domenica 24 marzo 2019

Guerra dei dazi Usa Cina, prepotenze da paura

Prepotenze da paura e fragilità nascoste. Chi sta ottenendo vantaggi dalla guerra commerciale in corso tra Cina e Usa?
-Donald Trump annuncia nuovi dazi che andranno a colpire i prodotti cinesi, e Pechino rende pan per focaccia facendo altrettanto. Michele Marsonet

Trump, Xi e la guerra dei dazi

Guerra dei dazi Usa Cina, chi sta ottenendo vantaggi? Pare nessuno, almeno sino a questo punto della vicenda, ma la risposta al quesito di cui sopra è tutt’altro che semplice. Finora le due parti continuano a scambiarsi bordate. Donald Trump annuncia nuovi dazi che andranno a colpire i prodotti cinesi, e Pechino rende pan per focaccia facendo altrettanto.
Sarebbe ovviamente ragionevole attendersi un accordo in tempi non troppo lunghi, ma non vi sono segnali di cedimento da una parte o dall’altra. E non si tratta soltanto di una questione di orgoglio nazionale. Nel suo programma elettorale il tycoon newyorkese aveva promesso una riduzione del deficit commerciale con la Cina, uno dei punti cardine del suddetto programma.

Debito pubblico al 300%

I cinesi, d’altro canto, non possono permettersi una contrazione delle loro esportazioni, poiché proprio grazie ad esse sono finora riusciti a mantenere un tasso di crescita che non trova uguali nel mondo. Sanno, in altri termini, che una contrazione di quel tipo avrebbe ripercussioni interne di vasta portata, e Xi Jinping tutto può permettersi tranne questo.
E’ allora opportuna qualche riflessione approfondita. Quando si parla del grande successo economico della Repubblica Popolare si tende altresì a scordare un fatto fondamentale. Il colosso asiatico è afflitto da un debito pubblico che equivale, yuan più yuan meno, al 300% del suo Pil. Roba che, al confronto, il debito italiano che tanto preoccupa la UE impallidisce rapidamente.

Fragilità parallele Usa Cina

Ciò significa che l’economia cinese è, in realtà, meno solida di quanto appaia. Certo il governo centrale controlla tutto in modo rigido, tanto i movimenti di capitali quanto le borse, il che consente ai governanti di Pechino di intervenire – per esempio – nel caso di crisi borsistiche serie come quelle verificatesi negli anni passati. Però a tutto c’è un limite.
Se le esportazioni diminuiscono in modo significativo, non è detto che il governo possa rimediare stimolando ulteriormente la domanda interna. Il Paese, infatti, non ha ancora raggiunto la maturità economica di alcune nazioni occidentali, e permangono squilibri enormi tra città e campagne, mentre non è per nulla garantita la libertà sindacale.

La nuova ‘lunga marcia’ per Xi

Va inoltre aggiunto che negli ultimi tempi sono emersi segnali di contestazione nei confronti dello stesso Xi Jinping. Forse è stata troppo rapida la sua ascesa o forse troppo repentino l’inserimento del suo “pensiero” nella costituzione. Xi, per quanto abile, ha l’aria del funzionario, e non può vantare una biografia eccezionale come quelle di Mao o Deng Xiaoping che giustificavano (dal punto di vista cinese) l’instaurazione di un culto della personalità.
I segnali anzidetti non sono per ora così forti da far prevedere sconquassi nel panorama politico locale. Però esistono ed è saggio prenderli sul serio. Ecco perché Xi e il gruppo che lo affianca non possono permettersi di perdere la guerra commerciale con gli Stati Uniti: è probabile che ne vada della loro sopravvivenza.

Capitalismo protezionista
comunismo liberista

A questo punto occorre chiedersi se convenga a Trump premere l’acceleratore sui dazi, rischiando di innescare in Cina una crisi di vasta portata che avrebbe conseguenze pesanti sul mondo intero, anche tenendo conto della larga fetta di debito pubblico americano che gli stessi cinesi detengono. Ma, quando si parla di Trump, non si può mai dare nulla per scontato. Può darsi che il tycoon decida di proseguire nella strategia del confronto a muso duro senza curarsi troppo delle conseguenze.
E un’ultima considerazione appare necessaria. Si pensi a come è cambiato il mondo negli ultimi decenni. Il capo della maggiore potenza capitalista ricorre al protezionismo, mentre gli eredi del comunismo adottano posizioni liberiste. C’è di che far sobbalzare Karl Marx nella sua tomba londinese di Highgate.

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