i dazi, dare/avere a colpi di transazioni bancarie. Il più, monito politico, «Preservare l’accordo sul nucleare con l’Iran è una questione di rispetto degli accordi internazionali e di sicurezza».

Solo contro tutti, salvo un po’ di amici pericolosi. L’obiettivo delle sanzioni, ha spiegato il segretario di Stato Mike Pompeo, è costringere Teheran a cambiare atteggiamento e mettere fine al sostegno accordato ai regimi dittatoriali in Medio Oriente. Il problema è che l’unico plauso all’interno della comunità internazionale arriva dal mondo arabo sunnita (sauditi e dintorni) che hanno qualche problema di credibilità democratica, assieme al plauso dal leader israeliano Netanyahu.
Per Washington (e Tel Aviv), l’Iran continua a “sfruttare il sistema finanziario globale per finanziare il terrorismo” e per questo vengono ripristinate le sanzioni. Che per ora riguardano l’acquisto di dollari da parte del governo iraniano e il commercio di oro, metalli preziosi, grafite, alluminio, acciaio, carbone, software industriali, tappeti e pistacchi. Ad essere colpite sono anche le transazioni legate al rial, la valuta iraniana, e le attività sui titoli di stato iraniani, mentre saranno reinseriti nella ‘lista nera’ -embargo Usa- centinaia di persone, entità, compagnie di navigazione ed aeree che erano colpite da sanzioni prima dell’accordo del 2015.

Un duro colpo per le aziende italiane

Quelle di oggi contro l’Iran sono “sanzioni secondarie”, rivolte contro chi ha relazioni economiche e commerciali con l’Iran. O cessate i vostri commerci o incorrerete in penalità americane. Da padroni del mondo. L’Italia, il paese europeo più colpito dalle sanzioni Usa. Nel 2017 siamo diventati primo partner commerciale dell’Iran tra i paesi dell’Unione europea, superando Francia e Germania. Sempre nel 2017, l’interscambio tra Italia e Iran è cresciuto del 97% rispetto al 2016 arrivando a 5 miliardi di euro, mentre Francia e Germania seguivano rispettivamente a 3,8 e 3,3 miliardi. Probabile che tra breve diverse imprese italiane dovranno rinunciare a molti commerci ripresi di recente.
E l’Europa? si chiede Roberto Bongiorni sul sole24ore. La proposta allo studio, un pacchetto per salvaguardare le imprese europee dall’impatto extraterritoriale delle sanzioni americane. Il problema è di quanti affari hai con gli Stati Uniti rispetto a quelli con l’Iran. Esempio, i colossi francesi Total e il gruppo di Peugeot, Citröen e Opel, pronti a ritirarsi dai progetti in Iran in mancanza di garanzie europee.

EURONEWS

 

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