domenica 26 maggio 2019

Russiagate, primo processo verso il bersaglio Trump

Russiagate, oggi parte il processo a Manafort, l’ex-capo della organizzazione elettorale di Trump che rischia di finire in carcere per decenni in caso di condanna, a meno di un interessato (e probabile) “perdono” presidenziale.
-Le intemperante Tv dell’ex sindaco di NewYork, Rudy Giuliani, ora difensore di Trump. Che imperversa in tv ma si contraddice spesso.

Russiagate, parte
l’attacco processuale

Russiagate, primo processo verso il bersaglio Trump. Anche l’azione giudiziaria ha tattica e strategia. Russiagate, bersaglio massimo, un presidente in carica che rischia l’impeachment, ma in attesa delle prove, colpisci le complicità attorno. Nella foto di copertina Paul Manafort arriva in tribunale col la moglie Kathleen, e non è esattamente ‘retrovia’ della squadra elettorale trumpiana. Paul Manafort è l’ex-capo della organizzazione elettorale di Trump, stramiliardario come il suo primo committente, ma ora rischia di finire in carcere per decenni in caso di condanna, salvo “perdono” presidenziale decisamente sospetto.

Controffensiva Trump

Controffensiva di Trump nello stile. Raffica di tweet contro una presunta “caccia alle streghe” con attacchi a Mueller, l’inquisitore, anche a livello personale. Stile Trump, insomma, col presidente che sguinzaglia i suoi alleati più fedeli: Rudolph Giuliani, l’ex-sindaco di New York ai tempi dell’11 settembre ora scelto da Trump come consigliere legale, i giornalisti della Foxnews e molti parlamentari repubblicani. In teoria l’inchiesta dovrebbe concludersi a settembre. Ma prima il procuratore speciale vuole interrogare Trump in persona. Passaggio delicato perché il presidente potrebbe cadere in contraddizione o essere messo alle strette.

Fuochi d’artificio

Contro tutto e contro tutti, anche con affermazioni ‘creative’. Prima Rudy Giuliani giurava sulla sincerità di Michael Cohen, l’ex-avvocato di Donald Trump, adesso lo tratta da “bugiardo” e ipotizza che possa avere manomesso le registrazioni sul caso del presidente e della coniglietta di Playboy. Giuliani accusa il procuratore speciale del Russiagate, Robert Mueller, di bluffare. Poi, a mettere le mani avanti, le possibili collusioni tra l’organizzazione elettorale di Trump e il Cremlino, ‘non sarebbero reato’. Partecipazioni tv a raffica smentendosi più volte. Ma questa sera italiana, la partita, dai media passa in un’aula di tribunale.

Rischio ‘pentito’

Più segnali stampa suggeriscono che l’ex-avvocato di Trump, Cohen, voglia collaborare in cambio di clemenza. E’ stato Cohen, ad esempio, a tirar fuori la registrazione della telefonata in cui Trump parla di soldi per pagare il silenzio di una coniglietta di Playboy. L’ex-avvocato sarebbe pronto a testimoniare che, nonostante le smentite ufficiali, il presidente sapeva della riunione con esponenti russi. Giugno 2016 alla Trump tower, le ‘teste’ del suo staff elettorale, il figlio Donald Junior, il genero Jared Kushner e lo stesso Manafort, incontrano esponenti russi che promettevano documenti compromettenti su Hillary Clinton. Se si arriva a quello, la via dell’impeachment sarebbe obbligata.

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