mercoledì 14 novembre 2018

La pace con l’Etiopia porterà libertà in Eritrea?

I leader di Ethiopia ed Eritrea, Abiy Ahmed e Isaias Afwerki, hanno firmato una dichiarazione mette fine allo “stato di guerra” tra i due Paesi.
-Con la storica visita del premier etiope, la lunga guerra strisciante tra Addis Abeba e Asmara volge al termine.
-Gli effetti positivi possono estendersi a tutta l’Africa orientale.
-Ma non è chiaro se la pace spingerà verso il cambiamento il feroce regime eritreo

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50 anni fa la guerra tra Etiopia ed Eritrea
La guerra per la definizione di confini e per la città di Badme contesa, ha portato alla morte di circa 19.000 soldati e a una pesante migrazione delle popolazioni eritree oltre che a un disastroso contraccolpo economico. Il conflitto etiope-eritreo ha avuto fine formale nel 2000, con un negoziato noto come ‘accordo di Algeri’, rimasto però sulla carta. La commissione indipendente delle Nazioni Unite n aveva concluso il suo arbitrato nel 2002, stabilendo che la città di Badammè diveva appartenere all’Eritrea Tuttavia, il governo etiope non ha mai ritirato il suo esercito dalla città.

Guerra Etiopia Eritrea 1998-2000

La pace con l’Etiopia porterà libertà in Eritrea?L’abbraccio con cui domenica scorsa, il 26 giugno 2018. per la storia, il presidente eritreo Isaias Afewerki ha accolto all’aeroporto di Asmara il premier etiope Abyi Ahmed sembra l’epilogo inatteso di due decenni di tensioni e singoli episodi violenti, che più volte hanno infiammato lo stato di “guerra fredda” tra i due Paesi del Corno d’Africa. Una riconciliazione che sembrava impossibile fino all’inizio di giugno, -osserva Mario Cochi su EastWeast- quando il primo ministro etiope, in carica dallo scorso aprile, ha annunciato l’intenzione di rispettare l’accordo di pace di Algeri che mise fine alla guerra del 1998-2000. Oltre ad applicare integralmente la demarcazione del confine tra i due Paesi decisa nel 2002 da una Commissione di frontiera sostenuta dall’Onu, che nel 2002 aveva assegnato ad Asmara diversi territori contesi, tra cui la città commerciale di Badme.

Nuovo governo Etiope e svolta

Botta e risposta a colpi di cortesie. Dall’Eritrea l’invio ad Addis Abeba di una delegazione col ministro degli Esteri. Poi è Abyi Ahmed ad andare ad Asmara. Ripristinata la connessione telefonica interrotta dopo lo scoppio del conflitto nel maggio 1998.Presto voli diretti tra le capitali dei due Stati, ripresa delle relazioni diplomatiche, riapertura delle rispettive ambasciate. Segnali importanti ma non risolutivi rispetto a vent’anni di questioni irrisolte, e le ferite ancora aperte della guerra vera e di quella fredda che è seguita. Frena sui facili trionfalismi Mario Cochi, ricordando che la guerra scoppiata tra il 1998 e il 2000, è stata causata di un netto irrigidimento del governo Asmara, che sta opprimendo l’Eritrea con una pesante dittatura.

Complesse le questioni territoriali

Pace firmata ma soluzione reale non facile. Ad esempio, la popolazione etiope di Badme non vuole finire sotto il controllo eritreo, perché ormai il divario che separa i due Paesi è troppo grande sia in termini di sviluppo che di garanzia dei diritti civili. La svolta impressa dal primo ministro etiopico ha suscitato anche l’opposizione interna del ‘Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope’ (Eprdf), il partito della coalizione di governo che rappresenta i ‘tigrini’, etnia minoritaria che detiene il potere nel Paese. Il 23 giugno, attentati fallito contro il primo ministro etiope Ahmed, con morti e feriti. La guerra strisciante tra i due Paesi ha reso instabile tutta l’Africa orientale, con le violenze in Somalia e nel Sud Sudan in qualche modo legate alle relazioni ostili tra i due Paesi.

Democratizzazione Eritrea

L’apertura dell’Etiopia, varco di speranza nella feroce dittatura Eirtrea? Eritrei scettici riguardo a qualsiasi promessa di pace e prosperità proveniente da Isaias, il despota. «Scetticismo che trae origine dal fatto che il presidente eritreo non ha mantenuto molte delle promesse fatte negli ultimi anni al suo popolo», annota EastWest. Utile ricordare che l’attuale presidente Isaias Afewerki è stato eletto 1993, poco dopo l’ottenimento dell’indipendenza, ed è al potere da allora, in quanto non ci sono state più altre elezioni. L’Eritrea è di fatto un regime dittatoriale, senza libertà politiche e di associazione, senza potere giudiziario e fonti d’informazione indipendenti. Possibile che Isaias stia considerando la pace con l’Etiopia come un’altra opportunità per guadagnare più tempo al potere.

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