lunedì 27 maggio 2019

Usa-Europa, l’amicizia vola col gas e Trump gioca col fuoco

L’incontenibile Donad Trump, a fare da rompitutto in conto terzi. Attacca Teresa May ospite in casa sua. Lui bifolco, ma alla fine, solo nodi che arrivano al pettine, afferma Alberto Negri.
-Il nodo degli opposti interessi tra Stati uniti e i partner della Nato dentro la stessa Alleanza.
-Grazie anche a Londra e Parigi che hanno sostenuto i piani Usa in Medio Oriente.

Winston Churchill dalla tomba

Usa Europa, l’amicizia vola col gas. E anche la buona educazione scappa via. A cena nella ex residenza di Winston Churchill, come lui desiderava, Trump ospite dalla premier britannica dopo averla colpita alle spalle. Prima della mondanità, in un’intervista al Sun, attacca la premier e appoggia il suo rivale interno Johnson. “Lui sarebbe un eccellente primo ministro”, afferma. A May invece il presidente Usa contesta la gestione della Brexit: “Le avevo detto cosa fare ma è andata nella direzione opposta”. E ora il suo piano per l’addio all’Europa rischia di “uccidere un possibile accordo commerciale con gli Stati Uniti”, avverte il presidente americano.
In tempi non tanto lontani, le guerre scoppiavano per molto meno. Adesso per fortuna la guerra mondiale in corso si fa soltanto a pezzi (come dice papa Francesco). A frenare, oltre alla strapotenza americana, il dubbio sull’equilibrio dell’interprete americano che qualcuno insiste ancora a credere sia finito alla Casa bianca solo per caso.

Da cosa tanta arroganza?

Domanda non formulata in questi modo, ma risposta pertinente da parte di Alberto Negri sul Manifesto. Che elenca ‘i nodi che vengono al pettine’.
«I nodi vengono al pettine perché l’Europa (con Russia e Cina) dovrà affrontare tra poco la questione delle sanzioni all’Iran sul petrolio e i commerci con la Repubblica islamica. A Trump stanno a cuore due questioni: portare a casa l’accordo con la Corea di Kim (e qui gli serve un mano da Russia e Cina) e mettere in un angolo l’Iran come chiedono insistentemente Israele -il Paese più influente a Washington- e i sauditi».
Dettaglio di casa: all’Italia lo ‘scherzetto’ americano con l’Iran potrebbe costare 27 miliardi di euro di commesse e un export di 1,7 miliardi l’anno. O qualche accorgimento per aggirare le sanzioni Usa che da novembre congeleranno i pagamenti con Teheran, o ancora una volta «piegheremo come al solito la testa davanti a Usa e Israele?».

Minacce atomiche di convenienza

Sotto la minaccia dell’atomica di Pyongyang si sdogana la Corea del Nord ma si esclude l’Iran che ha firmato un accordo sul nucleare nel 2015. Si irride alla legalità internazionale. Perché? Ancora Negri: l’Iran con il mega giacimento di South Pars a regime potrebbe fornire all’Europa gran parte del suo consumo annuale. La guerra di Siria voluta nel 2011 dalla signora Clinton a era diretta tra l’altro a bloccare i progetti di pipeline iraniane sul Mediterraneo. Ora l’Iran, secondo Paese al mondo dopo la Russia per riserve di gas, è stato regalato alla Cina che tra l’altro ha acquistato le quote dei giacimenti della francese Total nella repubblica islamica. La guerra in Siria  diretta a fermare l’Iran, una guerra per procura contro il nemico di Israele, mentre quella in Libia voluta dalla Francia ha drasticamente ridotto la chance del gasdotto Greenstream con l’Italia: oggi il gas libico viene consumato quasi tutto all’interno.

No di Trump al North Stream 2

Trump vorrebbe che la Germania rinunciasse al raddoppio del Nord Stream 2 anche per non lasciare in mutande l’Ucraina. Washington vorrebbe di fatto imporre sanzioni a Mosca attraverso Berlino. Annotazione utile: i polacchi dal 2022 prenderanno il gas liquido degli americani. «Un affarone visto che viene da 10mila chilometri ma che gli Stati uniti venderanno con lo sconto pur di coccolare Varsavia», ironizza Negri. Gli Usa favoriscono il Southern Gas Corridor in Azerbaijan e Turchia, per portare il gas del Caspio in Europa e in Puglia entro il 2020. Poca cosa in realtà (10 miliardi di metri cubi l’anno). Ma ecco che rispunta la Turchia dell’ormai superpresidente Erdogan. Negli accordi tra Ankara e Mosca c’è la ripresa del gasdotto Turkish Stream, parte dell’intesa per sistemare la Siria nel Nord e mantenere al potere Assad. «Cosa farà adesso Erdogan con gli Usa è un altro interrogativo interessante perché la partita siriana è complessa: Putin non può mollare l’alleato Iran sui due piedi, mentre gli Stati Uniti e Israele ne chiedono il ritiro dalla Siria e lo strangolamento economico».

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