martedì 26 marzo 2019

Siria caos e diplomazia girotondo tra Gerusalemme e Teheran

La situazione si complica. Fallito il vertice russo-israeliano organizzato per cercare di allentare la tensione con l’Iran.
-La guerra “dimenticata” potrebbe riaccendersi in qualsiasi momento.
-A Gerusalemme non ne vogliono sapere di milizie sciite a ridosso del Golan e minacciano di reagire.

Rischio guerra aperta
Gerusalemme Teheran

Siria caos e diplomazia girotondo
La diplomazia israeliana e quella russa continuano a lavorare dietro le quinte per evitare che gli attriti tra Gerusalemme e Teheran sfocino in guerra aperta. Lunedì scorso Putin ha spedito da Netanyahu una delegazione di alto livello, per cercare di trovare un punto d’accordo. Assieme al Ministro degli Esteri Lavrov c’era il Capo di stato maggiore Valeri Geraimov, ma il meeting con i vertici dello Stato ebraico (era presente anche il Ministro della Difesa Avigdor Lieberman e il Capo di stato maggiore Gady Eisenkot), non ha sortito alcun effetto. I russi volevano offrire garanzie su un’ampia demilitarizzazione a ridosso del Golan. Putin parlava di una fascia di sicurezza larga 100 km, completamente liberata da truppe iraniane e milizie sciite. Ma gli israeliani hanno risposto picche e hanno ribadito che tutti gli sciiti combattenti in Siria devono alzare i tacchi e andarsene.

Lieberman ha mostrato ai russi i report riservati elaborati dal Mossad e dallo Shin-Bet, i servizi segreti di Gerusalemme. Bene, da questi documenti appare chiaro che non solo gli sciiti continuano ad affollare le aree a ridosso del Golan, ma un flusso continuo di armi e rifornimenti parte da Teheran e, anche attraverso l’Irak, arriva nella Siria occidentale. Lo spionaggio di Netanyahu ha persino mostrato alla controparte russa immagini scottanti, che testimoniano come gli ayatollah continuino a pompare truppe nel teatro di guerra siriano. Colonne di mezzi militari iraniani sono stati segnalati in viaggio attraverso Abu Kamal. E tanto per far vedere di cosa si sta parlando, e per dimostrare la validità delle loro fonti di informazione, il Ministro della Difesa Lieberman ha snocciolato i nomi delle unità sciite dislocate in zona.

Si comincia dalla Brigata internazionale 313, e dai “Quneitra Hawks” commandos di Hezbollah e dai miliziani inseriti nella Quinta brigata siriana. Si prosegue poi col reggimento corazzato “Al Ghith”, facente parte della Qarta divisione governativa di Damasco, posizionato a ridosso del Golan settentrionale, vicino alla città di Majdal Shams. Il problema di fondo per Gerusalemme è una situazione strategico-militare non proprio ideale, dato che lo Stato ebraico si sente sotto attacco da nord e da sud, in direzione Gaza, dove i cecchini hanno cominciato a fare vittime tra i soldati israeliani che pattugliano il confine. Hamas dalla Striscia ha preso a sparare razzi contro un bersaglio privilegiato, il centro di Hof Ashkelon. Mentre a nord sono piovuti due “Grad” nel Mare di Galilea, in arrivo da un’area a 8 km dal confine.

L’incidente fa il paio con quello verificatosi cinque giorni fa, quando il sistema antimissile David Slim non è riuscito a intercettare due missili SS-21 siriani diretti verso il Golan. Certo, la situazione militare sul campo e alquanto confusa e gli incidenti si ripetono quotidianamente. L’antiaerea israeliana, ad esempio, ha comunicato trionfalmente di aver abbattuto un Sukhoi- 24 siriano che aveva sconfinato. A entrare in azione sono state le batterie di missili Patriot fornite dagli americani. Per la verità, per quanto riguarda i due “Grads”, pare che siano stati lanciati dalle milizie di Khalid Ibn Walid, una branca dell’Isis che sta rialzando la testa con azioni a macchia di leopardo. E infatti dell’altro giorno il sanguinoso attentato rivendicato dalle residue forze del Califfato, che hanno fatto oltre 250 morti a Sweida.

Il contrattacco israeliano contro Khalid Ibn Walid ha suscitato molte polemiche a Gerusalemme. Diversi analisti hanno infatti sottolineato che colpendo le ultime milizie operative dell’Isis è stato fatto un gran favore ai reparti sciiti che operano in quell’area. A cominciare dalle Guardie rivoluzionarie iraniane.

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