lunedì 20 agosto 2018

Russia-Usa dell’attore Reagan prima dell’immobiliarista

Ronald Reagan, mediocre attore hollywodiano che diventa 40° presidente degli Stati Uniti, e a gran parte del mondo sembrò allora una catastrofe.
-Fu lui, Reagan, a definire l’allora Unione sovietica, ‘Impero del male’. ‘Revisioni storiche già in corso su quella presidenza Usa.
-Arrivati al 45esimo presidente, con l’URSS diventata soltanto Russia, molti rimpianti.

L’attore e l’immobiliarista

Russia-Usa dell’attore Reagan. Il repubblicano Ronald Reagan, 40° presidente degli Stati Uniti, in gioventù aveva simpatizzato per Franklin D. Roosevelt e per i democratici, ma dagli anni Sessanta (sembra non avendo apprezzato molto il comportamento di J.F. Kennedy durante la crisi di Cuba), aveva cambiato posizione. Dopo due mandati come governatore della California e un tentativo fallito di candidarsi alla presidenza nel 1976, nel 1980 la convenzione repubblicana scelse invece lui. Le malelingue osservarono che proprio in un momento di incertezza non era il caso di rischiare con una personalità di maggior peso politico. Ma Reagan sconfisse il candidato democratico Jimmy Carter che era anche il presidente uscente (trame oscure per quell’October Surprise). Reagan aveva fatto grandi promesse i suoi elettori: sconfiggere l’inflazione, risollevare l’economia e aumentare l’occupazione, ma soprattutto nei dibattiti televisivi aveva mostrato sempre grande presenza di spirito. Divenne così ‘il grande comunicatore’, sebbene a volte usasse un linguaggio e una mimica da predicatore.

L’impero del male

Fu lui infatti a diffondere l’espressione ‘Impero del male’ -Evil Empire- riferendosi all’Unione Sovietica. in un celebre discorso tenuto a Orlando nel 1983. Ma nel volgere di pochi anni nacque invece una sorta di idillio con il diabolico ex-nemico. Reagan insomma, eletto presidente al primo mandato sostenendo che la distensione con l’Unione Sovietica non era solo sbagliata ma anche pericolosa, cambiò opinione durante i successivi quattro anni. Molte cose erano nel frattempo cambiate anche in Unione Sovietica: l’11 marzo 1985 era diventato segretario generale del partito comunista Mikhail Gorbachev e si cominciò a parlare dappertutto di ‘perestroika’ e ’glasnost’, ma anche di accordi per la riduzione bilanciata delle armi nucleari. Prima però -non bisogna dimenticarlo- era stato lanciato il programma strategico ‘scudo spaziale’, ‘guerre stellari’ nell’immaginario collettivo. Eppure, nel 1986 a Reykjavik, fu sottoscritto in buona armonia e in un’atmosfera serena l’accordo per l’eliminazione delle armi nucleari a medio raggio in Europa.

Reagan e un ambizioso miliardario

Collaborazione e difficoltà

Da quel momento si parlò addirittura di ‘collaborazione amichevole’ anche in altri campi, ma in realtà l’Unione Sovietica si stava avviando inesorabilmente verso la dissoluzione mentre continuava la sanguinosa e perdente campagna nell’Afghanistan dal 1979. Nemmeno la vita alla Casa Bianca però poteva definirsi del tutto tranquilla: tra il 1985 e il 1986 negli Stati Uniti era scoppiato infatti lo scandalo Iran-Contras. Funzionari americani, per ottenere la liberazione di ostaggi trattenuti da Hezbollah (movimento legato storicamente all’Iran), avevano venduto armi al paese degli ayatollah (violando l’embargo internazionale) e ne avevano ‘reinvestito’ i ricavi per finanziare il movimento guerrigliero dei ‘contras’ (ex sostenitori del regime del dittatore Anastazio Somoza) contro il nuovo governo democratico. Inoltre, come se non fossero bastati questi turbamenti in America centrale, da sempre il cortile di casa per gli Stati Uniti, nel Mediterraneo le relazioni con la Libia erano sull’orlo di una guerra. In risposta ad un attentato in una discoteca a Berlino nel quale avevano perso la vita dei militari americani, e attribuito ai libici, Reagan aveva ordinato un bombardamento su Tripoli effettuato con ventiquattro aerei il 15 aprile 1986.

Infine Gorby

Nel 1988 avvenne infine il ritiro delle forze sovietiche dall’Afghanistan e fu annunciato da Mosca che anche i paesi dell’Europa orientale avrebbero avuto riforme economiche e maggiori libertà. L’anno prima, in un discorso a Berlino che produsse tanta risonanza quasi come quello di J.F. Kennedy davanti al ‘muro’, Ronald Reagan aveva invitato pubblicamente Gorbachev ad abbatterlo. Nessuno dei due poteva però immaginare non tanto che ‘il muro’ un giorno sarebbe caduto, ma le circostanze curiose in cui avvenne, indipendentemente dalle loro rispettive volontà e con un pizzico di casualità. Una sera di novembre del 1989, quando un oscuro e impacciato funzionario della Repubblica Democratica Tedesca, avrebbe detto distrattamente «Ab sofort» (da subito) …

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