lunedì 22 ottobre 2018

Caporalato: come e perché si muore per meno di 2 euro l’ora

Iniziare alle tre di notte, lavorare dalle 8 alle 12 ore al giorno, ricevere “stipendi” anche inferiori ai due euro l’ora.
-Il mondo del caporalato, il sistema illegale di reclutamento di manodopera per il lavoro agricolo.
-Lo stesso fenomeno che ha innescato i due incidenti nel Foggiano di sabato e lunedì, provocando 16 vittime.

La nuova schiavitù

Caporalato: come e perché si muore per meno di 2 euro l’ora.
La considerazione morale e politica, molto arrabbiata, da Massimo Nava, firma del Corriere della Sera (e di Remocontro)
«Se fossero morti in mare non sarebbe nemmeno una notizia. #Salvini si occuperà dei loro datori di lavoro, bianchi e italiani? La nuova schiavitù non indigna nessuno?».
Le considerazioni ‘tecniche’ attorno ai drammatici fatti, da Alberto Magnani, sul Sole 24 ore.
«Iniziare alle tre di notte, lavorare dalle 8 alle 12 ore al giorno, ricevere “stipendi” anche inferiori ai due euro l’ora. Sono condizioni ordinarie nel mondo del caporalato, il sistema illegale di reclutamento di manodopera per il lavoro agricolo. Lo stesso fenomeno che ha innescato i due incidenti nel Foggiano di sabato e lunedì, provocando 16 vittime con la stessa dinamica: uno scontro del furgone dove erano ammassati i lavoratori, di ritorno da una giornata di raccolta sui campi di pomodori pugliesi».

Caporalato cosa e perché

«Business degli irregolari», denunciano i sindacati. 5 miliardi di euro l’anno, quasi un quinto del valore aggiunto generato nella filiera agricola. In teoria sarebbe contrastato da una legge ad hoc, approvata nel 2016 con l’intenzione di inasprire la legislazione e le sanzioni in materia. Nei fatti, stando ai numeri raccolti della autorità, il fenomeno gode di ottima salute e assorbe una quota imponente di lavoratori, sia italiani che stranieri. Tra i problemi, forse anche un ministero degli interni troppo indirizzato sulla immigrazione in corso, e non sulla tutela della legalità per chi già c’è.
Cosa vuol dire e come funziona il “caporalato”, si chiede Magnani.
«Il termine caporalato allude ai cosidetti caporali, le figure che si occupano di procurare manodopera a basso costo per lavori di fatica. Il loro ruolo è quello di reclutare persone e trasportarle sul luogo di lavoro, come cantieri e campi agricoli, incassando un ricompenso concordato in precedenza». Affare da 5 miliardi, con 1,8 miliardi di evasione contributiva.

Negrieri e bastardi

In totale, i lavoratori agricoli vittime di un ingaggio illecito sono tra 400mila e le 430mila, 39% di irregolarità sul totale. Nei casi di sfruttamento estremo, i lavoratori che operano in assenza di qualsiasi tutela, sono pagati dai 20 ai 30 euro per giornate lavorative di 8-12 ore (ma si può arrivare anche sotto a 1 euro l’ora) o prestano servizio a cottimo con una tariffa di 3-4 euro per cassoni da 375 chilogrammi. Per fare una proporzione, l’ultimo contratto nazionale collettivo di categoria di operai agricoli fissa un minimo salariale mensile di 874,6 euro per gli operai agricoli non specializzati.
La Cgil stima un salario del 50% inferiore a quello previsto dalla contrattazione nazionale, con tanto di discriminazione per le donne, pagate il 20% in meno rispetto ai colleghi. I migranti sono circa il 28% del milione di lavoratori agricoli: 151.706 comunitari e 135.234 extracomunitari. I numeri lievitano quando si entra nel mondo del nero, terreno d’elezione per le attività di caporalato.

I lavoratori invisibili

Se si sommano regolari e irregolari, i lavoratori stranieri diventano 405mila, di cui 67mila coinvolti in «un rapporto di lavoro informale» -eufemismo da brivido- e 157mila pagati con «una retribuzione non sindacale». Oltre 220mila lavoratori invisibili, assoldati e pagati secondo accordi che escono dalla contrattazione nazionale o da una qualsiasi copertura sindacale. E da qualsiasi umanità.
Aboubakar Soumahoro, sindacalista Usb, l’Unione sindacale di base -sappiamo sempre da Alberto Magnani, Sole 24 ore- vorrebbe evitare di trasformare lo sfruttamento nei campi in una questione etnica. Certo, tutti quei migranti morti nei due terribili incidenti di questi giorni, erano neri. «Quelli che ci sono appena stati a Foggia sono morti sul lavoro, e basta», tra i tanti, tra i troppi, denuncia Soumahoro. «Continuare a chiamarli “extracomunitari” è solo deumanizzante e serve a distrarre dai veri problemi di fondo». I problemi in questione, secondo Soumahoro, sono la scarsissima sindacalizzazione del settore e lo «sfruttamento arcaico» messo in atto dai caporali e le oltre 30mila aziende che se ne avvalgono. Presidente Conte, ministro Salvini, Confindustria, magistratura: su quelle ‘oltre 30mila aziende che se ne avvalgono’, nulla da dire e da fare?

La legge e l’inganno

Legge 199 del 2016, la cosiddetta legge sul caporalato. Previste sanzioni sia per i reclutatori che per i datori di lavoro, con pene di reclusione da uno a sei anni e multa da 500 a 1000 euro per ogni lavoratore reclutato, e aggravanti varie. Legge severissima, bella e inapplicata, come spesso accade nel Bel Paese. Il risultato? Su 7.265 aziende agricole controllate nel 2017, l’Ispettorato nazionale del lavoro ha rilevato 5.222 braccianti irregolari. Tasso di irregolarità al 50%, un’azienda su due.
La legge avrebbe anche dovuto stimolare «iniziative per il trasporto dei lavoratori fino al luogo di lavoro»: sistemi di trasporto sicuro per i braccianti, ad evitare infortuni (sic) nel tragitto di andata e ritorno dai campi. Ma nulla è accaduto. Ad esempio, sempre il Sole24Ore (giornale di Confindustria e non bolscevico), i controlli sui furgoncini guidati dai caporali nella provincia di Foggia si concentra nella fascia 7-13: «un orario, di fatto, inutile a prevenire un via vai che scatta diverse ore prima e si conclude comunque più tardi».
E forse, non c’è soltanto ignavia e stupida incapacità in tutto questo. È il nostro sospetto.

A Massimo Nava il commento

Se fossero morti in mare, forse non avremmo nemmeno saputo la notizia. Ma é improbabile che questo serva ad aprire gli occhi, a squarciare questa deprimente cappa di indifferenza, razzismo latente, paura irrazionale dell’altro e dello straniero. Chissà se Il nostro onnipresente (sui giornali) ministro degli interni avrà voglia di reagire sul serio e non ancora una volta sparando nel mucchio battute da bar. Che é poi la cosa che gli riesce meglio, in costume da bagno, mostrando i muscoli che non ha.
Chissà se prenderà iniziative contro la nuova schiavitù, contro il caporalato, contro l’ignobile sfruttamento di migliaia di lavoratori immigrati, irregolari, clandestini, costretti a vivere in condizioni miserabili, pagati meno di dieci, quindici euro al giorno quando va bene. Lo sa, naturalmente, Salvini che i datori di lavoro, i datori di alloggi/topaie, i datori di trasporti precari sono bianchi e italiani? Lo sa, naturalmente, che costoro evadono contributi e tasse? Lo sa, naturalmente, che se volesse espellere i lavoratori dell’agricoltura al sud (ma anche in altre regioni d’Italia) l’intero settore si fermerebbe?
A ben vedere, non ci sono molte differenze fra caporali e scafisti, a parte il colore della pelle. Si sfrutta la miseria, la sottomissione, il disperato bisogno di lavorare per partire o di partire per lavorare. L’incidente stradale può essere archiviato come disgrazia, i responsabili forse non dovranno pagare nemmeno l’assicurazione. Ma non si può ancora una volta archiviare un fenomeno di cui si parla da decenni. Un tempo lontano le braccia erano bianche. Oggi sono nere. La differenza é tutta qui, e pochi hanno voglia di ricordare quando ad imbarcarsi erano gli italiani del Sud, che nemmeno nei campi trovavano lavoro.

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