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mercoledì 18 Settembre 2019

‘Gruppo Wagner’, mercenari, Mosca e 3 giornalisti russi uccisi in Africa

Tre giornalisti russi uccisi in Africa, la pista dei mercenari di Mosca.
-Convince poco la tesi del Cremlino sulla «rapina».
-Migliaia le morti per omicidio grazie alle armi vendute dalle grandi potenze negli ultimi anni nella Repubblica Centroafricana
-I foreign fighters di Mosca in Africa (e Siria)

La notizia
Giornalista investigativo russo ucciso con due suoi collaboratori in Repubblica Centrafricana. Tre cittadini russi nel Paese africano, dove si trovavano per girare un documentario sulla compagnia militare privata russa Wagner.

La difesa
Sputnik (versione italiana), Evgenya Novozhenina scrive: “I tre giornalisti russi che sono stati uccisi nella Repubblica Centrafricana, sono stati attaccati da dieci uomini “in turbante che parlavano arabo”. Lo comunica Radio Ndeke Luka citando il deputato locale Marselina Yoyo.

Legittimo sospetto
Una delle tre vittime è il famoso giornalista Orkhan Dzhemal, ucciso insieme al regista Aleksandr Rastorguyev e al cameraman Kirill Radchenko. Lavoravano al documentario sulla compagnia militare privata russa Wagner, la cui presenza è stata riportata anche in Siria, a fianco dell’esercito regolare russo. Progetto congiunto con il Centro per le gestione delle inchieste, finanziato dall’ex oligarca ed oppositore di Putin, Mikhail Khodorkovsky.

Fatalità o trama?

‘Gruppo Wagner’ e scenario rapina. Trenta luglio, imbrunire, i tre stanno attraversando dei villaggi a 20 chilometri da Sibut quando scatta l’imboscata. I 3 vengono massacrati sulla loro jeep da un commando di 10 persone. Rubate telecamere e soldi.
Scenario trama. I tre giornalisti erano nella Repubblica Centroafricana da qualche tempo per un reportage sul «Gruppo Wagner», una struttura di foreign fighter russa agli onori delle cronache in febbraio quando venne a galla che in Siria combatteva a fianco dell’esercito di Assad, e già nota per aver partecipato al conflitto nel Donbass.

«Gruppo Wagner»

L’inchiesta televisiva a cui i tre giornalisti stavano lavorando, finanziata dal magnate russo Michail Khodorkovsky da sempre nemico giurato di Putin, voleva dimostrare l’esistenza di centri di raccolta di mercenari tra la popolazione locale, organizzati dal «Gruppo Wagner», da inviare poi in vari teatri di guerra ed evidenziare come tale organizzazione avesse legami diretti con il Cremlino.
«Cosa avessero scoperto i giornalisti russi forse non lo sapremo mai, ma la stampa più vicina al governo come Vzgljad ha subito sposato con un po’ troppa convinzione la tesi della rapina», scrive Yurii Colombo su il Manifesto.
Dubbi sull’accaduto da Mosca, parte anti Putin (l’oligarca Khodorkovsky). «Nella zona sono presenti sicuramente gruppi armati che possono aver perpetrato il delitto per assicurarsi della valuta straniera, ma è un’ipotesi che non convince», dichiarano da Mosca. «Di norma i gruppi armati prendono persone, in particolare i bianchi, come ostaggi, al fine di ottenere un riscatto. Uccidendo i tre giornalisti per pochi spiccioli avrebbero fatto il ben strano errore di far fuori le galline dalle uova d’oro».
Novaya Gazeta, giornale notoriamente antiputiniano con cui spesso i due giornalisti collaboravano, propone un’altra ipotesi. I giornalisti sarebbero stati in movimento verso nord, fuori dall’itinerario definito, per seguire lo spostamento di carovane di migranti centroafricani «gestiti» dalla organizzazione «dei wagneriani».

Russia nella Repubblica Centroafricana

Rimaniamo ai fatti certi. Nell’ottobre del 2017 il presidente del paese centrafricano Faustin-Archange Touadéra e il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov si incontrarono a Soci per stringere una serie di accordi. «Sfruttamento delle risorse minerarie, la fornitura di materiale militare russo, di macchinari agricoli e di energia». Nel maggio di quest’anno dettaglia Yurii Colombo- la Russia ha rifornito Bangui di fucili d’assalto, mitragliatrici e lanciarazzi Rpg e a Barengo, non lontano dalla capitale, è stata installata una base militare russa. In cambio di questi «aiuti» la Russia avrebbe ottenuto risorse del paese come le miniere di diamanti, il suo legname più pregiato e l’uranio.
Per Tatiana Denisova, studiosa dell’Africa tropicale all’Accademia delle Scienze di Mosca, tra la vicenda dei foreign fighers «wagneriani» e la penetrazione imperiale russa nello Stato Centrafricano esiste un chiaro collegamento. I «wagneriani», per l’accademica, sarebbero impegnati nel paese a garantire gli interessi russi, cosa che non può essere affidata per ragioni diplomatiche all’esercito. «La causa principale dei conflitti in Africa oggi, e in particolare nella Repubblica Centrafricana, è la lotta per le risorse, con i ‘wagneriani’ a protezione di depositi di oro, di uranio e diamanti. C’è una guerra di tutti contro tutti: le tribù sono in guerra tra loro. Ci sono poi milizie locali e gruppi di insorti. E tutti hanno bisogno di soldi» afferma la studiosa e riporta il Manifesto.

 

AVEVAMO DETTO

Quanto c’è da sapere sui mercenari russi in Siria

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