domenica 18 Agosto 2019

Storia di un vecchio libraio che detesta i supermercati

Come sostenere una residenza artistica e narrativa senza chiedere soldi pubblici o senza sponsor privati. In questo pezzo vi racconto di un frammento di sostenibilità. Come diventare direttamente un vecchio libraio di paese, allestendo una libreria che lavora sulla scelta e quindi sulla sottrazione. Fuori dal supermercato della mediocrità.

Oltre a scrivere (per amore), a cercare di porre le basi per progetti culturali, editoriali di base nei territori, svolgendo il mio lavoro in residenza artistica, narrativa e umana a San Quirico, vendo libri e riviste.
Vendo libri e lo faccio con passione, dopo averli annusati, sfogliati, dopo aver scelto con cura e attenzione le giuste case editrici da proporre sugli scaffali. Dire che li vendo è riduttivo; non amo il concetto del supermercato, non mi piace la vendita di gioielli di carta sul web: diciamo che metto in contatto autori bellissimi e lettori curiosi. Oggetti che valgono e persone che non scelgono spinte dai “consigli per gli acquisti” pubblicitari. E lo faccio con gioia, nel mio piccolo, con una soddisfazione grande.
Quando posso racconto. Propongo, cerco di far vedere titoli che generalmente nell’offertificio anonimo delle librerie vengono sommersi dalla prepotenza delle grandi case editrici, dalla notorietà degli autori, spesso prodigi mediatico-televisivi, il più delle volte pochissimo interessanti.

Sono un vecchio libraio saltato fuori dall’evoluzione dell’essere umano che ama la sovversione. La libreria nella quale mi muovo lavora per sottrazione: potrei fare un lunghissimo elenco di quello che qui non troverete mai. Anzi, non serve: basta entrare da Feltrinelli, fare un giro veloce di 20 secondi, prendere carta e penna e scrivere i primi autori che vi sono saltati agli occhi.
Per trovare Kaouther Adimi invece vi ci vorrà molto molto più tempo e uno spirito critico elevatissimo. A dire il vero anche da noi, in questi giorni, visto che il suo splendido libro sulla libreria di Rue Charras ad Algeri è andato a ruba. E loaspettiamo con amore…

Vendo anche riviste. Alcune introvabili, altre bellissime e da collezionare, tipo Rvm, Elephant, Foam, Moon… Oggetti pregevoli, che dimostrano una cosa: la carta, quella bella, ha futuro. Quello che non ha futuro è l’ammasso della carta dozzinale, la bruttezza (etica ed estetica) di certe proposte, la mediocrità al potere.

Non è facile. Libri di piccoli editori (meravigliosi) e riviste che dialogano col mondo e con l’arte senza sottostare a giochini di potere editoriale. No, non è facile. Ma è esaltante quando passa un visitatore e sfoglia dieci magazine e poi pagando quello che compra ti dice che uno di questi è opera sua: quanto ho amato la giovane designer giapponese in questione. Oppure quando una leggenda della fotografia mondiale, da new York entra nel cuore del piccolo locale e si appassiona alla scelta, fa i complimenti per il rigore e lo stile di Magnifica terra Vol. I. Dice: teniamoci in contatto.

C’è un futuro, o almeno così si spera. E non è all’ombra del poracciame di ogni regime che in questo paese ha fatto strage di tutto, avvelenando i pozzi e praticando un pessimismo esorbitante ad uso dei nostri figli. Che si ribelleranno, sì che lo faranno. Non può che essere così. Per uscire da questa palude di bruttezza, piccoli interessi privati e incapacità travestita da arroganza, occorre la loro energia e una rivoluzione dei piccoli gesti sovversivi. E serve che qualcuno si metta dalla loro parte, dalla parte della responsabilità verso il futuro…

Sempre della serie: fare del pensiero un’azione. Ma vera, non virtuale.

Della paura e del coraggio di dire: preferisco di no

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