lunedì 20 agosto 2018

Gaza, cessate il fuoco sull’orlo del baratro

Hamas annuncia il cessate il fuoco con Israele dopo gli scontri sul confine
Ieri dopo una giornata di scontri che faceva temere l’inizio di una nuova guerra.
Un soldato israeliano ucciso e la reazione con bombardamenti aerei e carri armati: quattro palestinesi uccisi e 120 sono feriti.

Hamas annuncia un cessate il fuoco con Israele

L’Onu poche ore prima:
Un passo indietro prima del baratro.
Non fra una settimana,
non domani,
subito!

Gaza, cessate il fuoco.
Dopo mesi di escalation sul confine orientale di Gaza, ieri la situazione sembrava esplosa in guerra aperta dopo lo scontro a fuoco tra uomini di Hamas e una pattuglia di confine israeliana. Un soldato israeliano ucciso e la reazione israeliana con bombardamenti aerei e carri armati che uccidono quattro palestinesi, e altri 120 sono feriti. Hamas che ha reagito con colpi di mortaio e razzi sul Neghev. E tutto sembrava destinato ad esplodere, proprio a 4 anni dalla tragica campagna israeliana contro Gaza.

In serata il drammatico appello dell’emissario dell’Onu Nickolay Mladenov: «Tutti a Gaza facciano un passo indietro, prima di cadere nel baratro. Non fra una settimana, non domani, subito».
Nella notte l’annuncio quasi incredibile: «Con gli sforzi egiziani e delle Nazioni Unite, è stato raggiunto un accordo per tornare alla precedente situazione di cessate il fuoco tra l’occupazione e le fazioni palestinesi», ha twittato il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum.

Bombe e missili su Gaza, ed era
quasi guerra tra Israele e Hamas

La campagna di attacchi ‎aerei contro Gaza decisa ieri dai comandi militari israeliani sembrava e forse era il preliminare all’offensiva militare di cui si ‎parlava da settimane. Offensiva che il ministro della difesa Lieberman aveva ‎esplicitamente annunciato ieri mattina, precisando che sarebbe stata ben più ampia di quella ‎di quattro anni fa, la feroce ‘Margine Protettivo’, che uccise oltre duemila palestinesi. ‎

Dietro la per ora solo minacciata operazione militare -da verificare la tenuta della tregua- però ci sono solo in parte i tanto citati lanci di ‎‎”palloni incendiari” da Gaza verso il territorio meridionale israeliano dove hanno ‎provocato numerosi roghi nell’ultimo mese, l’analisi di Michele Giorgio, di Nena News, da Gerusalemme. Inconsuete per l’Israele, da ieri ufficialmente ‘stato ebraico’, «l’erosione della deterrenza israeliana, un cambiamento ‎nell’equilibrio e, certamente, la sensazione di sicurezza che non è meno importante ‎della stessa sicurezza‎»‎. E lo dice il ministro della difesa Lieberman. Una scusa per colpire ma, assieme, la scoperta di una breccia nella strabordante disparità di forze in campo.

‏Israele aveva dato al movimento islamista Hamas che controlla Gaza, tempo fino ‎a ieri per mettere fine al lancio dei “palloni incendiari”. Hamas aveva respinto ‎l’ultimatum ricordando l’insostenibile condizione di Gaza strangolata nei rifornimenti, e a sua volta aveva ‎intimato a Israele di riaprire i valichi e di riprendere le forniture di carburante ‎bloccate nei giorni scorsi per ordine del ministro Lieberman.
Per attenuare la tensione, meno lanci di palloni incendiari, mentre uscivano le prime ‘voci’ su una mediazione portata avanti dagli egiziani per ‎evitare l’offensiva militare e allentare la morsa israeliana su Gaza.

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