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martedì 15 Ottobre 2019

Stragi di Oslo, neonazi mai pentito, le 77 vittime e la beffa

Oslo e Utoya, la Norvegia ricorda le stragi di 7 anni fa. Negli attentanti morirono 77 persone, molti i giovani tra i 14 e i 20 anni riuniti per un campus estivo.
-La beffa di una causa allo Stato per l’isolamento carcerario, e il saluto nazista provocatoriamente sbandierato

Quel dannato luglio 2011 in Norvegia

Stragi di Oslo, il neonazi mai pentito. Un’autobomba in pieno centro poi una sparatoria contro un raduno di giovani laburisti. Due attacchi che in quel luglio 2011 trasformarono Oslo in una zona di guerra, provocando una strage. Allora, a eccidio compiuto, fu arrestato a Utoya Anders Behring Breivik. Senza pietà per vita altrui, il massacratore di era arreso per salvare la sua di vita. E per continuare a provocare.
Aveva pianificato tutto con estrema cura, il giovare Anders Behring Breivik, neonazista di pura follia ariana. Aveva acquistato i componenti per costruire l’ordigno da far deflagrare nel cuore del Regieringskvartalet, il ‘quartiere del governo’ a poche centinaia di metri dal Parlamento.

Il bersaglio politico

Attentato di ‘depistaggio’ che doveva servire ad attirare gli uomini dell’antiterrorismo e i soldati dell’esercito nel cuore della capitale norvegese, senza prestare attenzione a quell’uomo vestito da poliziotto che si dirigeva verso Utoya, dove 650 giovani attivisti del Partito laburista erano riuniti per il tradizionale appuntamento estivo per una vacanza di formazione.
La bomba di Oslo e’ esplosa alle 15.26: otto i morti (sette subito, uno dopo alcuni giorni in ospedale), numerosi i feriti. Mentre si rafforzavano le misure di sicurezza in tutti i luoghi del potere e i membri della famiglia reale venivano portati al sicuro, Breivik si stava dirigendo verso Utoya.

La vera strage cercata

Quando Breivik è arrivato a Utoya, poco meno di tre ore dopo l’esplosione a Oslo, ha subito eliminato l’unico agente armato che c’era sull’isolotto. Poi ha sparato per oltre un’ora e mezza contro ragazze e ragazzi indifesi, che tentavano di nascondersi o fuggire buttandosi in mare, o rimanevano pietrificati a implorare pietà di fronte a qualcosa impossibile da comprendere.
Tiro al bersaglio senza esitazioni,  senza ombra di umanità, con finale da gran vigliacco: l’assassino si e’ arreso alla polizia senza opporre resistenza quando ha capito di non avere più vie d’uscita. Dal suo primo sparo era passata un’ora e mezza e i dodici ettari di abeti e betulle erano ormai trasformati in cimitero disseminato di cadaveri insepolti.

 

Bastardo sino in fondo

Il killer di Utoya ha continuato a provocare lo Stato e mostrare disprezzo per le 77 vittime. Breivik, che è stato condannato a 21 anni di carcere (pena decisamente ‘scandinava’), due anni fa, ha fatto causa allo stato norvegese denunciando “condizioni di detenzione inumane” Nell’aprile del 2016, la corte, presieduta dalla giudice Helen Andenaes Sekulic, gli ha dato ragione su questo punto, decidendo che le autorità dovranno al terrorista un indennizzo di 330mila corone norvegesi, cioè circa 35mila euro, per i cinque anni trascorsi in stretto isolamento. Dichiarazione politica finale dell’ignobile personaggio: ‘Lottero’ fino alla morte per il nazismo’ , ha dichiarato Breivik entrando in aula, e dopo aver salutato i suoi avvocati con il saluto nazista.
Memoria utile rispetto a certi pericolosi ritorni politici anche italiani presi troppo alla leggera.

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