giovedì 20 giugno 2019

Polonia: Dio, famiglia e sovranità nella nuova costituzione

Per il centesimo anniversario della indipendenza polacca, il presidente Duda vorrebbe organizzare un referendum in 10 quesiti per cambiare la Costituzione.
-Nel pieno di una crisi costituzionale che si aggrava, avvicinando la resa dei conti tra Varsavia e Bruxelles

100 anni della indipendenza
ma ancora senza idee chiare

Polonia, il futuro alle spalle. In occasione del centesimo anniversario dell’indipendenza polacca, il presidente polacco Duda, la versione più ragionevole della destra bigotta che governa il Paese, vorrebbe un referendum di 10 quesiti per cambiare la Costituzione. Questo nel bel mezzo di una crisi costituzionale che si aggrava, il principio sacro dell’autonomia della magistratura dall’esecutivo, ad esempio, che per Bruxelles, Varsavia sta violando.

Duda, il moderato tra i lupi, spiega Lorenzo Berardi su EastWest, ha già in mente una doppia data per l’eventuale tornata referendaria: il 10 e l’11 novembre, i giorni in cui si celebrerò il 100° anniversario dell’indipendenza polacca. Patriottismo alle stelle e orgoglio nazionale esasperato contro le interferenze che giungono da Bruxelles e dall’Europa laica e miscredente. Passaggio chiave, la riforma della giustizia. Le proteste di piazza e delle opposizioni in parlamento non hanno impedito a PiS di modificare, con prove di forza ripetute, la composizione dei tre organi principali del sistema giudiziario polacco. Ultima forzatura, la estromissione della presidente della Corte suprema di Varsavia, la rigorosa Małgorzata Gersdorf. Innovazione assoluta, la diminuzione della età pensionabile per costringerla ad uscire !

Un referendum che divide
Per cambiare o per difendere?

Fra i dieci quesiti presentati da Duda, il top del pensiero politico del vero leader della coalizione della destra conservatrice, Jarosław Kaczyński. Alcuni blocchi alla successive eventuali riforme costituzionali, tutti a smantellare quelle dei predecessori, tutti e cercare di rendere inattaccabili le loro. Poi i valori: dalla protezione della famiglia – rigorosamente tradizionale -, all’abbassamento dell’età pensionabile (conti economici o meno), l’appartenenza alla Nato, l’Ue ma nel rispetto della sovranità polacca. Sino al protezionismo dell’agricoltura, forse perché il contadino è più uomo di fede dell’operaio. Quinto quesito, “se enfatizzare nella Costituzione l’importanza delle radici cristiane, della cultura e dell’identità dello Stato polacco”. Reiterazione di cristianità di Stato, visto che già l’attuale statuto del ’97 cita una “cultura radicata nel patrimonio cristiano della nazione”.

Doppi politici interni al governo sulla proposta di referendum. Più sui risultati possibili che sul contenuto dei quesiti. Il rischio di perdere. Nel frattempo la crisi costituzionale polacca continua a preoccupare le istituzioni Ue. Il contenzioso sulla riforma della giustizia con procedura di infrazione. “La Commissione ritiene che queste misure ledano il principio di indipendenza della magistratura, in particolare nell’aspetto dell’inamovibilità dei giudici”, recita il comunicato ufficiale diffuso dall’esecutivo Ue il 2 luglio. Rischio di una futura sospensione del diritto di voto della Polonia all’interno del Consiglio Europeo, scenario mai verificatosi sinora.

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