• 29 Febbraio 2020

Lula candidato presidente in carcere, Brasile lacerato

L’ex presidente Lula
candidato in carcere

Lula candidato presidente in carcere, Brasile lacerato. In Brasile il Partito dei Lavoratori ha scelto come proprio candidato alle elezioni presidenziali del prossimo ottobre l’ex presidente Luiz Inácio Lula Da Silva, nonostante sia in carcere con una condanna a dodici anni per corruzione. Lula ha sempre detto di essere innocente sostenendo di essere stato incastrato per evitare un suo ritorno al potere. A gennaio ha perso il primo appello contro la sentenza per corruzione e sta ancora aspettando di sapere ufficialmente da un tribunale se potrà candidarsi alle elezioni o no.
Anche se è in prigione, Lula è il candidato favorito secondo i sondaggi. Il Partito dei Lavoratori non ha ancora scelto il proprio candidato vicepresidente, e dovrebbe farlo lunedì: sarà una scelta importante, dato che nel caso a Lula venisse impedito di partecipare alle elezioni, il candidato a vice diverrebbe automaticamente candidato a presidente.

Mani pulite alla brasiliana
con polemiche all’italiana

La figura leggendaria di Lula, ex operaio metallurgico diventato presidente alla guida del suo Partito dei lavoratori. Le moltissime famiglie povere che ha contribuito a tirare fuori dalla miseria assoluta. L’odio profondo che continua a suscitare nel mondo dei ricchi. La corruzione che lo attraversa con la complicità della politica. Conquistare voti costa caro, e quando la vita politica non è finanziata dal denaro pubblico viene mantenuta con manovre che la legge considera corruzione.
Il partito di Lula non è sfuggito a questa regola -rileva Bernard Guetta, France Inter- e lo stesso Lula a margine di queste pratiche, si è ritrovato proprietario di un appartamento con vista sul mare. «L’accusa sembrava fragile, ma è bastata a condannarlo a 12 anni di prigione e ha spinto la corte suprema a impedirgli di restare in libertà fino alla fine del processo». Per questo quasi certamente Lula sarà escluso dalle presidenziali del prossimo autunno in cui i sondaggi gli concedono 20 punti di vantaggio. È per questo che la società brasiliana si sta spaccando in uno scenario politico devastato.

La sinistra sudamericana
a favore dell’ex presidente

Non solo questione brasiliana, l’accesso a meno alla politica per Lula Da Silva. All’inizio di marzo una grande manifestazione di solidarietà a Lula da parte di alcuni esponenti della sinistra latino americana. Dilma Rousseff, presidente del Brasile deposta nel 2016, l’ex presidente ecuadoriano Rafael Correa, e l’ex presidente dell’Uruguay José Mujica. L’anziano leader uruguayano è famoso per aver vissuto durante il suo mandato nella sua casa ai margini di Montevideo, muovendosi sul suo vecchio maggiolino Volkswagen rifiutando l’auto presidenziale.
Il manifesto di Lula allora: mai prima dei 14 anni d’inizio del XXI secolo è esistita tanta politica sociale in America Latina. Altra novità del XXI secolo «i colpi di stato di nuovo tipo che si sviluppano attraverso un’azione giudiziale, criminalizzano le persone, trasformano le verità in bugie con l’appoggio dei mass media e distruggono il Potere Legislativo deponendo, senza ragione, presidenti legittimamente eletti».
Lula è stato condannato per corruzione e riciclaggio di denaro nell’operazione ‘Lava Jato’, la mani pulite brasiliana che ha svelato l’enorme trama di tangenti dell’azienda petrolifera di stato Petrobras e della multinazionale Odebrecht, in cui è coinvolta l’intera classe politica del paese e numerosi governi di altri paesi latinoamericani.

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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