lunedì 22 ottobre 2018

La sporca storia del «bodyguard» violento di Macron

Privilegi e protezione al «bodyguard» di Macron: ciclone in Francia. Fermato dopo il video del pestaggio di maggio a un manifestante. L’Eliseo sapeva: perché non è intervenuto prima?
Strani privilegi e gravi complicità, tre vertici di polizia indagati

Privilegi e protezione
allo strano bodyguard

La sporca storia del «bodyguard» violento di Macron. ‘È la crisi politica più grave che Emmanuel Macron si trova ad affrontare da quando nel maggio 2017 è diventato presidente della Repubblica’, scrive sul Corriere della sera Stefano Montefiori, corrispondente a Parigi. Uno dei suoi più vicini consiglieri all’Eliseo (consigliere come ‘titolo retributivo’), Alexandre Benalla, 26 anni, bodyguard di mastiere e picchiatore per vocazione, è da ieri ‘in custodia cautelare’, in cella. L’accusa, avere picchiato selvaggiamente un manifestante, il 1° maggio, fingendosi un poliziotto.

Una bestia cattiva: guardare le immagini per credere. Ma perché ci sono voluti quasi tre mesi per prendere provvedimenti seri, visto che tutti sapevano?
Questo diventa l’aspetto più grave: il governo e l’Eliseo conoscevano i fatti sin dal 2 maggio, e li hanno taciuti all’autorità giudiziaria e ai francesi, mentre da ore su internet circolava il video del pestaggio. Benalla oggi sarebbe ancora al suo posto, nella cerchia ristretta degli intimi del presidente e della moglie Brigitte, se tre giorni fa Le Monde non lo avesse riconosciuto come l’autore delle violenze.

Chi e perché tante e tali protezioni?

Perché Benalla è stato protetto? Le rivelazioni sui suoi privilegi mettono in seria difficoltà Macron, mentre i deputati chiedono una commissione d’inchiesta e il ministro dell’Interno Gérard Collomb è chiamato a spiegarsi martedì prossimo davanti al Senato.
Il ruolo di Benalla all’Eliseo è davvero poco trasparente.
Incaricato di una missione sulla sicurezza dal capo di gabinetto François-Xavier Lauch, il primo maggio ha agito da poliziotto senza averne alcun titolo. Il portavoce del presidente aveva dichiarato che nei confronti di Benalla era stata presa nei mesi scorsi «la sanzione più grave prevista», ovvero due settimane di sospensione. Ieri per gli stessi fatti Benalla è stato fermato, e non su segnalazione dell’Eliseo ma di Le Monde.

Il dopo peggio del prima

Dopo le violenze del Primo maggio, Alexandre Benalla ha ottenuto dall’Eliseo un appartamento di funzione sull’elegante quai Branly, conservato la macchina con autista, sirena e simboli della polizia (usurpati), il grado di tenente colonnello dei riservisti della gendarmeria (carriera folgorante per un 26enne, annota il Corsera) ed è rimasto a fianco del presidente nelle occasioni più importanti: dall’ingresso di Simone Veil al Pantheon alla parata del 14 luglio al ritorno a Parigi dei Campioni del Mondo di calcio, quando si trovava con Mbappé e Griezmann sul pullman che ha attraversato gli Champs Élysées.

Privilegi del Clan

Benalla accompagna il presidente in bicicletta d’estate al Touquet e d’inverno scia con i Macron a La Mongie, nonostante altri siano ufficialmente assegnati al compito di protezione del presidente. Il sospetto è che si sia formato all’Eliseo un gruppo parallelo di pochissimi uominche hanno la totale fiducia del capo dello Stato, e prevaricare il servizio d’ordine. Tra loro anche un compagno di Benalla che ha partecipato al pestaggio, Vincent Crase. Violenti ideologici e collaudati, sembrerebbe. Infatti Benalla è chiamato «Rambo» per la durezza degli interventi e la tendenza a perdere la pazienza.

Ultime del Corsera

Benalla ha ottenuto da tre agenti di polizia (pare tre vertici e pare tre licenziamento, ora), le registrazioni delle videocamere di sorveglianza, poche ore dopo le rivelazioni di Le Monde, e «per questi fatti intervenuti dopo è stato licenziato», dice il premier Philippe. Tante spiegazione dovute. E l’opposizione boicotterà la discussione sulla riforma costituzionale finché il governo non avrà dato spiegazioni. Wauquiez (destra) e Le Pen (Front National) pretendono che Macron rompa il suo silenzio, mentre Mélenchon (sinistra radicale) parla di «crisi al vertice dello Stato» ed evoca le dimissioni del ministro Collomb.

 

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