Privacy Policy 'Twitter videogioco per rabbiosi' e Trump twitta minacce a Rouhani -
giovedì 12 Dicembre 2019

‘Twitter videogioco per rabbiosi’ e Trump twitta minacce a Rouhani

Usa, la giornalista Premio Pulitzer lascia Twitter: “Ormai è solo il videogioco dei rabbiosi”
-E Trump, con un tweet (uno dei 187 mila), minaccia personalmente il presidente iraniano Rouhani: “Fai attenzione”

1. Maggie Haberman, corrispondente del NewYorkTimes da Washington, con un lungo editoriale annuncia che abbandona il social network: “Cattiveria, sessismo, disonestà partigiana sono arrivate ad un livello insostenibile”.
2. Trump via Twitter minaccia personalmente il presidente iraniano Rouhani che aveva evocato la “madre di tutte le guerre” in caso di ostilità americane: «BE CAUTIOUS!», maiscole ed esclamativo compresi, da sgarro. “Fai attenzione!”

‘Twitter videogioco per rabbiosi’ e Trump
Diciotto mesi e 187 mila tweet dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, la corrispondente della Casa Bianca per il New York Times Maggie Haberman, dice basta. E con un lungo editoriale sul suo giornale annuncia: “Lascio Twitter. Non fa più per me”.
La giornalista che fa parte del team del Nyt premiato col Pulitzer 2018 per le inchieste sul Russiagate, più volte attaccata da The Donald come “reporter di terza categoria” è stanca della violenza a 160 caratteri che ormai imperversa sulla piattaforma digitale.
«Ormai è il videogioco dei rabbiosi. Continuerò ad usarlo per le breaking news, unico uso sensato che se ne può fare. Per il resto, mi tiro fuori».

Tutti esperti allo stesso modo

«Twitter ha smesso di essere il luogo dove scoprire quel che non sappiamo, raccogliere informazioni libere da errori su storie in divenire o impegnarci in discussioni pensando che le critiche ricevute siano in buona fede» scrive. Per nove anni utilizzatrice sfrenata, quasi quanto Trump, sempre pronta a dare notizie, ma anche a ritwittare, rispondere (lei, non Trump), ora non ci crede più.
Non solo perché «nell’era di Trump, i cicli di notizie durano tre ore». Ma anche perché: «La piattaforma è cambiata. Cattiveria, rabbia tossica partigiana, disonestà intellettuale, sessismo sono a livelli mai visti prima. La libertà di espressione ormai è sinonimo di livore».
E il Ceo di Twitter, ammette: «la piattaforma non ha sfumature, e tutti si sentono esperti allo stesso modo». Ma ritiene ancora possibile una soluzione.

Lupus in fabula

E sempre ieri negli Stati Uniti, tweet di Trump al presidente iraniano Rouhani, che aveva evocato la “madre di tutte le guerre” in caso di ostilità americane. Minaccia personale con quei toni che aveva appena denunciato Maggie Haberman.
«Non minacciare mai più gli Stati Uniti – scrive Trump su Twitter – o ne pagherete le conseguenze, come pochi nella storia ne hanno sofferte prima. Non siamo un Paese che tollererà più le vostre stupide parole di violenza e morte. Fate attenzione». A rincorrere l’aggressività del capo il segretario di Stato in California ha accusato i leader iraniani di assomigliare “alla mafia più che a un governo”, er vcisto che si chiama Mike Pompeo, di mafia certo ne sa. Anche se quel «BE CAUTIOUS!», alle minacce mafioso un po’ assomiglia.

Sanzioni senza tweet e senza pietà

Pompeo ha anche affermato che gli Stati Uniti «non hanno paura di sanzionare al più alto livello il regime di Teheran». Quindi, messaggio del segretario di Stato al pianeta (Europa in particolare): «ridurre il più possibile, vicino allo zero, le importazioni di petrolio iraniano da qui al novembre prossimo, quando entreranno in vigore le sanzioni americane, decise dopo il ritiro dall’accordo sul nucleare annunciato a maggio».
«Chiediamo a tutti i Paesi che sono stanchi del comportamento distruttivo della Repubblica islamica di unirsi alla nostra campagna di pressione, e questo riguarda in particolare i nostri alleati in Medio Oriente ed in Europea, dove ci sono persone che sono state terrorizzate per decenni dall’attività violenta del regime», ha concluso Pompeo. E senza Tweet.

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