lunedì 20 agosto 2018

Le facce belle dei giovani che non si arrendono

Tra i profeti del tempo mediatico, gli inattivi rivoluzionari veloci di clic e i giovani belli che non si arrendono. Che coltivano cultura nei caruggi, nei luoghi lontani dai riflettori della tv. Fuori dai social. Con spirito rurale.

La rivoluzione restava sempre a sinistra, solo i suoi rappresentanti si spostavano sempre a destra”.
Joseph Roth, Il profeta muto.

Che grande Roth. Chiudo con cura A Rivista Anarchica, non so perché sia saltata fuori questa citazione, questo numero estivo è doppio e affronta il tema dell’agribusiness. Però m’intriga questa frase schizzata fuori da un recondito ripostiglio della memoria. Ci penso su, nell’armonia cosmica un significato questa emersione deve averlo. Per esempio potrebbe raccontare il tempo in cui viviamo più di tante analisi? Sicuramente ci fa soffrire per tutto quello che nei decenni siamo stati capaci di gettare a mare come zavorra.

Mi viene in mente un’altra frase, così improvvisa e miracolosa: tanti rivoluzionari, ma in giro nessuna rivoluzione.

Il clima estivo evoca passioni perdute e sopiti bollori si palesano con nuovi livori. Per esempio: quanti profeti avete osannato, cari miei furbetti del tastierino, pendendo dalle loro labbra televisive? Quanti libri avete comprato di questi profeti del tempo, quante volte avete poggiato sul loro modo di vedere le opinioni della vostra intelligenza, il senso critico, la rivoluzione che inevitabilmente alberga nel vostro cuore? Quante serate a parteggiare per questo o quello nelle incessanti stucchevoli arene televisive? Quante difese del diritto alla libertà di espressione di questo o quel personaggio di successo? Quanto giornalismo di ogni tipo, seduti sul divano di casa, rilanciato link su link sui social… Quanto tempo avete buttato prima di spegnere il pc e la Tv, prima di fermarvi a riflettere sul topolino culturale e sociale che i profeti del giornalismo, dell’interpretazione della realtà sorridente e caustica, del giustizialismo e dei luoghi comuni (ma più intelligenti eh…), dell’atteggiamento da intellettuali del conformismo (qualunque esso sia, qualunque padrone eserciti)?

Perché alla fine di tutte queste analisi, del pianto sulla crisi della politica, della cultura, sulla perdita di ogni valore umano a vantaggio dell’unico valore quasi-divino finanziario, una domanda occorre pur porsela: non sarà forse che tutto questo esaltare profeti dei media, tutto questo sottrarre spazi di attivismo sul territorio a favore di attivismo farlocco via social, non rientri tra le cause della bruttezza che ci contorna? Non è che abbiamo troppi rivoluzionari da spilletta sul bavero e zero azione nella realtà, quindi zero rivoluzione?

Pessimismo? No, nonostante tutto. Penso a giovani meravigliosi che incontro in questo luogo, li vedo battaglieri e precisi, rigorosi, studiosi. Sovversivi, poco attenti all’esibizione social (di sentimenti, di immagine, di discussioni inutili), molto attivi sul territorio. Penso a loro, che si battono ogni giorno, alcuni da anni, perché il mondo sia meno orribile. E lo fanno lontano dai media, lontano dai riflettori delle arene televisive: lo fanno laddove fare politica, cultura, azione sociale, solidarietà non è notizia. Non è ululato, non è perversione e distorsione della realtà, giustizialismo da quattro soldi (sempre il giustizialismo è al servizio di qualunque potere, più o meno accettabile… ) Li incontro e penso che un seme nella terra, anche senza gli spot interessati dei profeti, potrà forse salvarci un domani. Penso che non saranno i soloni o le inutilità mediatiche a darci un futuro, ma i ragazzi che li ignorano, che lavorano perché le comunità siano più civili, perché cresca cultura e sapienza reale e quindi i territori non vengano saccheggiati impunemente dal potere volgare e senza ostacoli della ricchezza senza freni.

Sono belli, questi ragazzi. Lavorano nei caruggi, con i bimbi, nelle campagne, con spirito rurale e conviviale, perché ci sia ancora una possibilità per tutti. Principi e valori umani e non solo. Profeti loro, per scelta muti, di un mondo nuovo dove servono azione e testimonianza, non chiacchiere e distintivo.

Vi lascio quest’altra citazione da Roth, sempre tratta da Il profeta muto:
Loro marciavano con canti e bandiere verso feste, conferenze e adunate. Prendevano possesso dell’eredità di un nuovo mondo come conquistatori, e non avevano conquistato nulla, ed erano solo eredi”.

Contestualizzatela voi questa immagine così precisa, ricordando che l’arte, quando è arte, spiega sempre il tempo.

Le sovversive lettere d’amore o di rabbia scritte a mano

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