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martedì 15 Ottobre 2019

Pakistan, islam con bomba atomica, al voto tra integralismi e militari

Elezioni. Passaggio di consegne tra governi non militari, è la prima volta. Ma domina la religione.
-Dopo la strage in Belucistan, timore di attacchi di Isis e talebani: mobilitati 370mila soldati
-Il Pakistan è il quinto stato più popoloso nel mondo, con più 200 milioni di abitanti.
-Uno dei giganti asiatici che cerca di ricordarlo al resto del mondo, e prima o ufficialmente sola potenza nucleare islamica

Il Pakistan è il quinto stato più popoloso nel mondo, con più 200 milioni di abitanti. Uno dei giganti asiatici che cerca di ricordarlo al resto del mondo, e ufficialmente sola potenza nucleare islamica

Pakistan, islam con bomba atomica, alle urne in un clima di grande tensione e incertezza. il Pakistan va oggi alle urne, dopo una campagna elettorale segnata da censure, minacce e da uno degli attacchi più sanguinosi nella storia del Paese -149 morti- rivendicato dall’Isis. Verifica elettorale molto attesa per verificare gli effetti della esclusione dell’ex premier Nawaz Sharif, travolto dai Panama Papers, e condannato a 10 anni di galera. Il Movimento per la Giustizia pakistano guidato dall’ex campione di cricket che finanzia le scuole coraniche estremiste, Imran Khan, è il principale sfidante dell’attuale partito al potere.

Il campione di cricket che finanzia l’estremismo

Khan, 66 anni, capitano della Nazionale, con cui ha vinto la coppa del mondo nel 1992, è entrato in politica dopo aver lasciato la carriera sportiva. Ricco, con fama da filantropo, Khan finanzia la famigerata ‘madrasa Haqqania’, scuola coranica legata alla corrente Deobandi dell’Islam sunnita, soprannominata “Taliban Khan”. Pochi mesi fa il suo partito ha votato il raddoppio dei fondi alla scuola che ha formato tra gli altri il mullah Omar, capo dei talebani morto nel 2013. Il suo programma, dalla linea politica molto vaga, dà la priorità a lotta alla corruzione, creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani, prevede un piano edilizio per i più poveri e il miglioramento della rete elettrica per porre fine ai frequenti black-out. Khan sembra certo della vittoria, predetta da una veggente-guru con la quale si è sposato in terze nozze.

Sospetti stragisti tra i candidati

Ma Khan non è l’unica figura controversa in lizza. Tra i candidati c’è Muhammad Ahmad Ludhianvi, appena cancellato dalla lista dei terroristi nazionali, a capo di Ahl-i-Sunnat-Wal Jamaat (Aswj), braccio politico di un’altra organizzazione, la Lashkar-i-Janghvi (LiJ), collegata alla Sipah-i-Sahaba, ritenuta responsabile della morte di almeno 2300 sciiti. A questi si aggiungono figlio e parenti di Hafiz Saeed, 68 anni,accusato del massacro di Mumbai del 2008, una strage di 295 persone, e su di lui pende una taglia della Cia. Due delle sue organizzazioni – Lashkar-i-Toiba e Jamaat-u-Dawa – sono nella lista dei gruppi terroristici internazionali.
Nell’elenco dei candidati impresentabili c’è anche il partito Tehrik-i-Labbaik Pakistan guidato da Khadim Hussain Rizvi. Lo scorso novembre Rizvi e i suoi militanti hanno messo sotto assedio Islamabad e l’intero Paese, protestando contro l’inclusione di una clausola definita blasfema nella nuova legge elettorale.

L’ombra della corruzione

La corruzione dilagante in politica, nei ranghi dell’esercito e dei servizi segreti, il famigerato Inter-Services Intelligence, l’Isi, è l’altra ombra sul voto. Questi due istituzioni super potenti, in cambio di denaro, spingono esponenti del partito di Nawaz Sharif a candidarsi come indipendenti o ad entrare nei ranghi della formazione del rivale Khan o dei partiti islamici. A chi denuncia queste manovre, esercito e Isi rispondono che “per riportare la pace i terroristi vanno inseriti nel processo politico”, come con i talebani in Afghanistan. Una strategia che finora ha portato a risultati dubbiosi visto l’impennata di violenza durante la campagna elettorale. Come se non bastasse -ricorda l’agenzia Agi- il mese scorso il Pakistan è stato inserito nella “grey list”, finanza grigia, dall’organismo di lotta al riciclaggio dei capitali illeciti e di prevenzione del finanziamento al terrorismo. Una sanzione voluta dagli Stati-Uniti, appoggiati da Cina e Arabia Saudita. Solo la Turchia ha sostenuto il Pakistan, sottoposto per 15 mesi allo stretto controllo degli organismi internazionali.

Il ‘Paese dei puri’, ma non troppo

Puri come islamici forse, ma per il resto, come abbiamo visto.. Ma la notizia vera, rileva Emmanuele Giordana sul Manifesto, riguarda un passaggio di consegne tra governi che per la prima volta avverrà tra uomini che non portano la divisa. Risultato incerto con l’interrogativo di brogli e intimidazioni, ma fine, almeno formale, della tutela militare.
Secondo un’inchiesta del quotidiano Daily Star di Dacca, Bangladesh (altro Paese che si prepara alle elezioni in un clima molto teso), i partiti ultra-religiosi hanno raggruppato circa 1.500 candidati con slogan come «morte ai blasfemi» e con una retorica che ha finito per farsi strada anche nei comizi degli avversari «laici», termine che in Pakistan non ha in realtà molto senso. Preoccupazioni sulla trasparenza e correttezza di questo voto, da parte dalla Human Rights Commission of Pakistan.

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