Privacy Policy Remigio Benni da Il Cairo sulle 75 condanne a morte di islamisti -
sabato 7 Dicembre 2019

Remigio Benni da Il Cairo sulle 75 condanne a morte di islamisti

Da oggi Remigio Benni, firma storica dell’agenzia Ansa dal mondo arabo e molto altro, è tra gli autori di Remocontro. Ne siamo onorati. Purtroppo la notizia di oggi riguarda la condanna a morte di 75 rivoltosi, islamisti e Fratelli musulmani, protagonisti della sanguinosa rivolta dell’agosto 2013 a Il Cairo. Cosa c’è dietro e cosa si prepara.

La rivolta di piazza del 2013
Morsi e i Fratelli Musulmani

il Cairo, 75 condanne a morte di islamisti. La condanna a morte di 75 Fratelli Musulmani decisa oggi dalla corte d’assise del Cairo si lega ad una delle pagine più nere della storia recente d’ Egitto: nell’agosto 2013 un sit in al Cairo, che i promotori, i Fratelli Musulmani, definivano pacifico – anche se in realtà poi si raccontò della scoperta di arsenali di armi nella zona – si trasformò in un inferno di fuoco con sparatorie di oltre otto ore che portarono alla morte di almeno 600 (ma c’è chi parla anche di mille) persone, compresi una cinquantina di poliziotti.
Le condanne di sabato costituiscono la prima decisione dei giudici impegnati in un processo contro un totale di 739 imputati, il più grande processo della storia d’Egitto.

Morsi e il golpe militare

L’episodio fu originato dal desiderio dei Fratelli di riportare al potere Mohamed Morsi, loro esponente divenuto un anno prima presidente dell’Egitto e deposto il 3 luglio di quell’anno dai militari sull’onda di una protesta popolare che aveva portato in piazza circa 30 milioni di egiziani. Più o meno come era successo nel gennaio 2011 quando manifestazioni appoggiate dai militari – spina dorsale del Paese delle Piramidi dalla rivoluzione nasseriana del 1952 – avevano costretto l’ex generale Hosni Mubarak a lasciare la presidenza.
Ma il 14 agosto 2013 le cose non ebbero lo stesso corso: prima di tutto perché la protesta non era favorita dai militari, ma era contro di loro, accusati di aver ribaltato con un ‘golpe’ il risultato di elezioni presuntamente democratiche svoltesi nel 2012.

Da Morsi verso Al Sisi

E così i militari risposero con il pugno di ferro dopo che per un mese e mezzo avevano tentato di dissuadere i Fratelli dal surriscaldare i toni della loro protesta. Per di più l’esercito, comandato dal generale che poi, con successive elezioni, diventerà il presidente, Abdel Fattah El Sisi, intravide la possibilità, giustificata dal rischio di disordini, di assumere un controllo più solido del paese.
E, nei mesi successivi, progressivamente, non solo la gestione della politica, ma anche dell’economia e dell’informazione, approvando norme in tema di sicurezza e di ordine pubblico che oggi all’estero vengono spesso classificate come liberticide e al limite delle violazioni dei diritti umani.

Poi in Egitto fu Regeni

E non sono ancora chiari i collegamenti tra questo clima e l’uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni, trovato morto con segni evidenti di tortura sul corpo il 3 febbraio 2016 alla periferia del Cairo, dopo una scomparsa dalla circolazione durata una settimana. In coincidenza con la condanna oggi dei 75 fratelli musulmani – ma è solo una coincidenza temporale – a Gemona (Udine) il Laboratorio internazionale della comunicazione ha consegnato un premio ai genitori di Regeni, dedicato alla ‘’Causa per la Verità per Giulio Regeni’’.

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