lunedì 22 ottobre 2018

Iran, giallo di un attentato in Francia. Nucleare e guerre segrete

Iran, un attentato fallito, una città francese, l’arresto dei presunti attentatori e il coinvolgimento di un diplomatico iraniano. Nel mirino una conferenza degli oppositori di Teheran. Sullo sfondo la guerra segreta con Israele, il ruolo degli Usa e l’accordo sul nucleare iraniano.

Iran e guerre segrete

Iran, un attentato fallito, una città francese, l’arresto dei presunti attentatori e il coinvolgimento di un diplomatico iraniano. Ingredienti di una classica spy story da film che però sembra corrispondere a fatti realmente avvenuti , anche se in una cornice quanto mai contradditoria.
Sulla stampa italiana se ne è parlato poco, al contrario di quella estera che ha dedicato grandi attenzioni a quello che si è riusciti a sapere  sull’accaduto. Sabato 30 giugno, Francia, località Villepinte, conferenza del Mujahedeen-e-Khalq, più noto con la sigla MEK, storica organizzazione che si oppone anche con la violenza al regime degli Ayatollah iraniani.

Arresti e sospetti

Un’operazione congiunta con i francesi permette alla polizia belga di bloccare una Mercedes con due cittadini d’origine iraniana: Amir Sadouni, 38 anni, e Nasimeh Naami, di 34. Nella loro vettura vengono ritrovati 500 grammi di esplosivo (noto come ‘madre di Satana’), celati in un porta trucco della donna. Ma non finisce qui perché il 1 luglio sono le autorità tedesche a fermare Assadollah Assadi, diplomatico di Teheran distaccato a Vienna dal 2014.
Francesi, belgi e tedeschi sono concordi nel ritenere che l’esplosivo servisse a provocare una strage alla conferenza del MEK, ma qui cominciano le prime stranezze. Gli inquirenti infatti non spiegano quale tipo di rapporto avessero tra loro le persone arrestate. Gli oppositori a Teheran hanno subito rilanciato le accuse contro il regime che però, tramite il suo ministro degli Esteri, Javad Zarif, ha negato qualsiasi coinvolgimento.

Nessuna certezza

La Repubblica islamica anzi ha sostenuto che uno degli arrestati sarebbe un appartenente agli stessi Mujaheddin terroristi. Con tanto di foto che lo ritrae con un alto esponente del movimento. Si tratterebbe insomma di un complotto ordito per far ricadere la colpa su Teheran. I Mujaeheddin dal canto loro  invece parlano di strutture segrete di intelligence infiltrate nel MEK.
Al momento tutto rimane confinato negli uffici degli analisti che non escludono nessuna versione. Dal colpo tentato da settori conservatori  iraniani per mettere in difficoltà la leadership riformatrice alla  tesi del complotto interno. Illazioni dunque e nessuna certezza. Alcuni elementi contingenti però contribuiscono ad alimentare  i sospetti più disparati.

Un viaggio fondamentale

Proprio nel giorno in cui sono stati effettuati gli  arresti, il presidente iraniano Hassan Rouhani è partito per un viaggio in Europa. Tappe del tour Austria e Svizzera. Si è trattata di una visita importante perché mirante a rinsaldare i rapporti con la Ue dopo il ritiro statunitense dal Joint Comprehension Plan of Action (JCPOA), l’accordo nucleare tra l’Iran e il resto del mondo.  Qualcuno magari poteva avere interesse a screditare Rouhani.

La guerra sporca con Israele

In ballo entra poi anche la guerra, per ora a bassa intensità, tra Israele ed Iran. Il Golfo vive infatti un periodo di grande tensione proprio a causa del ritiro americano dall’accordo sul nucleare, una mossa ben accolta dagli israeliani da sempre convinti degli intenti poco pacifici di Teheran. Da Israele trapela che lo Shin Bet, il servizio segreto interno, avrebbe messo in allarme l’ ex premier Ehud Barak, durante i suoi viaggi all’estero, per il timore di eventuali attentati dei quali vengono sospettati proprio gli iraniani.

Europa coinvolta

Contemporaneamente gli Ayatollah hanno minacciato di bloccare lo stretto di Hormuz, una circostanza che sta già provocando la fuga di grandi imprese europee. Un quadro complicatissimo al quale si aggiungono i raid israeliani in Siria. L’Europa dunque potrebbe essere il terreno di un conflitto che la vede interessata suo malgrado.
Il giorno 6 luglio stata la volta dell’Olanda che ha espulso due membri della rappresentanza diplomatica iraniana. Atto seguito da una debole protesta di Teheran. Anche la Germania aveva denunciato quest’anno attività sospette iraniane sul suo territorio mentre sul lato opposto della barricata, sembra che i Mujaheddin abbiano creato un avamposto in Albania con l’approvazione statunitense.

Perchè Rudolph Giuliani era alla conferenza?

Ecco che entra in gioco un altro attore: l’amministrazione di Donald Trump. Alla conferenza di Villepinte partecipavano diversi iraniani in esilio e cittadini americani vicini alla causa del MEK. Ma la star dell’occasione era l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, diventato l’avvocato personale di Trump.
Eppure per molti anni gli Stati Uniti, insieme all’Unione Europea, hanno considerato il MEK un’organizzazione terroristica. Una efficace azione di lobbing ha però fatto togliere i Mujaheddin dalla lista nera del Dipartimento di Stato.  Alcuni politici americani, compreso il consigliere alla sicurezza nazionale, il “falco” John Bolton, stretto collaboratore di Trump, sembrano vedere con favore il MEK, considerandolo un’alternativa credibile all’attuale regime di Teheran.

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